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Il nucleare senza centrali. Tutte le aziende della filiera italiana che nessuno vede

Dietro il nucleare di nuova generazione ci sono acciaio, valvole, magneti e componenti made in Italy. Un’industria che potrebbe moltiplicare per dieci le aziende coinvolte

Le aziende italiane non hanno mai smesso di costruire pezzi fondamentali del nucleare di altri Paesi. Mentre per trent’anni la politica ha dibattuto su referendum, scorie e referendum sul ritorno delle scorie, negli stabilimenti si continuava a forgiare l’acciaio per creare componenti per le centrali. Oggi le imprese attive nel settore sono 100, ma potrebbero crescere di dieci volte, generando un mercato potenziale da 50 miliardi, con 117.000 posti di lavoro in più, secondo uno studio di Edison e Teha. In altre parole, l’Italia senza nucleare può vantare una squadra di aziende con un fatturato e una concentrazione di brevetti nel settore da far impallidire nazioni storicamente nuclearizzate. Centri di eccellenza scientifica come l’ENEA, infatti, gestiscono un patrimonio di circa 950 brevetti, posizionando l’Italia ai vertici europei per la ricerca sul confinamento magnetico e sulle tecnologie di sicurezza avanzate.

I BIG DEL NUCLEARE

In prima fila tra i colossi dell’atomo c’è Ansaldo Nucleare. Il gruppo genovese da decenni porta lo stendardo dell’ingegneria atomica italiana costruendo impianti in Regno Unito, in Romania e centrali europee di nuova generazione. Ed oggi compaiono persino nei dossier per i reattori modulari del domani insieme ad Enel, attore protagonista delle grandi strategie internazionali.

Infatti, se in Italia il colosso energetico ha spento da tempo i reattori, fuori dai confini nazionali non ha mai smesso di accumulare know-how ed elettroni “atomici”, gestendo quote rilevanti di impianti a fissione in Spagna attraverso Endesa. Oggi la multinazionale guidata da Flavio Cattaneo sta accelerando sulla nuova frontiera: ha stretto accordi strategici con sviluppatori globali per spingere sulla sperimentazione degli Small Modular Reactors (SMR) e degli AMRs (i reattori modulari avanzati). Inoltre, è scesa in campo come socio promotore della NewCo Nuclitalia al fianco di Ansaldo Energia e Leonardo. Un’alleanza industriale concepita proprio per valutare e guidare la futura reintroduzione di un nucleare di nuova generazione e a basse emissioni nel mix energetico europeo.

IL NUCLEARE DEL FUTURO

Anche Eni fa parte della partita del nucleare, ma guarda all’atomo del futuro: la fusione a confinamento magnetico, la tecnologia che punta a imbrigliare il fuoco delle stelle. Dal 2018 il cane a sei zampe è il principale azionista strategico di Commonwealth Fusion Systems (CFS), spin-off del MIT di Boston, con cui sta sviluppando SPARC, un reattore sperimentale a magneti superconduttori ad alta temperatura ideato per produrre net-energy da fusione entro pochissimi anni. In Italia, il gruppo partecipa con l’ENEA al progetto DTT di Frascati per testare i materiali di frontiera necessari a contenere il plasma. Inoltre, la multinazionale ha persino già siglato un accordo commerciale da oltre un miliardo di dollari per acquistare energia pulita dal primo reattore commerciale della storia. Una scommessa industriale per il futuro.

Un altro protagonista del nucleare del futuro sarà Newcleo. La startup è nata con un’idea tanto semplice sulla carta quanto diabolica da realizzare: reattori veloci di IV generazione, raffreddati a piombo liquido, capaci di riutilizzare le scorie esistenti come carburante. Una realtà che macina miliardi di valutazione, attrae i migliori cervelli del Politecnico e parla italiano, anche se deve trovare terreno fertile di applicazione a Parigi o a Londra.

LE AZIENDE DELLA MANIFATTURA PESANTE

Un pezzo centrale della filiera sono gli stabilimenti della manifattura pesante nella Bassa Bresciana e in Piemonte. Tra i grandi nomi troviamo Walter Tosto, SIMIC, o ATB Riva Calzoni, aziende che forgiano tra le altre cose – i gusci d’acciaio che deve contenere la furia del nocciolo maneggiando blocchi di metallo pesanti decine di tonnellate. Non a caso, quando a Cadarache in Francia si è trattato di iniziare a montare ITER — la più grande scommessa scientifica dell’umanità per imbrigliare la fusione nucleare, il fuoco delle stelle —hanno chiamato le aziende italiane per realizzare la camera da vuoto e le strutture dei magneti superconduttori.

LA COMPONENTISTICA

L’ultimo tassello della filiera del nucleare è il sottobosco dei componenti che nessuno nota finché non smettono di funzionare: la valvola criogenica della Valvitalia, la raccorderia ad alta pressione di Tectubi, le fucinature estreme di Fomas Group e Forge Monchieri. Un’ossatura industriale così solida e ramificata che, quando le grandi multinazionali dell’energia come Westinghouse o Framatome devono tirare su una centrale di ultima generazione, vengono a fare la spesa in Italia.

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