Skip to content
accise diesel

CdM sulle accise, il governo cerca una via d’uscita: proroga breve e aiuti mirati sul tavolo

Il governo si prepara a prorogare ancora per pochi giorni lo sconto sul diesel, mentre prende forma una soluzione diversa per settembre.
La partita non è più soltanto quella di evitare un rincaro alla pompa: sul tavolo ci sono le coperture, il rischio di finanziare misure generalizzate e il confronto sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Cosa decidera il CdM di oggi e cosa dicono gli economisti

Il Consiglio dei ministri è pronto a dare il via libera a una nuova proroga dello sconto sul gasolio, con l’ipotesi di allungare la misura di una settimana o dieci giorni, fino ai primi di settembre. È la soluzione che consentirebbe di evitare il ritorno immediato dell’accisa ordinaria, pari a 672,90 euro per mille litri, e di guadagnare tempo per costruire un intervento più selettivo. Il taglio attualmente in vigore porta l’accisa sul diesel a 532,90 euro per mille litri e vale circa 17 centesimi al litro alla pompa considerando anche l’effetto sull’Iva.

OGGI LA PROROGA, A SETTEMBRE LA SVOLTA

La scelta politica sembra quindi abbastanza chiara: un’altra misura ponte adesso, una soluzione mirata dopo. La linea è confermata da Salvini: “Faremo un Consiglio dei ministri, intanto prorogheremo lo sconto diesel. Poi stiamo ragionando più a lungo termine, occorrono dei soldi ovviamente e i soldi vanno chiesti laddove ci sono”.

Il punto è che il governo deve trovare i soldi per entrambe le fasi. La proroga di fine agosto serve a evitare l’impatto immediato del ritorno dell’accisa, ma la discussione vera si sposta sui primi giorni di settembre, quando saranno disponibili nuovi dati sull’extragettito Iva. È lì che si capirà quanto spazio ci sarà per una misura più lunga e soprattutto chi ne potrà beneficiare.

COSA È SUCCESSO FINORA: DAL TAGLIO ALLA LETTERA A BRUXELLES

La storia dell’estate è fatta di proroghe. Il 27 luglio il governo ha varato il primo intervento, con una riduzione dell’accisa sul gasolio di 14 centesimi al litro e un effetto complessivo alla pompa di circa 17 centesimi. Il 4 agosto è arrivata una seconda proroga fino al 24 agosto, per un costo di 190,2 milioni di euro nel 2026. Infine, il decreto firmato il 23 agosto da Giancarlo Giorgetti e Gilberto Pichetto Fratin ha utilizzato 20,8 milioni di euro di maggior gettito Iva di luglio per mantenere lo sconto anche il 25 e 26 agosto.

Nel frattempo Roma ha provato a spostare una parte della partita a Bruxelles. Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno chiesto alla Commissione europea un’azione coordinata sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. La risposta europea, arrivata nei giorni scorsi, è stata che la materia rientra nelle competenze degli Stati membri: in sostanza, i singoli governi potranno intervenire nel rispetto delle regole Ue.

È un passaggio politicamente rilevante perché toglie al governo italiano l’alibi di dover aspettare Bruxelles. Ma non significa che Roma sia pronta a introdurre una tassa nazionale: Antonio Tajani ha parlato piuttosto di un possibile contributo concordato con le compagnie: dentro Forza Italia la linea resta quella della prudenza.

COTTARELLI E TABARELLI: GLI SCONTI NON SONO LA CURA

E gli economisti avvertono: continuare con gli sconti può alleviare il conto degli automobilisti, ma non risolve il problema energetico che sta facendo salire i prezzi. Il problema della strategia scelta dal governo emerge con particolare nettezza dalle valutazioni pubblicate nelle ultime ore. Carlo Cottarelli è contrario al taglio delle accise per due motivi: le risorse pubbliche sono limitate e uno sconto generalizzato non concentra gli aiuti su chi ne ha realmente bisogno. Ma c’è anche una questione economica: se il prezzo sale perché il prodotto è diventato più raro, ridurlo artificialmente attenua il segnale che dovrebbe spingere a consumare meno.

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma, arriva a una conclusione ancora più netta. Intervistato oggi da la Repubblica, sostiene che, se fosse al governo, rinvierebbe comunque la scadenza dello sconto, ma da economista considera la misura sbagliata: «i consumatori devono pagare di più e ridurre i consumi». Tabarelli indica anche un esempio concreto: passare in autostrada da 130 a 100 chilometri orari consentirebbe, secondo la sua valutazione, di risparmiare il 30% di benzina. E avverte che il primo effetto del caro-carburanti potrebbe arrivare sul prezzo del cibo, alimentando l’inflazione.

CASASCO: AIUTI MIRATI SÌ, TASSA SUI PETROLIERI NO

La posizione di Maurizio Casasco, responsabile Economia di Forza Italia, fotografa invece il confine politico dentro la maggioranza. In un’intervista pubblicata oggi dal *Corriere della Sera*, Casasco sostiene che si possono fare interventi per «i settori più in sofferenza» e per «i redditi medio-bassi», ma avverte che «vanno però trovate le risorse». La prudenza, spiega, è legata anche alla necessità di non aumentare il deficit e all’attesa del giudizio di Eurostat del 22 settembre sulla possibilità per l’Italia di uscire anticipatamente dalla procedura per deficit eccessivo.

Sul fronte degli extraprofitti, Casasco conferma la linea di Forza Italia: niente prelievo nazionale imposto dall’alto e apertura al dialogo con le società petrolifere, sul modello del confronto avuto con le banche. «Il concetto di extraprofitti non ci appartiene», afferma nell’intervista. E lega il tema fiscale a quello industriale: secondo la sua posizione, colpire le compagnie potrebbe ridurre gli investimenti proprio quando servono più capacità di raffinazione e stoccaggio.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su