Le reti criminali organizzate sono diventate sempre più specializzate: studiano i sistemi di protezione delle flotte, ne individuano i punti deboli e pianificano le proprie azioni di conseguenza
In estate, il tema della sicurezza dei veicoli torna al centro dell’attenzione, con città e strade deserte che agevolano il lavoro dei malintenzionati. Una recente ricerca di Geotab, azienda che offre soluzioni per i veicoli connessi e la gestione degli asset, ha infatti evidenziato che, in Europa, nel corso del 2025 si sono registrati una media di 34 furti di carico per azienda, dato che sale a 36 per l’Italia e che, dal 2022, ha determinato un aumento del 438% delle perdite derivanti dai furti di merci.
I FURTI DI VEICOLI IN ITALIA
Ma gli stessi veicoli finiscono sempre più spesso nel mirino dei ladri: in Italia vengono rubate ogni giorno 285 autovetture e quasi 90 tra moto e motorini, per un totale di oltre 136mila veicoli sottratti ogni anno (analisi di Facile.it basata sui dati del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza).
Un dato che colloca il nostro Paese ai vertici della classifica europea dei furti: secondo le statistiche Eurostat, con 231 furti di veicoli ogni 100mila abitanti, l’Italia occupa il quarto posto tra le nazioni del continente, preceduta soltanto da Lussemburgo, Svizzera e Svezia.
È ormai evidente che le reti criminali organizzate sono diventate sempre più specializzate: studiano i sistemi di protezione delle flotte, ne individuano i punti deboli e pianificano le proprie azioni di conseguenza. Eppure, molte aziende continuano a proteggere i propri asset basandosi su presupposti sviluppati prima che i malintenzionati raffinassero la loro tecniche.
I QUATTRO MITI DA SFATARE SUI FURTI DI AUTO
In questo scenario, Geotab ha individuato quattro miti da sfatare e che ogni fleet manager dovrebbe tenere presente per proteggere efficacemente la propria flotta.
MITO 1: BASTA INSTALLARE UN DISPOSITIVO TELEMATICO PER LOCALIZZARE FACILMENTE IL VEICOLO
Oggi, i criminali pianificano le proprie operazioni tenendo conto della presenza dei tracker. I disturbatori di frequenze (anche noti come jammer) sono economici, facilmente reperibili e utilizzati regolarmente dalle reti di professionisti coinvolti nella maggior parte dei furti di veicoli commerciali di alto valore.
L’intervallo di tempo tra l’uscita di un veicolo dal deposito e la sua intercettazione da parte dei ladri è spesso più breve di quanto molti fleet manager immaginino. Di conseguenza, un singolo dispositivo, per quanto ben installato, può dunque essere facilmente individuato e neutralizzato.
Il rischio è la perdita dell’asset, a cui conseguono inadempienze contrattuali, richieste di risarcimento assicurativo e clienti lasciati senza veicolo. Le probabilità di localizzazione aumentano quando un dispositivo telematico viene considerato come un sistema inattaccabile, anziché come un singolo device hardware chiamato a svolgere un compito che da solo non può garantire.
MITO 2: IL SISTEMA DI TRACCIAMENTO OFFERTO DAL COSTRUTTORE È SUFFICIENTE
Le soluzioni telematiche di fabbrica sono progettate principalmente per monitorare il funzionamento del veicolo, non per la sicurezza delle flotte. I segnali, i canali di comunicazione e i dati che forniscono sono eccellenti, ma solo per gli scopi per cui sono stati concepiti.
Alcuni modelli presentano inoltre un’ulteriore criticità. Su determinati veicoli, il conducente può attivare una modalità “privacy” che interrompe completamente la trasmissione dei dati. Si tratta di una funzionalità legittima per la tutela della riservatezza, ma dal punto di vista della sicurezza delle flotte crea una vulnerabilità che i gruppi criminali organizzati hanno imparato a sfruttare.
Per mitigare queste criticità, è consigliabile optare per un secondo livello di tracciamento indipendente, installato separatamente e basato su differenti percorsi di segnale. La combinazione dei due sistemi crea una ridondanza che una sola fonte di dati, per quanto affidabile, non può offrire. Ed è proprio questa ridondanza che le reti di furto organizzate non sono ancora riuscite a neutralizzare in modo sistematico.
MITO 3: NON SI POSSONO PREVEDERE I FURTI, MA SOLO REAGIRE A POSTERIORI
Molti gestori di flotte considerano la localizzazione dei veicoli come un processo reattivo: il mezzo scompare, viene generato un avviso e inizia la ricerca. A quel punto, però, le possibilità di ritrovarlo stanno già diminuendo.
Regole di geofencing, rilevamento dei movimenti notturni e alert sui confini nazionali ad alto rischio aiutano a individuare comportamenti sospetti prima ancora che il furto venga confermato. Gli algoritmi di intelligenza artificiale di Geotab, ad esempio, segnalano pattern di movimento anomali nelle aree e nelle fasce orarie caratterizzate da un rischio elevato di furto, spesso molto prima che un conducente riferisca la scomparsa di un asset.
La differenza tra localizzare un veicolo e perderlo definitivamente spesso si gioca in pochi minuti. Grazie alla capacità di rilevare un problema prima della conferma del furto si possono recuperare istanti preziosi.
MITO 4: LO STESSO APPROCCIO FUNZIONA IN TUTTI I MERCATI EUROPEI
Una strategia calibrata per l’Italia potrebbe risultare poco adatta a Germania, Irlanda o Spagna. I fattori alla base del furto di veicoli variano infatti notevolmente da Paese a Paese, così come le organizzazioni criminali che ne sono responsabili.
I gruppi organizzati agiscono lungo corridoi ben definiti e tendono a spostare rapidamente i veicoli oltre i confini nazionali, verso giurisdizioni in cui la localizzazione e il recupero risultano legalmente più complessi. Anche i tempi di intervento delle forze dell’ordine e i quadri normativi transfrontalieri differiscono da mercato a mercato.
Una flotta che opera in otto Paesi europei è esposta a una mappa dei rischi molto più articolata rispetto a una che opera in un solo mercato. Un sistema di protezione progettato fin dall’inizio per gestire questa complessità offre, ovviamente, risultati migliori di un approccio pensato per un solo Paese e applicato indistintamente ovunque.
I PASSAGGI DA SEGUIRE PER UNA MAGGIOR SICUREZZA DELLE FLOTTE
“Ad accomunare tutti e quattro questi falsi miti è una convinzione di fondo: considerare la protezione dei veicoli una scelta di prodotto anziché una decisione di sistema”, commenta Stefano Peduzzi, vicepresident Technology Solutions di Geotab. “In Geotab abbiamo sviluppato il nostro approccio al recupero dei veicoli rubati partendo da un presupposto: le reti criminali finiranno inevitabilmente per mettere alla prova ogni livello di protezione e, di conseguenza, la ridondanza non è un’opzione, ma un requisito necessario”.
Quali sono, quindi, gli elementi essenziali di un modello efficace? Tracciamento multilivello basato su percorsi di segnale indipendenti, rilevamento tramite intelligenza artificiale delle anomalie nei movimenti prima della conferma del furto, coordinamento attraverso centri operativi di sicurezza dedicati. In tutta Europa, le flotte che hanno adottato questo tipo di approccio ottengono tassi di localizzazione e recupero significativamente superiori alla media del settore.

