Lo studio del think tank tedesco chiede di finanziare le infrastrutture di trasporto nei Paesi terzi e di legare le garanzie pubbliche alla diversificazione geografica dei fornitori. Intanto Berlino e L’Aia hanno stanziato 600 milioni per una gara congiunta nel 2027.
Tra i corridoi di Berlino e Bruxelles si discute da tempo di come costruire un mercato europeo dell’idrogeno, ma il rischio, avverte un nuovo studio, è di scambiare una dipendenza con un’altra.
Proprio mentre Bruxelles prepara una nuova politica europea sull’idrogeno, il Centrum für Europäische Politik (Cep), istituto di ricerca con sedi a Berlino e Friburgo, chiede una strategia comune per le importazioni di idrogeno che tenga insieme costi, sicurezza degli approvvigionamenti e varietà dei fornitori. Un’impostazione che, dopo la crisi del gas seguita all’invasione russa dell’Ucraina, in Germania suona come una lezione già pagata a caro prezzo.
LA PRIORITÀ: NON DIPENDERE DA UNO SOLO
Secondo André Wolf, esperto di energia del Cep, l’obiettivo principale deve essere “evitare nuove dipendenze unilaterali nelle forniture”. La ricetta passa da “un sostegno mirato alle infrastrutture per il trasporto dell’idrogeno nei paesi terzi, in modo da ampliare in modo sensibile la platea dei possibili esportatori”.
L’aiuto avrebbe più senso “nelle regioni più lontane”, laddove il potenziale delle rinnovabili è elevato e il quadro istituzionale offre garanzie di stabilità.
I calcoli del modello alla base dello studio indicano che “un sostegno alle infrastrutture esteso a livello globale impedirebbe nel lungo periodo il predominio di una singola area di provenienza” e favorirebbe un “mix articolato” di partner commerciali.
LE DOPPIE ASTE E IL MODELLO H2GLOBAL
Lo strumento di incentivo indicato come centrale è la doppia asta competitiva. “Per superare gli alti costi iniziali dell’import e la disponibilità a pagare ancora limitata dell’industria europea, il modello tedesco H2Global dovrebbe essere esteso all’intera Ue”, sostiene Wolf.
Il meccanismo prevede che lo Stato copra la differenza tra il prezzo ancora elevato dell’idrogeno a basse emissioni e la cifra che le imprese industriali tedesche sono oggi disposte a sborsare, rendendo così sostenibile l’avvio degli scambi.
Per Berlino, che ha promosso H2Global, si tratterebbe di vedere replicata su scala continentale un’esperienza nata in casa. Per Bruxelles, è una direzione già avviata: la European Hydrogen Bank prevede infatti un pilastro dedicato alle importazioni da paesi terzi, mentre la Commissione valuta aste comuni ispirate al modello tedesco.
GARANZIE PUBBLICHE E RISCHIO PAESE
A completare il quadro ci sono le garanzie statali sugli investimenti contro i rischi politici nei paesi d’origine. Queste coperture possono favorire gli investimenti privati nelle infrastrutture dei paesi terzi e ridurre la necessità di sussidi diretti alle importazioni.
Wolf mette però in guardia: se usate senza coordinamento, rischiano di accrescere l’esposizione ai rischi paese nel portafoglio di importazioni tedesco. Per questo l’esperto ritiene indispensabili criteri vincolanti di diversificazione geografica nella concessione delle garanzie e una cooperazione diplomatica più stretta con i paesi di provenienza.
Il tema è ormai centrale anche per Bruxelles: la European Hydrogen Bank è pensata per sostenere investimenti nell’Ue e nei paesi terzi, colmando le lacune di finanziamento e collegando la futura offerta di idrogeno rinnovabile ai consumatori europei.
La conclusione dello studio è netta: “L’Europa non ha bisogno di una corsa ai sussidi, ma di un mix di strumenti coordinato in modo strategico”. E ancora: “Solo se concorrenza, sostegno mirato alle infrastrutture e copertura dei rischi politici lavorano insieme, l’Ue potrà costruire un approvvigionamento di idrogeno economico e resiliente”.
DALLA STRATEGIA AGLI STRUMENTI
Nel frattempo, il dibattito è passato dalla teoria alla messa a punto degli strumenti. La Commissione europea sta progettando il pilastro internazionale della European Hydrogen Bank, con aste comuni per le importazioni ispirate al modello H2Global. Berlino e L’Aia hanno già destinato 600 milioni di euro a una gara congiunta prevista nel 2027. E, con la consultazione avviata a ottobre 2026 per una nuova strategia europea sull’idrogeno, la domanda non è più soltanto se diversificare le forniture, ma come finanziare e disciplinare concretamente quel mercato.

