Secondo Denisa Avermaete, responsabile finanza sostenibile della Federazione Bancaria Europea, la decisione della BCE di tenere conto degli effetti del cambiamento climatico sugli attivi offerti in garanzia dalle banche in cambio di liquidità “è importante, ma dovrebbe essere gestita in modo trasparente”
La Banca Centrale Europea sta incontrando resistenze sulla decisione di non rendere pienamente noti i criteri di calcolo del rischio climatico associato alle garanzie (collateral) utilizzate dalle banche per accedere alla liquidità dell’istituto.
Come spiega Bloomberg, la decisione della BCE di tenere conto degli effetti del cambiamento climatico sugli attivi offerti in garanzia dalle banche in cambio di liquidità “è importante, ma dovrebbe essere gestita in modo trasparente”, ha affermato Denisa Avermaete, responsabile finanza sostenibile della Federazione Bancaria Europea, che rappresenta le associazioni bancarie nazionali dell’area. “Vi è incertezza attorno a questi calcoli”, ha dichiarato via email.
LA BCE ESTENDE L’APPLICAZIONE DEL FATTORE CLIMATICO
La BCE sta estendendo l’applicazione del suo cosiddetto “fattore climatico” a una gamma più ampia di categorie di garanzie. In un aggiornamento di luglio, la BCE ha annunciato che applicherà questo fattore non solo alle obbligazioni societarie, ma anche ai crediti bancari (credit claims), una categoria che rappresenta quasi il 30% del totale delle garanzie costituite nell’Eurosistema.
“È una questione di grande rilievo: i crediti bancari costituiscono oltre un quarto delle garanzie offerte nell’Eurosistema, quindi estendere ad essi il fattore climatico è stata una mossa significativa”, ha osservato David Barmes, responsabile del programma di politica monetaria del Centre for Economic Transition Expertise della London School of Economics.
La decisione, la cui entrata in vigore è prevista per la fine del prossimo anno, comporta per le banche la possibilità di subire un ulteriore “haircut” (cioè una riduzione del valore della garanzia conferita) fino al 5%, esclusivamente per riflettere i rischi climatici.
I “RISCHI DI TRANSIZIONE”
Per il momento, la BCE precisa che il calcolo riguarda solo i cosiddetti rischi di transizione. Tali rischi possono concretizzarsi se, ad esempio, un’azienda con un’elevata impronta di carbonio vede i propri profitti erosi da normative o cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, rendendo potenzialmente più difficile il rimborso del debito.
Un portavoce della BCE ha dichiarato a Bloomberg che la banca centrale di Francoforte riesaminerà costantemente l’ambito di applicazione del fattore climatico. Ciò implica che, nella scelta delle garanzie da presentare alla BCE, le banche potrebbero dover valutare anche il cosiddetto “rischio climatico fisico dei debitori”, che include l’esposizione delle aziende a shock meteorologici indotti dal clima.
Interpellato sulla questione della trasparenza, il portavoce ha detto che il fattore climatico “è concepito per tutelare il bilancio dell’Eurosistema, anziché per influenzare il comportamento del mercato. La BCE rende quindi noti gli elementi principali della metodologia e indica se un titolo sia soggetto al fattore climatico, ma non i singoli fattori climatici o le loro componenti, in quanto ciò non è necessario per conseguire questo obiettivo”.
COME CALCOLARE L’HAIRCUT PER LE BANCHE
“Considerata la crescente portata del fattore climatico della BCE, le aziende e le loro banche hanno il diritto di conoscere la formula alla base del calcolo dell’haircut”, ha affermato Frederic Ducoulombier, responsabile del programma sulle politiche climatiche dell’EDHEC Climate Institute.
La trasparenza da parte della BCE – ha osservato Ducoulombier – consentirebbe al mercato di “esaminare e, laddove i dati lo permettano, verificare il legame tra i punteggi climatici aziendali della BCE e la sensibilità finanziaria degli emittenti e dei loro strumenti di debito agli shock legati al clima”, nonché la misura in cui tali punteggi riflettono lo stato di transizione delle aziende”.
LA BCE NON DIVULGHERÀ I DATI RELATIVI ALLE SINGOLE ESPOSIZIONI CREDITIZIE
La BCE ha reso pubblico il quadro di riferimento del suo fattore climatico, ma ha anche affermato che non divulgherà i dati relativi alle singole esposizioni creditizie. Ciò significa che, per le aziende e le loro banche, potrebbe risultare difficile replicare autonomamente i passaggi seguiti dalla BCE per calcolare un potenziale haircut.
BBVA SA, la seconda banca spagnola per dimensioni, ha creato quello che definisce “uno strumento comparabile”, ma fa notare che “la BCE non pubblica i punteggi calcolati per gli emittenti di debito”. Di conseguenza, “possono verificarsi delle differenze significative nella ponderazione e nella calibrazione delle variabili”.
LA QUESTIONE DELLA TRASPARENZA DELLA BCE
Ducoulombier ha affermato che la BCE potrebbe trovare “scomodo” il controllo pubblico sulla propria formula, “proprio perché la metodologia appare fragile. Tuttavia, è anche così che una banca centrale perfeziona uno strumento sperimentale”. Ha detto inoltre di non aspettarsi che la BCE diventi “sostanzialmente più trasparente in assenza di costanti contestazioni metodologiche, attenzione mediatica e pressioni da parte degli operatori di mercato interessati. Queste forze potrebbero rendere più difficile mantenere un modello opaco e scarsamente supportato da evidenze, portando infine sia a un aggiornamento del fattore di ponderazione sia a una maggiore trasparenza”.
I finanziamenti per il rifinanziamento dell’Eurosistema ammontano a circa 26 miliardi di euro, una frazione degli 1,59 trilioni di euro che le banche hanno reso disponibili come garanzie. Tuttavia, con i mercati obbligazionari sotto pressione a causa di deficit, inflazione e persistenti tensioni geopolitiche, la domanda di strumenti di liquidità potrebbe tornare rapidamente a salire.
PROTEGGERE I BILANCI DAL RISCHIO CLIMATICO
Diverse banche si stanno già attivando per proteggere i propri bilanci dal rischio climatico. A giugno BBVA ha annunciato l’avvio di una revisione delle condizioni applicate ai prestiti alla clientela, in base al livello di esposizione agli effetti fisici del riscaldamento globale. Secondo un portavoce della banca spagnola, l’istituto ha inoltre introdotto un indicatore del rischio di transizione simile a quello della BCE.
Un portavoce di UniCredit ha dichiarato che l’applicazione di un fattore legato al clima ai prestiti riflette la volontà della BCE di introdurre un quadro di valutazione del rischio olistico, che comprenda tutte le fonti di incertezza connesse alla transizione ecologica.

