Il governo vuole accelerare la realizzazione degli impianti eolici e fotovoltaici, con circa 20 GW che, secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, hanno già il parere favorevole del suo ministero ma restano fermi per pareri contrari di altri ministeri o in attesa del Consiglio dei ministri. L’obiettivo è ridurre i tempi autorizzativi e aumentare la produzione nazionale da fonti rinnovabili. Cosa ha detto il ministro in una intervista a La Stampa
La corsa italiana alle rinnovabili si trova davanti a un paradosso: gli obiettivi per il 2030 sono confermati, la produzione da fonti pulite ha raggiunto il 41% dell’elettricità, ma una parte consistente dei nuovi impianti continua a rimanere bloccata nelle procedure autorizzative. È qui che il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin vuole intervenire, accelerando i progetti senza ricorrere però a un commissario. Sul tavolo ci sono circa 20 Gigawatt di impianti che hanno già ricevuto il parere favorevole del suo ministero ma sono fermi per pareri contrari di altre amministrazioni o in attesa del Consiglio dei ministri. «Nel governo c’è la volontà di andare oltre i no», dice Pichetto Fratin.
LO STATO DELL’ARTE
L’Italia ha raggiunto il 41% di produzione elettrica da fonti rinnovabili. «Siamo in linea con il cronoprogramma del Piano nazionale energia e clima. È chiaro che si può sempre fare di più, perché tutti vorremmo andare più veloci, ma oggi il Paese sta procedendo secondo gli obiettivi fissati per il 2030», afferma Gilberto Pichetto Fratin .
Sul fronte della dipendenza energetica dall’estero, il ministro sottolinea: «Oggi produciamo circa l’85% dell’energia elettrica che consumiamo. Un aumento della produzione nazionale significherebbe inevitabilmente ridurre le importazioni di energia dall’estero. Da questo punto di vista il beneficio sarebbe evidente». Il rapporto tra rinnovabili e bollette, però, resta più articolato: «La formazione del prezzo dell’energia in Italia è ancora fortemente legata alle fonti programmabili e in particolare al gas. Pur rappresentando circa il 40% della produzione elettrica nazionale, il gas incide in misura molto maggiore sulla determinazione del prezzo dell’energia. Per questo non esiste un automatismo diretto tra crescita delle rinnovabili e riduzione immediata delle bollette».
CIRCA 20 GW FERMI
Il nodo principale resta quello autorizzativo e delle aree idonee. «Attualmente abbiamo avuto una serie di scogli perché non si individuano le aree idonee. Siamo in un Paese in cui tutti dichiarano di volere le rinnovabili ma in realtà diventa molto difficile realizzarle». Il ministro indica però un’accelerazione già in corso in alcune Regioni, citando Abruzzo, Lombardia e Emilia Romagna.
Secondo Gilberto Pichetto Fratin, «Con il Testo unico sulle rinnovabili e le norme approvate lo scorso anno si è passati da tempi autorizzativi che spesso superavano i quattro o cinque anni a una media che oggi si aggira intorno all’anno e mezzo. È ancora tanto, certo, ma il miglioramento è rilevante».
Il problema riguarda anche i progetti che hanno già ottenuto il via libera del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. «C’è il parere favorevole del mio ministero su circa 20 Gigawatt, che è una cifra rilevante, ma sono fermi per pareri contrari di altri ministeri o in attesa del gran giurì che deve dirimere le questioni, e sto parlando del Consiglio dei ministri».
NIENTE COMMISSARIO
Sul possibile ricorso a un commissario per accelerare le autorizzazioni, Gilberto Pichetto Fratin è netto. «Non credo che il presidente del Consiglio voglia farsi commissariare su una scelta politica. Cingolani può fare il fisico ma non lo vedo girare l’Italia con la valigia da commissario a rilasciare autorizzazioni nelle nostre venti regioni».
Il riferimento è a Roberto Cingolani, il cui nome viene citato nell’intervista come possibile commissario. Per il ministro, la priorità è invece intervenire sulle procedure esistenti: «Se qualcuno trova una vera semplificazione, ben venga. Devo però dire che molto spesso dietro la parola “semplificazione” si nasconde qualche nuova complicazione. La priorità resta rendere più efficienti le procedure esistenti».
Il tema delle competenze tra amministrazioni resta centrale. «Sì ma non è colpa di Giuli. È una valutazione della Soprintendenza che ritiene di intervenire in questo modo. Il mio ministero dice di sì e quello di Giuli prevalentemente dice di no. Poi è Palazzo Chigi che dovrà decidere chi ha ragione, valutando l’interesse nazionale».
LA SFIDA DELLA TRANSIZIONE
Per Gilberto Pichetto Fratin, la responsabilità dello sviluppo delle rinnovabili riguarda anche i territori. «Il tema è quello della coerenza. Abbiamo un sistema istituzionale complesso e spesso si registrano differenze tra le posizioni espresse a livello nazionale e quelle assunte poi sul territorio. Tuttavia, ogni regione è chiamata a dare il proprio contributo al raggiungimento degli obiettivi del Paese. È questo il senso della normativa sulle aree idonee che abbiamo già fatto: distribuire in modo equilibrato la responsabilità di contribuire alla transizione energetica».
Sul percorso da seguire, il ministro conclude: «Le norme sono importanti, gli strumenti tecnici anche, ma alla fine serve soprattutto volontà. L’Italia ha caratteristiche territoriali complesse: abbiamo vaste aree montane, territori agricoli da tutelare e una forte sensibilità paesaggistica. Tutto questo va rispettato. Ma allo stesso tempo dobbiamo essere capaci di superare i tanti no pregiudiziali che ancora accompagnano ogni progetto. Se vogliamo centrare gli obiettivi energetici e ambientali del Paese, dobbiamo imparare a decidere e a realizzare le opere necessarie».

