L’esecutivo valuta la proroga al 2029 dell’aliquota Irap maggiorata per le imprese energetiche, dal 3,9% al 5,9%. Sul fronte bollette, l’intesa con Bruxelles prevede un meccanismo temporaneo legato al prezzo del gas, con una soglia di circa 59 euro/MWh. Sul tavolo anche il divieto di trasferire determinati costi fiscali sulle tariffe e misure per sostenere rinnovabili ed efficienza energetica
Il Governo valuta l’estensione al biennio 2028-2029 dell’aumento dell’aliquota Irap per le imprese del comparto energetico, attualmente previsto per i periodi d’imposta 2026 e 2027. L’ipotesi rientra nella ricerca di coperture per la manovra finanziaria. La maggiorazione di due punti percentuali porterebbe l’aliquota dal 3,9% al 5,9%, e l’eventuale proroga riguarderebbe anche il divieto, attualmente allo studio, per le società regolate di recuperare la maggiorazione fiscale attraverso le tariffe. La misura risponderebbe alla richiesta avanzata dal settore bancario di distribuire il contributo alla manovra anche su altri comparti economici.
PRICE CAP SUL GAS, SOGLIA A CIRCA 59 EURO/MWH
Il Governo ha raggiunto inoltre un accordo con la Commissione europea sul meccanismo temporaneo per contenere il costo del gas utilizzato nella generazione termoelettrica. Come riportato da Il Sole 24 Ore, la revisione dell’articolo 6 del decreto Bollette punta a fissare la soglia nell’intorno di 59 euro per megawattora, per una durata di 18 mesi. L’obiettivo è ridurre le distorsioni sul mercato elettrico europeo, limitando l’impatto del prezzo del gas sul costo dell’elettricità. Il meccanismo non costituisce un tetto fisso e incondizionato al prezzo dell’energia, ma uno strumento temporaneo legato alle quotazioni del gas. Il funzionamento dovrà rispettare i vincoli europei per evitare distorsioni negli scambi elettrici tra Paesi interconnessi.
BOLLETTE, RISPARMIO ATTESO E RIPARTIZIONE DEI COSTI
La misura punta a favorire soprattutto i clienti con contratti di fornitura a prezzo variabile, indicizzati al Prezzo unico nazionale (Pun), ed il risparmio atteso per queste famiglie sarebbe di almeno il 10%, sommando gli effetti del price cap e della riduzione del differenziale tra il prezzo del gas italiano, indicato con il riferimento Psv, e quello dell’hub olandese Ttf.
Il provvedimento prevede inoltre che i costi del meccanismo non vengano trasferiti indistintamente a tutti gli utenti attraverso gli oneri di sistema: i produttori di elettricità che operano anche come venditori ai clienti finali, comprese le utility, dovrebbero sostenere direttamente i costi senza poterli recuperare. La scelta mira a tutelare le famiglie e le imprese con contratti a prezzo fisso, che rappresentano oltre il 60% del mercato. Resta tuttavia il rischio che il nuovo onere riduca in futuro l’interesse dei fornitori a proporre offerte a prezzo fisso.
RINNOVABILI ED EFFICIENZA, LE ALTRE MISURE ALLO STUDIO
La ricerca di coperture per la manovra si accompagna alla valutazione di misure per accelerare gli investimenti nella transizione energetica.Tra le ipotesi figurano il ritorno dell’ecobonus con detrazione fiscale al 65%, il potenziamento del conto termico e un contributo in conto capitale per l’acquisto di pompe di calore in sostituzione delle caldaie a gas.
Altro intervento allo studio è quello per l’estensione dell’energy release, il meccanismo che garantisce forniture di energia a prezzo calmierato di 65 euro/MWh alle imprese energivore in cambio dell’impegno a realizzare nuovi impianti da fonti rinnovabili. L’ipotesi sarebbe quella di ampliare lo strumento anche alle Pmi non energivore, eventualmente in forma aggregata, partendo da una platea di almeno 100mila imprese, con esclusione di quelle che già beneficiano della misura. Le modalità definitive di attuazione e la conferma delle singole misure restano subordinate alle decisioni del Governo e agli atti normativi pertinenti.

