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Ecco perché Arcelor Mittal rischia di rimanere con l’acciaio green in mano

L’acciaio green costerà il 30% in più, ma nessuno sa chi lo comprerà. Ecco perché e cosa rischia ArcelorMittal

Chi comprerà il costoso acciaio green prodotto in Ue? Una domanda centrale per Arcelor Mittal dopo l’importante investimento nello stabilimento di Dunkerque. La risposta è: non si sa.

QUANTO COSTERA’ L’ACCIAIO GREEN

Arcelor Mittal non sa quanto velocemente crescerà la domanda di acciaio verde o se gli acquirenti “saranno in grado di pagare di più”. A dirlo è Bruno Ribo, amministratore delegato della divisione francese del gruppo, secondo quanto riporta il Financial Times. Un’incognita che pesa sul destino dell’impianto di Dunkerque, protagonista di un investimento da 1,3 miliardi di euro per costruire un altoforno elettrico a basse emissioni di carbonio.

Una tecnologia che dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra per tonnellata di acciaio di due terzi rispetto a un altoforno tradizionale. Tuttavia, si stima che produrre l’acciaio green sarà più costoso del 20/30%. Un effetto dell’importante investimento necessario per il nuovo impianto e per l’elettricità necessaria per alimentarle. Lo stesso capo dell’impianto francese ha lanciato l’allarme: Arcelor Mittal potrebbe avere difficoltà a chiedere di più per l’acciaio pulito.

PERCHE’ ARCELOR MITTAL RISCHIA DI RIMANERE CON L’ACCIAIO GREEN IN MANO

La prima incognita per Arcelor Mittal riguarda i produttori automobilistici europei, tra i maggiori consumatori di acciaio della regione. Regna l’incertezza su quanto siano disposte a spendere per acquistare l’acciaio green prodotto dall’impianto francese, secondo Ribo.

Il problema non riguarda solamente l’incremento del costo di produzione, ma anche il quantitativo di acciaio riciclato utilizzato. Infatti, per realizzare acciaio decarbonizzato serve una proporzione superiore al normale di acciaio riciclato. Questo fa sì che i processi debbano essere adattati alla diversa composizione chimica del metallo di scarto, secondo Ribo.

L’ACCIAIO GREEN RALLENTA IN UE

I timori sulla sicurezza energetica e la competitività energetica stanno rallentando i progetti europei per l’acciaio green, complice anche l’assenza di incentivi e la materia prima low-cost che arriva dai giganti esteri. L’italiana ex Ilva, la tedesca Salzgitter, l’acciaieria ceca Třinecké Železárny e la svedese SSAB hanno già fatto passi indietro sulla realizzazione di altiforni elettrici.

Lo stesso progetto di Dunkerque è una versione più piccola del suo piano originale da 1,8 miliardi di euro, che includeva un secondo forno ad arco elettrico e un impianto di ferro a riduzione diretta.

IL FALLIMENTO DELLE BARRIERE ALLE IMPORTAZIONI

Il meccanismo di adeguamento delle frontiere al carbonio dell’UE ridurrà le importazioni di circa 10 milioni di tonnellate all’anno. Tuttavia, l’ottimismo dei produttori europei potrebbe rivelarsi un boomerang, poiché se le importazioni rimangono più elevate del previsto o la domanda resta debole si rischia l’ingresso sul mercato di volumi eccessivi, aumentando la pressione sui prezzi, secondo Alon Olsha, analista di metalli e miniere presso BloombergNEF.

Il sistema pensato da Bruxells per arginare l’invasione di acciaio low-cost non è riuscito a proteggere pienamente l’industria decarbonizzata europea, secondo Geert Van Poelvoorde. L’ex amministratore delegato di ArcelorMittal per l’Europa ha spiegato al Financial Times che il fallimento ha origine dal fatto che il sistema non copriva prodotti a valle come l’acciaio elettrico utilizzato nei motori dei veicoli elettrici.

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