Gli stoccaggi tedeschi sono al 61,6%, otto punti sotto l’obiettivo. Dopo la svolta della ministra Reiche, che ha ordinato a Sefe di acquistare 8 terawattora, in Germania si apre lo scontro politico. La prova decisiva arriverà a gennaio.
Berlino tace, ma i suoi argomenti si leggono lo stesso. Il governo tedesco non ha replicato alle accuse di Alessandro Noce, direttore generale del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase), secondo cui i ritardi tedeschi negli stoccaggi hanno spinto il TTF olandese sopra i 100 euro al megawattora, soglia che non si vedeva dal dicembre 2022.
Nemmeno l’agenzia Reuters ha ottenuto una risposta immediata dal ministero federale dell’Economia e dell’Energia, guidato da Katherina Reiche. Le dichiarazioni delle ultime settimane, però, insieme a quelle delle authority, degli esperti e della stampa tedesca, permettono di ricostruire una linea difensiva precisa e un dibattito interno molto acceso.
Noce aveva sostenuto che la Germania ha riempito i depositi troppo tardi, per non gravare sui conti delle aziende di Stato in vista della privatizzazione. Gli acquisti di recupero, a suo giudizio, varrebbero da soli 30 euro sul prezzo.
LE SCORTE CI SONO, IL PREZZO LO FA LA GEOPOLITICA
La Bundesnetzagentur, l’agenzia federale delle reti, non nasconde il ritardo. Al 28 ottobre gli stoccaggi sono al 61,6%, pari a 152,5 terawattora, circa otto punti sotto il 70% fissato come obiettivo per il 1° novembre. Raggiungerlo, però, “non è strettamente necessario” per la sicurezza degli approvvigionamenti, precisa l’authority.
Il presidente Klaus Müller, in una valutazione di ottobre ripresa dalla Berliner Zeitung, ha ricordato che le riserve superano i prelievi dell’intero inverno scorso e che i terminali di rigassificazione lavorano al 45% della capacità.
Sui prezzi la tesi tedesca è implicita ma netta: pesa la situazione internazionale, non gli acquisti di Berlino. Andreas Schröder, analista di ICIS, società di analisi dei mercati energetici, ha indicato alla WirtschaftsWoche l’eventuale chiusura invernale dello stretto di Hormuz come “il principale motore dei prezzi”. Il Bundesverband der Energie- und Wasserwirtschaft (Bdew), che rappresenta le utility, esclude a sua volta strozzature dell’offerta.
LA MARCIA INDIETRO: DAL MERCATO ALL’ORDINE A SEFE
La strada percorsa dal governo mostra però un cambio di passo. Reiche, da sempre diffidente verso gli interventi statali, il 16 settembre aveva scommesso sugli incentivi di mercato. Il 30 settembre ha invece ordinato alla controllata pubblica Securing Energy for Europe (Sefe) di acquistare e stoccare 8 terawattora entro il 15 dicembre. Una decisione che, spiega il ministero, vuole anche lanciare “un segnale chiaro” agli altri operatori.
Secondo Die Zeit l’operazione costerà circa 500 milioni di euro. La Deutsche Welle ha parlato di una svolta concordata “con il cancelliere Merz”, formula che ha alimentato le speculazioni sul ruolo della Cancelleria. Fatto sta che Rehden, il più grande deposito tedesco, gestito proprio da Sefe, che era fermo al 19,85% da allora sta recuperando.
LE ACCUSE DELL’OPPOSIZIONE E LA PROVA DEL NOVE DI GENNAIO
Tra gli addetti ai lavori i giudizi divergono. Michael Lewis, amministratore delegato di Uniper, primo operatore di stoccaggio del Paese, ha detto alla Frankfurter Allgemeine Zeitung che “le scorte crescono da marzo, ma troppo lentamente”. Uniper ha inoltre chiesto la chiusura del sito di Breitbrunn, fermo al 10%. L’associazione Initiative Energien Speichern (Ines) denuncia da mesi incentivi insufficienti al riempimento, mentre un’analisi di Joachim Endress pubblicata da Montel ipotizza per l’inverno un deficit tedesco di 26 terawattora.
La Berliner Zeitung parla di “prezzi ai massimi da quattro anni” e definisce “scommessa rischiosa” la decisione presa da Reiche nel luglio dello scorso anno di sospendere la fase di allarme del piano di emergenza sul gas, puntando sul mercato. Il quotidiano berlinese ricorda anche che le tariffe per i nuovi clienti sono salite del 55% nel 2026.
Il confronto è stato acceso anche sul fronte politico. Dall’opposizione, il verde Michael Kellner ha attaccato più volte nel corso dei mesi scorsi la ministra: “È appiccicata al gas come le lumache alle foglie di lattuga”, aveva detto in una colorita dichiarazione ripresa dal portale news t-online, “è tempo di risparmiare gas, ma questo governo non vuole saperne”. Il ministero aveva ribattuto che i prezzi elevati “sono già un incentivo a ridurre la domanda”, anche se a settembre il commissario europeo Dan Jørgensen aveva chiesto misure per contenere i consumi.
Insomma: Roma contesta i prezzi, Berlino risponde sulle quantità. Le famiglie tedesche sentiranno il rincaro soprattutto nelle bollette del 2027. La prova dei fatti arriverà con i mesi più freddi, a gennaio.

