Il Giurì dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria ha ordinato lo stop ad alcuni messaggi della campagna di Octopus Energy dopo la segnalazione di Enel. Ecco perché
Il Giurì dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) ha bocciato alcune pubblicità della campagna di Octopus Energy. L’organo privato di autodisciplina che regola l’universo della comunicazione commerciale ha ordinato lo stop ad alcune comunicazioni chiave della campagna dell’operatore, su segnalazione di Enel. Ecco perché.
IL GIURI’ BOCCIA LA PUBBLICITA’ DI OCTOPUS ENERGY
A metà settembre 2026, la lente d’ingrandimento del Giurì si è fermata sulla recente campagna pubblicitaria di Octopus Energy Italia. La contesa nasce da una segnalazione di Enel Energia Italia per presunta comunicazione ingannevole di alcune comunicazioni commerciali.
Con la recente pronuncia n. 26/2026, lo IAP ha dichiarato contrari all’art. 2 del Codice (la norma sulla comunicazione ingannevole) due specifici nuclei di messaggi. E le motivazioni dicono molto su come stia cambiando il perimetro della pubblicità comparativa e dei cosiddetti green claims.
IL NODO DEL 96%
“Il 96% dei nostri clienti spende meno rispetto al precedente fornitore”. È il primo grande claim di Octopus Energy finito sul banco degli imputati del Giurì. Il tema centrale è come l’azienda ha costruito questo dato. L’operatore ha inviato un sondaggio via e-mail tramite piattaforma Typeform a oltre 160.000 utenti; tra i circa 17.000 che hanno risposto, il 96% ha dichiarato di spendere meno. Un campione tracciato, volontario, con note metodologiche accessibili accanto allo spot. Tuttavia, per il Giurì, non è stato sufficiente. Infatti, l’IAP ha argomentato che il risparmio economico è un fatto matematico e oggettivo, non un’opinione.
Secondo il Giurì, aspirare a trasformare una rilevazione di gradimento su un campione volontario in una verità contabile oggettiva, senza considerare il tasso di risposta, la quota di chi non ha risposto e i criteri di confronto metodologico, significa indurre in errore il consumatore. Inoltre, secondo l’IAP, citare il “precedente fornitore” chiama in causa una comparazione indiretta con l’intero mercato, una pratica regolata da parametri rigorosi.
GREEN CLAIMS ALL’ESAME
La seconda bocciatura del Giurì riguarda il versante ambientale e lo slogan “Energia pulita a prezzi accessibili”. Una formula ritenuta troppo generica dall’IAP, che ha sottolineato che gli elettroni che entrano nella rete nazionale sono indistinguibili e nessun fornitore può garantire che nella presa di casa arrivi la “singola scossa pulita”.
Se è vero che il sistema delle Garanzie di Origine (GO) che può garantire la copertura da fonti rinnovabili, è altrettanto vero che secondo il Giurì la formulazione usata nello spot da Octopus Energy Italia non permetterebbe al consumatore medio di capire davvero quale beneficio concreto sta acquistando.
COSA SUCCEDE ORA?
Quanto conta la decisione del Giurì se non c’è una sanzione in denaro? I canali, i media e le concessionarie pubblicitarie aderenti allo IAP sono tenuti a bloccare la diffusione (artt. 38 e 41 del Codice), anche se estranei al procedimento. In caso di mancata ottemperanza, il Giurì può rendere pubblica l’inosservanza (art. 42), infliggendo un danno reputazionale ben peggiore di una contravvenzione.

