Per anni PPE, Socialisti e Democratici (S&D), Renew Europe e Verdi hanno collaborato in Parlamento per approvare leggi capaci di trovare una mediazione politica, evitando qualsiasi collaborazione con l’estrema destra
Tre dei principali gruppi politici del Parlamento europeo hanno annunciato che si opporranno a una proposta dell’Unione Europea volta ad allentare le norme sulla fissazione del prezzo del carbonio.
Ciò apre una frattura che potrebbe spingere gli europarlamentari conservatori ad allearsi con l’estrema destra, indebolendo così le ambizioni climatiche del blocco.
Il gruppo di centrosinistra dei Socialisti e Democratici (S&D), quello centrista di Renew Europe e i Verdi nei giorni scorsi hanno detto di voler preservare un percorso ambizioso verso la neutralità climatica nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione (ETS), imponendo all’industria pesante una riduzione delle emissioni climalteranti più rapida rispetto a quanto proposto da Bruxelles.
IL SISTEMA “CAP AND TRADE” DELL’UE SARÀ UN BANCO DI PROVA
Questa posizione li pone in contrasto con il Partito Popolare Europeo (PPE) di centrodestra – il gruppo più numeroso del Parlamento – che sostiene sostanzialmente la proposta della Commissione Europea. Per anni, questi quattro gruppi hanno collaborato in Parlamento per approvare leggi capaci di trovare una mediazione politica, evitando qualsiasi collaborazione con l’estrema destra. Tale alleanza, talvolta complessa, ha garantito un sostegno costante e bipartisan all’ETS, lo strumento più potente dell’Europa per ridurre le emissioni di gas serra.
Tuttavia, la riforma di questo fondamentale sistema “cap-and-trade” (basato su tetti massimi alle emissioni e scambio di quote), presentata dall’esecutivo UE a luglio, sembra destinata a diventare un banco di prova significativo in un’epoca in cui, sempre più spesso, gli equilibri del centro politico si stanno sgretolando.
Il PPE sta guidando i lavori parlamentari sulla proposta di revisione dell’ETS attraverso l’eurodeputato tedesco Peter Liese, che punta a raggiungere un accordo che soddisfi tutte le parti. “Non voglio la ‘maggioranza venezuelana’. È contraria alle mie convinzioni, ma è anche impossibile da realizzare, dato che nessuno immaginerebbe Marine Le Pen, l’FPÖ austriaco di estrema destra o l’AfD tedesca di estrema destra votare a favore di una qualsiasi proposta sull’ETS”, ha dichiarato a Politico a settembre.
PROFONDE DIVERGENZE SU ASPETTI CHIAVE DELLA RIFORMA DELL’ETS
Al contrario, Liese – che mantiene stretti rapporti con l’eurodeputato olandese del gruppo S&D Mohammed Chahim – ha affermato di voler costruire “la coalizione più ampia possibile”, includendo il gruppo di destra dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) e, “se lo desiderano, anche i Verdi e La Sinistra”.
Tuttavia, nuovi emendamenti presentati la scorsa settimana dal gruppo S&D – il secondo per dimensioni al Parlamento –, oltre che dai Verdi e da Renew, evidenziano profonde divergenze su aspetti chiave della riforma dell’ETS. La frattura principale riguarda il cosiddetto “fattore di riduzione lineare”, il meccanismo che determina la velocità con cui si riduce annualmente l’offerta di quote di emissione.
Secondo la traiettoria attuale, il tetto massimo complessivo alle emissioni di carbonio per tutti i settori inclusi nell’ETS diminuisce leggermente ogni anno e raggiungerebbe lo zero intorno al 2039 o al 2040. A quel punto, i settori interessati dall’ETS – tra cui produttori di energia, acciaierie e industrie chimiche – non potrebbero più emettere alcuna quantità di anidride carbonica.
La proposta di Liese sposterebbe tale scadenza agli anni 2040, in linea con la proposta iniziale avanzata dalla Commissione in estate. Tuttavia, gli altri tre gruppi di orientamento centrista o di sinistra si oppongono al piano e hanno presentato degli emendamenti quasi identici volti a mantenere elevati i tassi di riduzione fino alla fine del prossimo decennio, accelerando così la decarbonizzazione industriale in tutta Europa.
