Skip to content
riscaldamento globale caldo oceani

Agosto 2026 è stato il mese più caldo mai registrato (anche in Italia)

Con una temperatura media globale dell’aria in superficie di 16,96°C, il mese scorso ha eguagliato il luglio 2023 come mese più caldo mai registrato a livello mondiale

Il mondo ha appena vissuto il mese più caldo mai registrato: agosto ha portato la temperatura media globale del pianeta a oltre 1,5 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali, come ha riferito oggi il servizio Copernicus sui cambiamenti climatici (C3S) dell’Unione Europea.

Il mese scorso gli eventi meteorologici estremi e disastri legati al clima hanno colpito diverse aree della Terra. Gli scienziati ritengono che il cambiamento climatico probabilmente abbia contribuito alle frane e alle inondazioni improvvise che hanno causato centinaia di vittime in Nepal e nel Tibet cinese, sebbene le dinamiche specifiche siano ancora oggetto di studio. Si è registrata un’ondata di incendi boschivi dall’Indonesia alla Grecia e al Belgio, mentre una grave siccità ha colpito Ungheria e Romania.

AD AGOSTO LA TEMPERATURA MEDIA GLOBALE HA SUPERATO DI 1,5°C I LIVELLI PREINDUSTRIALI

Temperature superiori di oltre 1,5°C rispetto all’epoca preindustriale sono significative perché tale valore — se calcolato come media su più decenni — rappresenta la soglia di riscaldamento che quasi 200 Paesi si sono impegnati a cercare di non superare, in base all’Accordo di Parigi sul clima del 2015, al fine di evitare le conseguenze peggiori del cambiamento climatico.

Agosto è stato il primo mese in cui la temperatura media globale ha superato di 1,5°C i livelli preindustriali. Con una temperatura media globale dell’aria in superficie di 16,96°C, il mese scorso ha eguagliato il luglio 2023 come mese più caldo mai registrato a livello mondiale. “Il dato – ha affermato il C3S – è superiore di 1,65°C rispetto alla temperatura media del pianeta nel XIX secolo, prima che l’uomo iniziasse a bruciare petrolio, carbone e gas su scala industriale”.

Le emissioni derivanti dalla combustione di questi combustibili fossili sono la causa principale del cambiamento climatico. I dati confermano che l’Europa occidentale sta uscendo dall’estate più calda mai registrata: molte regioni hanno sofferto per portate fluviali e livelli di umidità del suolo insolitamente bassi, aggravando le difficoltà degli agricoltori, dopo che una serie di ondate di caldo estremo, iniziate a maggio, aveva già compromesso i raccolti.

PER IL CLIMA UN ALTRO SUPERAMENTO DELLA SOGLIA DI 1,5°C

Tecnicamente, il mondo non ha ancora superato la soglia di 1,5°C fissata dall’Accordo di Parigi, parametro che fa riferimento a una temperatura media calcolata su più decenni piuttosto che a un picco temporaneo.

Attualmente il livello di riscaldamento globale a lungo termine si attesta a circa 1,4°C sopra i livelli preindustriali. La scorsa settimana l’ONU ha dichiarato che non è più possibile rispettare l’obiettivo a lungo termine di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, e ha esortato i governi a ridurre più rapidamente le emissioni di CO2 per contenere il superamento di tale soglia.

Secondo quanto riferito dal C3S, il caldo estremo del mese scorso non ha interessato solo le terre emerse: anche gli oceani, escluse le regioni polari, hanno registrato la temperatura superficiale più alta mai rilevata per un qualsiasi mese.

Nel Pacifico tropicale le temperature record sono state alimentate dall’instaurarsi del fenomeno meteorologico El Niño; si prevede che tale fenomeno si intensifichi nei prossimi mesi, portando potenzialmente a un ulteriore aumento delle temperature globali.

CLIMA: LE TEMPERATURE DELL’ESTATE 2026 IN ITALIA

Anche in Italia l’estate 2026 è stata la più calda di sempre. Secondo le elaborazioni del CNR-IBE, basate sui dati del dataset europeo Copernicus ERA5-Land, tra giugno e agosto la temperatura media nazionale è stata di 24,3°C (contro i 23,6°C del 2003), e ad agosto ha raggiunto una media di 25,6°C.

STIELL (ONU): L’EUROPA POTREBBE AFFRONTARE ANCHE UN RISCALDAMENTO INVERALE

Intanto, il responsabile delle Nazioni Unite per il clima, Simon Stiell, ha dichiarato che “le ondate di caldo che hanno colpito l’Europa quest’estate hanno aggravato le pressioni inflazionistiche nella regione, la quale potrebbe trovarsi ad affrontare anche una crisi del riscaldamento invernale”.

“L’estate di caldo infernale vissuta dall’Unione Europea – ha spiegato Stiell intervenendo davanti a una commissione del Parlamento europeo a Bruxelles – si somma alla crisi in corso dei costi dei combustibili fossili; entrambi i fattori stanno facendo lievitare i prezzi per famiglie, imprese e governi, sferrando un micidiale doppio colpo. La dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, caratterizzate da prezzi volatili, rappresenta da tempo il tallone d’Achille economico dell’Europa”.

“Quest’anno, ancora una volta, famiglie e imprese hanno dovuto far fronte a bollette più care. Ora si profila all’orizzonte un’altra crisi europea legata al riscaldamento invernale, sempre a causa della dipendenza dai combustibili fossili”, ha concluso Stiell, che è anche segretario esecutivo dell’UNFCCC, l’organo delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su