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accise diesel

Stangata diesel, conto alla rovescia: giovedì addio allo sconto, il pieno rischia di volare a 2,33 euro

Il conto alla rovescia è partito: giovedì finisce lo sconto sul diesel e il rischio è un nuovo balzo dei prezzi alla pompa. Il Governo cerca una via d’uscita tra proroga, aiuti mirati e i 36 miliardi di extradeficit della clausola Ue

Il nodo è ormai soprattutto temporale: il taglio delle accise sul diesel, pari a 17,1 centesimi al litro, termina alla mezzanotte di giovedì 10 settembre e il Governo non ha ancora sciolto l’alternativa tra una nuova proroga e il passaggio agli aiuti mirati. Secondo quanto riferito da la Repubblica, una parte della maggioranza spinge per un decreto in tempi brevi, mentre l’altra punta a prendere più tempo per costruire un sistema di sostegni rivolto alle fasce di reddito considerate più bisognose. Il rischio immediato è un nuovo aumento del prezzo alla pompa: secondo i listini del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati a questa mattina il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,058 €/l per la benzina e 2,169 €/l per il gasolio.

DIESEL, GIOVEDÌ SCATTA IL PREZZO PIENO

Senza una proroga, il gasolio  salirebbe “a prezzo pieno sopra i 2,33 euro al litro”. Il precedente intervento sul diesel per tutti era già stato prorogato il 5 settembre 2026 per altri cinque giorni. La nuova partita riguarda quindi la possibilità di evitare un vuoto tra la fine dello sconto generalizzato e l’eventuale arrivo di misure selettive. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono i buoni benzina per i lavoratori dipendenti, mentre deve ancora essere definita la soglia Isee per l’accesso ai fringe benefit. Resta inoltre da decidere se includere partite Iva e autonomi.  Secondo Matteo Salvini: «Non si possono escludere agenti di commercio, tassisti e partite Iva perché i lavoratori autonomi non sono lavoratori di serie b». Intanto l’ipotesi di un credito d’imposta è tramontata e si cerca uno strumento alternativo.

ENERGIA, LA CLAUSOLA VALE 36 MILIARDI

La partita sui carburanti si intreccia con quella dei conti pubblici e della clausola europea per energia e difesa. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, al prossimo Consiglio dei ministri, indicato per giovedì 10 settembre, potrebbe essere esaminato l’elenco delle destinazioni dei 36 miliardi di extradeficit in tre anni consentiti dalla clausola di salvaguardia, in vista della richiesta ufficiale che Roma trasmetterebbe a Bruxelles. La questione riguarda anche le misure strutturali destinate a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. La Commissione europea ha indicato nel quadro della crisi energetica la possibilità di estendere la clausola di salvaguardia nazionale per la difesa a determinate misure di sicurezza energetica, con l’obiettivo di rendere il sistema più resiliente e accelerare la transizione dai combustibili fossili.

MISURE STRUTTURALI E CARO PREZZI

È qui che si apre il divario tra le due emergenze: da una parte il costo immediato del diesel, dall’altra risorse che possono essere utilizzate per interventi strutturali sul sistema energetico. Il Sole 24 Ore sottolinea che i margini di bilancio resi disponibili dalla clausola Ue sono destinati alle misure chiamate a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, ma si tratta di interventi che guardano al futuro. Nel frattempo, le spese per limitare la pressione sui cittadini sono state ingenti.

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