Skip to content
Pnrr

Stop ai soldi del PNRR. Ecco chi può investire 825 miliardi per ridurre le bollette

I rubinetti del PNRR si sono chiusi per sempre, ma le famiglie italiane potrebbero presto ritrovarsi 1.000 euro in più in tasca ogni anno. Lo studio da 825 miliardi presentato da A2A per rivoluzionare bollette, lavoro e trasporti senza toccare le casse dello Stato

L’era del PNRR volge al termine. Dal 2021 ad oggi l’Italia ha potuto contare su 194 miliardi di euro. Tuttavia, a giugno la finanza pubblica straordinaria ha chiuso i rubinetti. Chi sosterrà ora la crescita nazionale? La risposta arriva direttamente dallo studio di A2A e The European House – Ambrosetti) “Investire per competere. Il contributo delle Utility a sviluppo e occupazione del Paese”. Il comparto Energy & Utility ha il potenziale per diventare il vero il vero motore industriale del post-PNRR.

COME LE UTILITY POSSONO SOSTITUIRE IL PNRR

Le utility hanno tutte le carte in regola per sostituire il Pnrr come motore della crescita italiana, ma lo Stato deve fare la sua parte. È il messaggio che emerge dallo studio di A2A e TEHA presentato oggi nel Forum di Cernobbio. Il contributo messo sul piatto dalle utility è degno di nota. Lo studio stima 825 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2050, con un target intermedio di 315 miliardi al 2035. In altre parole, una potenza di fuoco di circa 33 miliardi di euro all’anno, pari al 9% dell’intero ammontare degli investimenti nazionali del decennio 2016-2025. Un tesoretto mobilitato senza gravare di un singolo centesimo sul debito pubblico, come sottolineato dall’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, nel corso della presentazione dello studio.

IL RITORNO SULL’INVESTIMENTO

Secondo l’analisi TEHA-A2A, ogni singolo euro investito in uno di questi settori può generare ricadute economiche complessive dirette, indirette e indotte superiori a 4 volte il valore iniziale (superando i 3.000 miliardi di euro di impatto totale). Un volano finanziario capace di contribuire a circa il 10% dell’incremento annuo del PIL nei prossimi 25 anni e di creare 300.000 nuovi posti di lavoro diretti.
“L’incremento della domanda elettrica è una certezza: dobbiamo investire, non abbiamo alternative. Non esiste una graduatoria delle priorità, possiamo accelerare su tutti i settori allo stesso modo, ma serve un’attenta pianificazione. Speriamo che la fine del PNRR rappresenti proprio un elemento di accelerazione”, ha detto Mazzoncini nel corso della presentazione.

Allo stesso tempo, il presidente di A2A, Roberto Tasca ha inviato un messaggio chiaro alla politica in merito alle ipotesi di nuovi prelievi fiscali sul settore energetico: «Se si decide di alzare la tassazione sugli utili pensiamoci bene, perché questo riduce la capacità delle imprese di investire. Non ci vuole molta raffinatezza economica: basta saper fare di conto».

I 9 SETTORI STRATEGICI

Sono nove i settori strategici che dovrebbero catalizzare gli investimenti, secondo lo studio: generazione elettrica da rinnovabili e nucleare, flessibilità del sistema elettrico, infrastrutture elettriche, sviluppo di data center, infrastrutture del gas, ciclo idrico integrato, trattamento e valorizzazione dei rifiuti, teleriscaldamento e produzione di biometano.

“Perseguire sicurezza e autonomia significa investire sulle fonti nazionali. Il Paese non è naturalmente pronto al nucleare: bisogna educarlo affinché capisca. Il tema culturale dovrebbe essere posto alla base di ogni pianificazione”, ha detto il Presidente di A2A, Roberto Tasca, ribadendo l’importanza di una Cabina di Regia che unisca progettualità nazionale e regionale potrebbe facilitare enormemente il percorso per accelerare sulle rinnovabili.

L’AUTONOMIA SALE

L’impatto geopolitico ed energetico degli investimenti nel comparto Utility è il vero punto di svolta per il sistema-Paese, secondo lo studio. Attualmente l’Italia vanta un’autonomia energetica pari ad appena il 26%. L’iniezione di capitali prevista dal piano consentirà di scalare la classifica della sicurezza energetica, secondo le stime, permettendo di raggiungere il 49% di autonomia entro il 2035, fino a sfondare il muro dell’81% nel 2050.

POST PNRR, LE RICADUE SULLE AZIENDE

I numeri dello studio non rimangono confinati alla macroeconomia, ma impattano direttamente sui bilanci di famiglie e imprese. La maggior parte dei consumi dei cittadini è ancora legata ai combustibili fossili. Il risparmio reale per la famiglia tipo passa inevitabilmente dall’elettrificazione, secondo Mazzoncini.
Per le famiglie la spinta verso la transizione e l’elettrificazione ridurrà la spesa energetica fino al 20% scenario base (circa 700 euro risparmiati all’anno), secondo lo studio. Per chi sceglierà il modello full electric, il calo del costo energetico complessivo toccherà il 29%, garantendo un risparmio medio di 1.000 euro all’anno, secondo lo studio.

I BENEFICI PER LE IMPRESE

Il principale beneficio per le imprese riguarderà il costo dell’energia. La discesa del prezzo spinta dalle fonti rinnovabili genererà risparmi per 80 miliardi di euro entro il 2050. Una liquidità che, se reinvestita nel tessuto produttivo, potrà produrre fino a 260 miliardi di euro di Valore Aggiunto per l’intera economia reale.

EMISSIONI GIU’

A beneficiare degli investimenti nel comparto Utility sarà anche il pianeta, secondo lo studio. Infatti, il taglio delle emissioni di CO₂ si attesterà al 36% entro il 2050, traducendosi in un risparmio di 31 miliardi di euro in termini di costo sociale del carbonio evitato.

Nel campo dell’economia circolare, gli investimenti sul riciclo e il recupero energetico permetteranno di azzerare i 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani che ancora oggi finiscono in discarica, con un risparmio sui costi di smaltimento di oltre 500 milioni all’anno. “Esportare 4 milioni di tonnellate di rifiuti per farli bruciare dai termovalorizzatori esteri non è normale. Ora partirà l’impianto di Roma, ma ne serviranno altri per rendere il Paese davvero competitivo”, ha detto l’ad di A2A.

Sul fronte idrico, infine, la modernizzazione delle reti permetterà all’Italia di evitare fino a 1,5 miliardi di euro di sanzioni europee dovute alle storiche sanzioni sulle infrazioni fognarie e di depurazione. “Non c’è acqua senza energia e non c’è energia senza acqua. Senza risorsa idrica si fermano le centrali e l’idroelettrico. Oggi la maggior parte delle gestioni fa capo ai Comuni, che non possono fare debito e quindi non riescono a investire”, ha sottolineato Mazzoncini.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su