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Germania

Germania: AfD boom in Sassonia-Anhalt, il programma anti-rinnovabili alla prova del governo

Dal polo chimico di Leuna al maxi-cluster di batterie, la regione strategica per l’energia rischia il blocco degli investimenti tra tentazioni filo-russe e veti della Legge Fondamentale.

Il 44 per cento raccolto ieri da Alternative für Deutschland (AfD) alle urne della Sassonia-Anhalt consegna al partito guidato da Alice Weidel e Tino Chrupalla un risultato che nessuna forza di estrema destra aveva mai ottenuto in un Land tedesco dal dopoguerra.

Da oggi si apre la fase delle trattative, affidate al candidato vincente e aspirante ministro presidente Ulrich Siegmund, e con essa lo scenario – finora solo ipotizzato – di un governo regionale apertamente ostile alla transizione energetica proprio nel cuore di uno dei territori più strategici per il sistema elettrico nazionale.

Se Siegmund riuscirà a costruire una maggioranza, sia essa assoluta o appoggiata da transfughi della Cdu o da esponenti del Bündnis Sahra Wagenknecht (Bsw), la Sassonia-Anhalt diventerebbe il primo laboratorio politico in cui un programma di stop alle rinnovabili si misura con la realtà di un territorio che, negli ultimi mesi, si è trasformato in tutt’altro.

UN LAND CHE NON È PIÙ SOLO DI PASSAGGIO

Fino a poco tempo fa la regione veniva descritta soprattutto come un corridoio: di qui transitava l’elettricità eolica prodotta al Nord e diretta verso i poli industriali di Baviera e Baden-Württemberg. Il quadro, però, negli ultimi anni è cambiato rapidamente. Nel primo semestre del 2026 la potenza installata del fotovoltaico, arrivata a 6,2 gigawatt, ha superato per la prima volta quella eolica, ferma a 5,7 gigawatt: un sorpasso reso possibile da oltre 140mila impianti solari e da circa 2.660 turbine, molte delle quali interessate da interventi di repowering, cioè di ripotenziamento degli impianti. Più della metà dell’elettricità generata nel Land proviene ormai da fonti pulite, un comparto che dà lavoro a circa 26mila persone.

A cambiare la fisionomia del territorio, però, è soprattutto la corsa agli accumuli: ad agosto è entrato in funzione a Leuna-Krumpa, nel circondario di Saalekreis, il più grande cluster di batterie oggi attivo in Germania, con 250 megawatt di potenza e circa 500 megawattora di capacità, destinati a salire a 800 entro fine anno. Altri impianti sono in cantiere a Förderstedt, Wittenberg e Klostermansfeld, dove è previsto uno dei sistemi di accumulo più grandi d’Europa.

Da corridoio elettrico, insomma, la Sassonia-Anhalt sta diventando un vero e proprio hub di flessibilità, capace di trattenere sul proprio territorio parte del valore che prima si limitava ad attraversarla.

IL PROGRAMMA DELL’AFD E I LIMITI COSTITUZIONALI

Su questo tessuto in trasformazione rischia ora di innestarsi un programma energetico che va in direzione opposta: stop alla costruzione di nuovi impianti eolici a terra, revisione delle distanze minime dai centri abitati con possibili ripercussioni anche sugli impianti già esistenti, prosecuzione dell’attività di centrali e miniere di lignite nel bacino della Germania centrale, in aperto contrasto con il piano federale che vorrebbe anticipare al 2030 l’addio al carbone.

Non tutto, però, rientra nelle competenze di un governo regionale: le proposte di riaprire al nucleare o di abolire la tassazione sulle emissioni di CO2 toccano materie che la Legge fondamentale (Grundgesetz) riserva al Bund, lo Stato centrale. Iniziative in tal senso finirebbero verosimilmente davanti ai tribunali amministrativi, e nei casi più delicati al tribunale costituzionale federale di Karlsruhe, con il rischio di un contenzioso capace di scoraggiare gli investimenti proprio mentre la Germania attraversa la fase più intensa della riorganizzazione del proprio sistema energetico.

UN BANCO DI PROVA PER TUTTA LA GERMANIA

Restano, sullo sfondo, gli interessi di un’industria energivora che dalla transizione dipende sempre di più. Il cosiddetto triangolo chimico tra Leuna e Bitterfeld, che dà ancora lavoro a circa 10mila persone, guarda all’idrogeno verde e alla conversione dell’elettricità in calore come strumenti di competitività, mentre l’operatore di rete 50Hertz dovrebbe fare i conti con un eventuale rallentamento dei nuovi impianti eolici, ricalibrando i flussi e facendo più ricorso, nei picchi di domanda, a fonti convenzionali.

Qualora davvero AfD dovesse arrivare al governo dopo il trionfo elettorale, la partita della transizione energetica si giocherà su questo terreno. E si misurerà la capacità di governo di un partito che ritiene di risolvere la sfida dell’approvvigionamento trovando chissà come un appeasment con Mosca e ripristinando i flussi di gas a basso costo attraverso i gasdotti Nord Stream. Se la transizione energetica si dovesse inceppare per responsabilità di un esecutivo a guida AfD, a farne le spese sarebbero gli obiettivi energetici e climatici dell’intera Germania.

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