QatarEnergy tiene congelate le consegne di GNL a Edison fino a inizio novembre. Gli stoccaggi rassicurano nel breve periodo, ma con il freddo aumentano i rischi
L’autunno energetico italiano rischia di partire in salita. QatarEnergy ha prorogato fino a inizio novembre 2026 la dichiarazione di forza maggiore sulle consegne di gas naturale liquefatto (GNL) destinate a Edison, secondo quanto riporta Staffetta Quotidiana. Un canale di rifornimento vitale per il Paese, regolato da un contratto lungo 25 anni che garantisce 6,4 miliardi di metri cubi all’anno al rigassificatore di Rovigo, circa il 12% dell’intero fabbisogno di gas italiano e il 9% di quello dell’Unione Europea. Se il collo di bottiglia di Hormuz non si sblocca entro la prima vera ondata di freddo, Italia e Ue rischiano di dover pagare il gas a caro prezzo.
IL COLLO DI BOTTIGLIA DI HORMUZ
Alla base del blocco c’è l’escalation geopolitica nello Stretto di Hormuz. I rischi d’attacco, l’impennata dei costi assicurativi e le deviazioni di rotta intorno al Capo di Buona Speranza rendono la logistica insostenibile e insicura per i giganti della flotta qatariota. Già ad aprile QatarEnergy si è appellato alla causa di forza maggiore per congelare fino a settembre le penali del contratto di fornitura con Edison ed evitare adempienze forzate in un contesto instabile.
IL GNL USA SARA’ ANCORA LA SOLUZIONE?
Il gruppo qatariota ha deciso di tenere chiusi i rubinetti di GNL fino a novembre. In seguito al primo blocco, l’azienda italiana ha detto di aver sostituito gran parte dei carichi di Gnl con gas dagli Stati Uniti. Circa 7 carichi su 10 originariamente previsti dal Qatar sono stati sostituiti con navi metaniere provenienti dagli USA. Un risultato raggiunto grazie alla risoluzione di un lungo contenzioso commerciale con l’operatore americano Venture Global, che ha sbloccato carichi strutturali di GNL “made in Usa”.
Insomma, sui primi carichi persi a inizio crisi, Edison è riuscita a immettere prontamente nel terminale di rigassificazione oltre 1 miliardo di metri cubi di gas sostitutivo, mantenendo la sicurezza delle forniture. Ora, però, l’azienda dovrà correre nuovamente ai ripari per colmare il gap e rendere operativo il rigassificatore offshore Adriatic LNG di Rovigo, momentaneamente congelato.
RISCHI E CONTROMISURE
Nell’immediato, gli stoccaggi pieni e il lavoro di diversificazione condotto negli ultimi anni con gli accordi con Algeria e Azerbaigian garantiscono la sicurezza del sistema di approvvigionamento nazionale. Guardando all’inverno, però, la proroga della chiusura dei rubinetti di GNL qatariota rappresenta un segnale d’allarme da non sottovalutare.
Infatti, tramontata l’ipotesi di incrementare i carichi americani a causa di tempi, costi e vincoli logistici specifici, i compratori dovranno continuare ad attingere al mercato spot, esponendosi a maggiore volatilità dei prezzi nel TTF di Amsterdam. I future sul mercato di riferimento mostrano continui sbalzi, stabilizzandosi recentemente sopra i 66 €/MWh, trainati sia dalle tensioni nello Stretto di Hormuz che da quelle in Ucraina. Una quotazione a cui si aggiungono i maggiori costi logistici legati alla sostituzione del gas qatariota, che fanno lievitare il PSV italiano di 4 euro rispetto al TTF.

