Il quotidiano zurighese critica il piano Reiche sulle centrali a gas, che peserà 800 milioni l’anno sulle bollette, e propone nucleare, lignite e gas da fracking. Famiglie tedesche a 36,2 centesimi per kWh, seconde in Europa.
Per la Neue Zürcher Zeitung (Nzz) la Energiewende tedesca resta un caso aperto, e il giornale non ha alcuna intenzione di chiuderlo. A un mese dalla lunga analisi con cui aveva passato al setaccio la politica energetica tedesca, il quotidiano zurighese, tra i più autorevoli d’Europa in lingua tedesca, torna alla carica con lo strumento più incisivo di cui dispone: l’editoriale. E lo aggancia all’attualità degli esiti della gara per le nuove centrali a gas.
Il titolo è un programma: “È ora di dare una svolta alla politica energetica tedesca”. Nel mirino c’è il governo di Friedrich Merz e, più da vicino, il progetto della ministra dell’Economia e dell’Energia Katherina Reiche, che affida al gas il compito di coprire i vuoti di vento e sole, con il conto girato ai consumatori.
Il quotidiano zurighese parte da una constatazione severa. Ci sono molti modi di rovinare un sito produttivo, e uno dei più efficaci consiste nel far lievitare il costo dell’energia fino a convincere le imprese a fare le valigie. La Germania, sostiene la Nzz, ci è riuscita: “nella prima economia del continente, la transizione avviata un quarto di secolo fa ha trasformato l’elettricità in un bene di lusso”.
PREZZI DA RECORD
I numeri citati sono impietosi. Le famiglie tedesche pagano in media 36,2 centesimi per chilowattora, il secondo livello più alto d’Europa dopo l’Irlanda. Non va meglio all’industria: le aziende a elevato consumo hanno speso lo scorso anno 15,2 centesimi, e solo in Polonia si è pagato di più.
Il confronto emerge da uno studio dell’Università della Ruhr di Bochum, commissionato dall’Iniziativa a favore dell’economia di mercato (Initiative Neue Soziale Marktwirtschaft, Insm), un think tank orientato al libero mercato e contigua all’ala liberale della Cdu. A pesare sono in particolare le tariffe di rete, che per i grandi consumatori toccano i 3 centesimi, quasi il doppio della media europea, e che sono destinate a salire ancora, tra nuove linee per portare l’energia eolica dal nord al sud del paese e centrali di riserva da garantire.
LA GARA PER LE CENTRALI A GAS
Il nodo è proprio qui. Finora a fare da tappabuchi sono state le centrali a carbone, osserva il quotidiano svizzero, che però, “nel nome della salvezza climatica mondiale, dovranno chiudere entro il 2038”. Al loro posto è attesa una nuova “flotta a gas”, che ancora non esiste.
A inizio settembre il governo ha bandito una gara per 4,5 gigawatt di potenza, da avviare dal 2031, promettendo sussidi ai gestori per rendere l’investimento conveniente. Martedì 3 novembre sono stati resi noti gli esiti: le offerte hanno sfiorato il triplo del volume previsto e la forte concorrenza permetterà di spendere meno del preventivato.
Resta comunque “un onere di 800 milioni di euro l’anno”, da coprire con un prelievo in vigore dal 2031. Sulla bolletta, ovviamente.
LA RICETTA DELLA NZZ
Mentre altri paesi abbassano i costi “puntando su un ritorno al nucleare” e si preparano alla prossima rivoluzione industriale, fatta di intelligenza artificiale, centri di calcolo e mobilità elettrica, Berlino, scrive il quotidiano, “resta ostinatamente aggrappata a una transizione guidata dall’ideologia”.
Le centrali a gas, in sé, non sarebbero un problema, “se bruciassero metano estratto in patria con il fracking”: più economico dell’import, meno dannoso per il clima e più sicuro, perché “risparmierebbe alla Germania la corsa al gas liquefatto”, sempre più scarso. Ma il governo evita l’argomento, per timore dello scontro con ambientalisti e le organizzazioni non governative di sinistra. Lo stesso vale per il nucleare e per la prosecuzione delle centrali a carbone, con cattura e stoccaggio sottoterra della CO2.
“Nucleare, lignite e gas nazionale”, conclude la Nzz, “garantirebbero un’energia stabile, pulita e a prezzi sostenibili”. Di qui l’invito finale: avviare la svolta dalla “Wende” energetica.

