Un’indagine su 830 imprese manifatturiere rivela che l’elevata volatilità delle quote di emissione e l’incertezza sulle politiche climatiche azzerano gli incentivi agli investimenti. Gli economisti sollecitano meccanismi di stabilizzazione delle quotazioni in vista della riforma dell’ETS2.
Novanta euro a tonnellata. È questa, secondo un nuovo sondaggio dell’Ifo Institut di Monaco, la soglia psicologica sotto la quale l’industria tedesca preferisce tenere i portafogli chiusi quando si tratta di finanziare la propria transizione ecologica.
Il dato emerge da un’indagine condotta tra febbraio e la primavera del 2026 su 830 aziende manifatturiere con almeno 25 dipendenti, e trova un approfondimento scientifico in uno studio firmato da quattro economisti, tra cui Matti Liski, docente di economia all’Università Alvar Aalto dell’area metropolitana di Helsinki e figura di riferimento negli studi sull’incertezza nei mercati energetici. Il quadro che ne emerge è netto: non basta che il prezzo della CO2 salga, perché le imprese tornino a investire in tecnologie pulite. Serve anche che quel prezzo resti stabile nel tempo.
RISULTATI DEL SONDAGGIO IFO
Nell’indagine dell’istituto di Monaco di Baviera, ciascuna azienda è stata chiamata a valutare cinque scenari ipotetici legati a un possibile progetto di investimento capace di ridurre le emissioni e i consumi energetici, con prezzi della CO2 compresi tra 50 e 200 euro per tonnellata e oscillazioni di prezzo comprese tra lo zero e il 100 per cento.
Con un prezzo di circa 50 euro, la maggioranza delle imprese interpellate ha respinto il progetto verde. Portando l’asticella a 175 euro, la scelta si è invece ribaltata nettamente a favore dell’investimento.
“Per molte aziende sono i prezzi della CO2 prevedibili a fare la differenza tra un impianto nuovo e più pulito che conviene e uno che non conviene”, ha spiegato Mathias Dolls, ricercatore dell’Ifo. Secondo il suo collega Gerome Wolf, i valori attuali del sistema di scambio delle quote di emissione europeo, oscillanti tra 70 e 90 euro, si collocano proprio a ridosso di quella soglia critica, il che significa che un’impresa media potrebbe iniziare a muoversi, mentre una parte consistente del tessuto industriale resterebbe ancora alla finestra.
IL PESO DELL’INCERTEZZA SUI PREZZI
A pesare quanto, se non più, del livello assoluto dei prezzi è però la loro volatilità. Quando le aziende si aspettano forti oscillazioni, tendono a rimandare le decisioni anche in presenza di una media di prezzo elevata, secondo quanto sottolineato da Liski. Il sondaggio quantifica questo effetto: ogni punto percentuale in più di variabilità attesa richiede un aumento di circa 1,40 euro del prezzo della CO2 per mantenere invariata la probabilità che l’investimento venga effettivamente realizzato.
Un corrispondente studio firmato dagli stessi Dolls, Liski, Wolf e dal ricercatore Sebastian Link, pubblicato nell’ambito del network di ricerca EconPol Europe, arriva a una conclusione ancora più netta su questo punto, mostrando come un’incertezza pari al più o meno 100 per cento sia sufficiente ad azzerare integralmente i benefici di un balzo del prezzo da 50 a 175 euro per tonnellata.
IL RUOLO DELLA CREDIBILITÀ POLITICA
Un terzo fattore, meno immediato ma non meno rilevante, riguarda la fiducia nella tenuta delle politiche climatiche nel tempo. Le imprese che considerano affidabile l’indirizzo politico sul clima mostrano, in media, una propensione a investire nettamente superiore rispetto a quelle che nutrono dubbi sulla continuità delle regole.
Gli autori dello studio ne traggono un’indicazione operativa per chi si occupa di regolazione del mercato delle emissioni: non basta puntare su prezzi ambiziosi, occorre anche “ridurre i rischi al ribasso attraverso meccanismi di stabilizzazione come corridoi o soglie minime di prezzo”, oltre a un “impegno istituzionale di lungo periodo”. Elementi che, secondo i ricercatori, dovrebbero entrare nella riforma del sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione europea, in particolare nella componente ETS2, la cui piena operatività è attesa per il 2028.

