Sconti carburanti alle stelle e prezzi giù: ma se dietro il “regalo” alle pompe si nascondesse una trappola per il mercato? Davide Tabarelli (Nomisma Energia) svela i contorni di una misura tampone che rischia di costarci molto cara
Gli sconti sui prezzi dei carburanti, della luce e del gas adottati da Eni e da altri operatori rappresentano soltanto una misura temporanea che rischia di creare problemi sul fronte delle regole della concorrenza e di incentivare i consumi in un momento di emergenza. A sostenerlo è Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia, commentando sulle pagine del quotidiano La Stampa la decisione delle compagnie energetiche di intervenire al ribasso sui listini di benzina, diesel, energia elettrica e gas.
MISURA TAMPONE E RISCHI PER L’ANTITRUST
Valutando l’efficacia degli interventi sui prezzi, Davide Tabarelli evidenzia come «gli sconti sui carburanti sono solo una misura tampone. E se la crisi continua, non possiamo continuare ad abbassare i prezzi». Sebbene sia difficile essere contrari a riduzioni pensate per aiutare i consumatori durante una crisi, il presidente di Nomisma Energia individua implicazioni critiche: «I consumatori si abituano alle riduzioni e agli sconti e poi, quando bisogna toglierli, arrivano le proteste». Se la crisi dovesse prolungarsi e i prezzi internazionali dovessero tornare a salire, risulterebbe complesso sostenere artificialmente listini più bassi. Inoltre, sul piano della tutela del mercato, Davide Tabarelli solleva riserve legate alla disciplina dell’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: «C’è un problema di vendita sotto costo, di concorrenza sleale e di dumping che non è facile da risolvere. Certamente possono esserci problemi per l’Antitrust».
I PRECEDENTI E LA SOSTENIBILITÀ DEGLI OPERATORI
Il ricorso a riduzioni di prezzo guidate dalle grandi compagnie non costituisce un inedito per il sistema energetico italiano: già in passato si sono verificati interventi diretti sui carburanti da parte di Eni in momenti di forte criticità dei mercati. Tuttavia, il contesto attuale è profondamente differente rispetto alle fasi antecedenti alle liberalizzazioni. Se un tempo la presenza dello Stato era centrale e maggioritaria, oggi le società quotate si muovono all’interno di un mercato aperto e concorrenziale. Come avverte Davide Tabarelli, «non tutti gli operatori hanno la stessa struttura, gli stessi costi e la stessa capacità di assorbire una riduzione dei prezzi». Se i grandi gruppi integrati riescono a sostenere un taglio temporaneo dei margini, per le realtà più piccole l’impatto economico rischia di diventare insostenibile. Un eventuale nuovo rialzo dei listini internazionali o il riaccendersi di tensioni nel Golfo Persico renderebbe questi sconti ancora più pesanti, mettendo a duro confronto la tenuta dei piccoli distributori rispetto ai colossi del settore.
L’URGENZA DI RIDURRE I CONSUMI
La soluzione strategica alla crisi energetica non risiede nell’incentivazione della domanda, bensì nella sua contrazione. Secondo il presidente di Nomisma Energia, «abbiamo bisogno di ridurre i consumi, non di incentivarli. Questa è la cosa più importante». Abbassare artificialmente i prezzi rischia di produrre l’effetto opposto, stimolando la domanda proprio quando sarebbe indispensabile consumare meno. Di fronte al persistere delle difficoltà internazionali, occorre spiegare chiaramente ai consumatori la gravità della situazione: gli sconti tariffari possono rappresentare una breve parentesi, ma la risposta fondamentale e strutturale rimane la riduzione dei consumi.