UN’ALLEANZA CON I PARTITI DI ESTREMA DESTRA?
Sebbene le differenze percentuali tra le fazioni in conflitto sembrino minime, esse si traducono in milioni di tonnellate aggiuntive di emissioni di CO2 e rivelano un divario politico crescente. I gruppi S&D, Verdi e Renew si battono per preservare le ambizioni climatiche dell’Europa, mentre il PPE mostra una crescente comprensione per le preoccupazioni delle industrie chimiche e metallurgiche, entrambe apertamente critiche nei confronti dell’ETS.
Tuttavia, proprio mentre le possibilità di un compromesso centrista si affievoliscono, per Liese si apre un’altra strada percorribile. In passato, il ricordo del fascismo di inizio Novecento dissuadeva i principali gruppi politici dal collaborare con l’estrema destra. Quel “cordone sanitario” è sembrato sgretolarsi nel 2025, quando i negoziati con gli alleati centristi fallirono in merito al primo pacchetto “omnibus” che disciplinava alcune norme sulla rendicontazione ambientale.
Per raggiungere un accordo, il PPE si rivolse al gruppo di destra ECR e alle formazioni di estrema destra “Patrioti per l’Europa” ed “Europa delle Nazioni Sovrane”, aprendo così la strada a future alleanze analoghe.
LE VOTAZIONI SUL CBAM HANNO EVIDENZIATO LE FRATTURE INTERNE AL PPE
Per quanto riguarda l’ETS, c’è il rischio concreto che lo scenario si ripeta. Durante un dibattito parlamentare sull’ETS, l’eurodeputato ceco Alexandr Vondra (ECR) di recente ha prospettato la possibilità di collaborare con Liese per raggiungere un accordo sostenuto dal suo gruppo di destra.
“Mi rivolgo in particolare al PPE, poiché detiene la chiave per il successo della riforma del sistema ETS”, ha dichiarato, esponendo poi una serie di richieste favorevoli all’industria, tra cui una traiettoria verso le emissioni zero molto meno stringente. “Se così fosse, contate pure su di me e sul mio gruppo”.
Gli emendamenti presentati questa settimana da Vondra riflettono una simile disponibilità a collaborare con il PPE e scarso interesse per la riduzione delle emissioni. Se Liese decidesse di spostare il proprio compromesso verso destra e di avvalersi dei voti dell’ECR, ciò potrebbe anche placare le tensioni interne al suo stesso partito.
Secondo tre fonti parlamentari, le delegazioni polacca, spagnola e italiana del PPE sono insoddisfatte di quella che considerano una proposta di Liese eccessivamente orientata alla tutela del clima. Le recenti votazioni in Parlamento sul Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) hanno messo a nudo delle fratture interne al gruppo: alcuni esponenti del PPE hanno infatti sostenuto i gruppi di destra o si sono astenuti su una disposizione chiave del provvedimento.
LA POSIZIONE DEI PARTITI UE DI ESTREMA DESTRA
Tuttavia, resta da vedere quanto i gruppi di estrema destra saranno disposti a collaborare con il PPE. Il gruppo “Europa delle Nazioni Sovrane” – che annovera tra i suoi membri il partito tedesco di estrema destra Alternative für Deutschland – è ostile all’ETS e ne chiede la totale abolizione.
Il gruppo dei “Patrioti” – di cui fa parte il Rassemblement National francese – potrebbe invece offrire a Liese uno spiraglio: pur chiedendo generalmente di frenare o bloccare la politica in questione (in particolare il futuro ETS2), così come tutta la normativa del Green Deal, la loro posizione potrebbe lasciare margini di manovra.
“ETS: tre lettere, una sigla che trasuda burocrazia avulsa dalla realtà, con una domanda che ritorna costantemente: chi pagherà?”, disse lo scorso maggio, in un discorso al Parlamento, Jordan Bardella, esponente di spicco dell’estrema destra francese e astro nascente della politica.

