Meloni torna a Bruxelles per chiedere più margini sui conti pubblici mentre il governo prova a frenare il caro carburanti. Dopo Eni, IP e Q8, Palazzo Chigi punta a coinvolgere anche Tamoil. E nella partita sui prezzi entra anche la diplomazia: dai rapporti con Azerbaigian e Kuwait alla ricerca di nuove garanzie sulle forniture energetiche
Giorgia Meloni ha chiesto alla Commissione europea di tenere conto dell’aumento dell’inflazione legato all’energia nel calcolo dei parametri di bilancio. La richiesta arriva mentre il governo definisce il quadro di finanza pubblica e tratta con Bruxelles sull’utilizzo della clausola di salvaguardia per le spese energetiche.
Mercoledì 30 settembre la premier ha spiegato: «Abbiamo già posto in sede Ecofin la necessità di tenere conto della maggiore inflazione di questo periodo nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito». Meloni ha quindi annunciato: «Intendo attivarmi nuovamente con la Commissione Ue». Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, la lettera era già stata inviata e porta anche la firma di Andrej Babiš, che la premier aveva incontrato a Praga martedì 29 settembre.
La richiesta si inserisce in un quadro di finanza pubblica ancora vincolato dai parametri europei. Il deficit italiano si è attestato al 3,1% del Pil nel 2025, dato certificato dall’Istat il 22 settembre. Per il 2026 e il 2027, la Commissione europea prevede un disavanzo italiano al 2,9% del Pil. In questo contesto, il governo punta a ottenere margini per affrontare i costi dell’energia senza compromettere il percorso di rientro del deficit.
IL GOVERNO CERCA DI ALLARGARE IL PRICE CAP
Sul fronte dei carburanti, Palazzo Chigi sta cercando di coinvolgere tutti i principali operatori. Dopo Eni e IP, anche Q8 ha aderito al contenimento dei prezzi. Il governo tratta ora con Tamoil.
La Presidenza del Consiglio dei ministri aveva comunicato domenica 27 settembre la decisione di IP di limitare il prezzo dei carburanti sul territorio nazionale. Nella stessa nota Giorgia Meloni ringraziava Ilham Aliyev e Rovshan Najaf. Q8 ha seguito l’iniziativa con un intervento annunciato due giorni dopo. la Repubblica ha riferito che il governo aveva utilizzato anche i canali diplomatici con il Kuwait per favorire l’adesione del gruppo.
Poi, mercoledì 30 settembre Palazzo Chigi ha comunicato che sono «molto ben avviate le interlocuzioni» con il governo libico per favorire l’adesione di Tamoil all’appello sul price cap.
Nel frattempo, i prezzi medi rilevati dall’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy erano pari a 2,111 euro al litro per la benzina e 2,316 euro per il gasolio sulla rete stradale. Da oggi, giovedì 1° ottobre, entrano invece in vigore i price cap annunciati da Eni, IP e Q8, con prezzi massimi fissati dalle singole compagnie per un periodo di 30 giorni.
LA DIPLOMAZIA PER CONTENERE I PREZZI
Il Corriere della Sera, in un’analisi sulla politica estera della premier, collega le iniziative del governo sui carburanti ai rapporti costruiti da Giorgia Meloni con alcuni Paesi produttori e con i gruppi energetici. Il quotidiano cita in particolare Azerbaigian e Kuwait, ma racconta anche che sul fronte Q8 Palazzo Chigi ha attivato i canali diplomatici con il Kuwait. Nella stessa analisi viene riportata una frase attribuita alla premier: «Con la politica estera fai anche politica interna». Il quotidiano collega inoltre i viaggi di Meloni in Norvegia e a Baku alla ricerca di una maggiore diversificazione delle forniture energetiche e riferisce della partecipazione della premier, a fine ottobre, al vertice Ue-Paesi del Golfo a Riad.
IL FRONTE EUROPEO CON BABIŠ
Il rapporto con Andrej Babiš rconverge intanto sulla politica energetica europea. Italia e Repubblica Ceca hanno definito un pacchetto di proposte da portare al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, con interventi sulla gestione del mercato della CO₂, sull’ETS, sul regolamento europeo sul metano e sull’ETS2.
Roma e Praga chiedono maggiore flessibilità per alcuni settori industriali e modifiche alle regole del mercato delle emissioni, con l’obiettivo di ridurre l’impatto dei costi energetici. Il confronto con Babiš si inserisce così nella strategia del governo italiano che affianca alla trattativa sui prezzi dei carburanti e ai rapporti con i Paesi produttori anche il negoziato sulle regole europee dell’energia.

