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Germania: addio a Mosca ma il Gnl usa vale il 90%, ora Berlino teme il ricatto politico

Un’inchiesta di Handelsblatt svela i limiti della nuova politica energetica tedesca: esperti in allarme per l’eccessiva esposizione verso Washington con gli stoccaggi nazionali ancora sotto la media in vista dell’inverno.

Messa in piedi di corsa dopo il taglio del gas russo, la nuova politica energetica tedesca comincia già a rivelare i suoi limiti. Berlino ha sostituito i tubi di Mosca con le metaniere di Washington, ma secondo un’inchiesta pubblicata da Handelsblatt questa transizione avrebbe semplicemente spostato il rischio, non eliminato la dipendenza. Oggi il 90 per cento del gas naturale liquefatto che arriva in Germania proviene dagli Stati Uniti, e diversi analisti interpellati dal quotidiano economico avvertono che questo legame potrebbe trasformarsi in una leva politica nelle mani della Casa Bianca. Un rischio, visto che il legame non è più così saldo dopo l’ascesa del trumpismo e dei suoi derivati.

Dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 l’intero assetto degli approvvigionamenti tedeschi si è ribaltato. Con la fine delle forniture via gasdotto da Mosca, il Gnl è diventato la colonna portante del sistema, e gli Stati Uniti ne sono rapidamente diventati il fornitore dominante. Nell’ultimo anno, ricorda l’inchiesta, il 57 per cento delle importazioni europee di gas liquefatto è arrivato da oltreoceano, pari a un quarto dell’intero consumo continentale di gas.

LO SPETTRO DI UN RICATTO ENERGETICO

Andreas Goldthau, politologo e direttore della Willy Brandt School of Public Policy dell’università di Erfurt, parla senza mezzi termini di una potente arma di pressione nelle mani americane: le forniture di Gnl verso l’Europa, sostiene, offrono a Washington uno strumento di coercizione. Sulla stessa linea Jacopo Pepe, esperto della Stiftung Wissenschaft und Politik (Swp), secondo cui basterebbe una restrizione delle consegne statunitensi per innescare uno shock dei prezzi. Persino la sola minaccia di un rallentamento delle forniture, aggiunge, potrebbe generare costi aggiuntivi enormi per famiglie e imprese europee.

A rendere la Germania ancora più vulnerabile contribuisce il livello degli stoccaggi nazionali di gas, che restano abbondantemente sotto la media storica proprio mentre si avvicina l’inverno. Raffaele Piria, senior fellow dell’Ecologic Institut di Berlino, sintetizza il timore diffuso tra gli osservatori: la dipendenza dalle forniture continue di Gnl rende il paese ricattabile.

Loyle Campbell, della Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (Dgap), va oltre e parla di una certezza assoluta sul fatto che Washington userà le esportazioni energetiche come leva per obiettivi politici. A differenza del caso russo, osserva l’inchiesta, il gas statunitense non transita attraverso pochi grandi gasdotti controllati da un colosso statale come Gazprom, bensì viaggia su singole navi gestite da una pluralità di operatori privati: una struttura che rende meno immediato, ma non impossibile, un uso politico delle forniture. Piria cita a questo proposito le pressioni che l’amministrazione americana avrebbe esercitato sugli sviluppatori di parchi eolici offshore, RWE compresa, per indurli a restituire concessioni dietro compenso, e non esclude che un meccanismo simile possa colpire in futuro le licenze di esportazione del gas liquefatto.

IL GOVERNO TEDESCO RESPINGE LETTURE ALLARMISTICHE

Il ministero federale dell’economia, guidato dalla ministra Katherina Reiche, respinge queste letture allarmistiche, ricordando che il mercato del Gnl consente, a differenza dei gasdotti, di diversificare più facilmente i fornitori: tra i nomi indicati figurano Algeria, Nigeria e Qatar, oltre a produttori come Australia, Russia e Malaysia. Anche Klaus Müller, presidente della Bundesnetzagentur, l’autorità federale di regolazione delle reti, riconosce però che in ogni scenario i trader di gas continuano a dipendere dal Gnl americano, che resta oggi imprescindibile.

Più cauto il settore industriale: Timm Kehler, direttore generale dell’associazione di categoria Die Gas- und Wasserstoffwirtschaft, ammette che Washington disporrebbe in teoria degli strumenti per limitare le forniture, ma giudica estremamente elevate le barriere legali per un blocco totale dei contratti in corso, soprattutto in assenza di pressioni interne legate a un aumento dei prezzi del gas negli Stati Uniti.

L’ALLARME PER I LIVELLI DI STOCCAGGIO

Goldthau non esclude che Washington possa far leva sull’opposizione dell’Unione europea al regolamento comunitario sul metano, così come su altri dossier politici, Groenlandia inclusa, per rafforzare la propria posizione negoziale. Pepe, dal canto suo, richiama l’attenzione sul mancato riempimento degli stoccaggi tedeschi, definendolo un segnale d’allarme che riflette insieme un fallimento di mercato e uno di intervento pubblico, e sollecita un’azione statale se la situazione non dovesse migliorare nelle prossime settimane.

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