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CCS

Il Governo accelera sulla CCS e punta su Ravenna

Il Governo vuole bruciare le tappe sulla CCS e Ravenna sarà l’hub italiano per la decarbonizzazione

Il governo stringe i tempi per dare slancio alla filiera della Ccus e punta su Ravenna. Il disegno di legge sulla cattura, utilizzo e stoccaggio della CO₂ approvato dal CdM è ora in fase di bollinatura della Ragioneria generale dello Stato. Successivamente, dovrà passare al vaglio della Conferenza Unificata delle Regioni, prima di poter approdare in Parlamento.

PICHETTO ACCELERA SULLA CCS

Il Governo considera la Ccs un tassello cruciale nella corsa alla decarbonizzazione. Infatti, la tecnologia, che consente di trattenere le emissioni di anidride carbonica e confinarle in siti geologici sicuri, è vista come la chiave per ridurre l’impatto dei cosiddetti settori *hard to abate* – dal cemento all’acciaio – in cui la CO₂ è parte inevitabile dei cicli produttivi. Per questa ragione, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è pronto a imprimere una sterzata decisiva. L’obiettivo è definire rapidamente un quadro normativo stabile che dia certezze agli operatori e permetta alla Ccus di decollare senza ritardi.

GOVERNO PUNTA SU RAVENNA PER LA CCS

Il baricentro della strategia del Governo sulla CCS è Ravenna, dove prende forma il più grande progetto italiano di cattura e stoccaggio della CO₂. Qui la joint venture tra Eni e Snam punta a raggiungere 4 milioni di tonnellate l’anno al 2030, con una traiettoria di crescita che guarda ben oltre.

La posta in gioco è alta. Se Ravenna riuscirà a consolidarsi come hub nazionale ed europeo – per la Ccus, l’Italia potrà rafforzare la propria posizione nella transizione energetica, con benefici non solo ambientali ma anche industriali, creando una filiera innovativa e attrattiva per gli investimenti.

CCS, A CHE PUNTO E’ RAVENNA

Ad agosto 2024, a soli 18 mesi dalla decisione finale di investimento, è partita la fase 1 su scala industriale. Circa 20.000 tonnellate di CO₂ l’anno catturate dall’impianto Eni di Casalborsetti e convogliate per lo stoccaggio nel giacimento esaurito di Porto Corsini Mare Ovest, al largo dell’Adriatico. Un investimento da 1,5 miliardi di euro, che rappresenta il primo tassello di una roadmap più ambiziosa.

La fase 2 prevede un salto dimensionale: centrare il target fissato dal Pniec e, in prospettiva, ampliare la capacità fino a 16 milioni di tonnellate l’anno, sfruttando il potenziale dei giacimenti esausti dell’Adriatico, stimato in oltre 500 milioni di tonnellate di stoccaggio.

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