Scenari

C’è troppo gas: la scommessa delle major rischia di essere un boomerang

L’eccesso di produzione sta abbassando i prezzi del gas andando a incidere sui conti delle aziende petrolifere. Tutto ciò di fronte a una domanda attualmente stabile

Negli ultimi anni, le aziende petrolifere hanno rivendicato una certa supremazia nel settore del gas naturale, cercando di costruire una presenza nel segmento, in previsione del passaggio globale a fonti energetiche meno inquinanti. Ora, tuttavia, questa affermazione potrebbe tramutarsi in un boomerang per le major.

CALI DELLE ENTRATE PER LE MAJOR, COLPA DEI BASSI PREZZI DEL GAS

Rachel Adams-Heard di Bloomberg ha scritto la scorsa settimana che le grandi aziende petrolifere hanno subito un netto calo del loro fatturato nel secondo trimestre dell’anno, a causa dei bassi prezzi record di gas naturale e Gnl: è il risultato della combinazione tra produzione in rapida crescita e domanda che deve ancora recuperare il ritardo.

PRODUZIONE SHALE USA STA ABBATTENDO I PREZZI, RISCHIO DI ECCESSO DI OFFERTA ANCHE NEL 2020

Il problema potrebbe rivelarsi particolarmente acuto per i produttori americani. Non è una novità che l’alta produzione record della zona dello shale abbia portato i prezzi ai minimi, intaccando profondamente i profitti dei produttori. Un dirigente di settore, Toby Rice, il CEO del più grande produttore di gas del paese, EQT, ha recentemente definito il boom dello shale “un disastro totale per i drillers e gli investitori”. E probabilmente non è tutto. Le compagnie energetiche statunitensi stanno letteralmente producendo troppo gas in un momento in cui la domanda interna è in fase di stallo e la domanda globale è soddisfatta da una crescente varietà di esportazioni di gas tramite gasdotti e navi. Anche i progetti Gnl negli Stati Uniti stanno risentendo degli effetti dei bassi prezzi del gas. Come recentemente previsto da RBC, quest’anno il mercato del gas naturale rimarrà tarato su “un eccesso di offerta, che si estenderà anche nel 2020”.

È BOOM PER IL GNL

Se si parla invece di Gnl, il gas liquefatto rappresenta il percorso di crescita preferito dalle grandi imprese. Due notizie degli ultimi giorni esemplificano cosa significhi il Gnl per i piani a lungo termine di Big Oil per diventare Big Gas. Noble Energy e l’israeliana Delek, anche se non esattamente due giganti del settore, hanno annunciato i piani per il lancio di un impianto Gnl galleggiante rifornito dal combustibile prodotto dal giacimento Leviathan gestito congiuntamente. Per ora, i due stanno considerando di produrre una capacità annua compresa tra 2,4 e 5 milioni di tonnellate di gas liquefatto. Per finanziare il progetto, le due aziende starebbero pensando a un contratto di noleggio a lungo termine con una compagnia di navigazione attiva nel settore Gnl. Dall’altra parte del mondo, Exxon e Total stanno negoziando, invece, con il governo della Papua Nuova Guinea per espandere il loro impianto Gnl, che ha una capacità nominale di 6,9 milioni di tonnellate all’anno. L’espansione di Papua LNG, porterebbe la capacità totale a 16 milioni di tonnellate all’anno.gas

IN ASIA PREZZI DEL GAS AL LIVELLO PIU’ BASSO DEGLI ULTIMI 10 ANNI

A fine luglio, Bloomberg ha riferito che i prezzi del gas in Asia hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi dieci anni. Un fattore che sicuramente danneggerà gli esportatori di Gnl, specialmente quelli che commercializzano la loro produzione sui mercati spot: cioè per la gran parte, produttori statunitensi. In passato le major, per la stragrande maggioranza, sono state fortunate ad aver potuto utilizzare contratti a lungo termine ancorati ai prezzi del greggio in quanto questo legame ha frenato l’effetto negativo dei prezzi del gas sui loro profitti mitigandoli. Ma ora le cose stanno cambiando.

ANCHE LA DOMANDA È STABILE

A parte i problemi di prezzo, come anticipato, c’è anche il problema della domanda. In Europa è relativamente forte, ma con scarso potenziale di crescita, dato che l’Ue continua a portare avanti la sua agenda per le rinnovabili. Gli analisti sono unanimi nel ritenere che l’Asia continuerà a guidare la domanda di gas proprio come fa con la domanda di petrolio, con la Cina naturalmente in pole position. Pechino dovrebbe diventare, infatti, il primo importatore mondiale di Gnl nei prossimi cinque anni, così come gli Stati Uniti diventeranno il maggiore esportatore entro il 2024, con export annuali stimati in oltre 100 miliardi di metri cubi all’anno. Anche se tutto dipenderà dall’esito delle tensioni commerciali in atto tra i due paesi per le quali potrebbero essere proprio gli Usa a perdere di più in termini economici.