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Transizione energetica globale 2026

Che cos’è un “Super El Niño” e come influenzerà il clima

Sebbene l’Organizzazione Meteorologica Mondiale non utilizzi ufficialmente il termine “super”, questo mese ha previsto che l’El Niño in fase di sviluppo si intensificherà fino a diventare “un evento molto forte”

Il fenomeno meteorologico El Niño, attualmente in fase di sviluppo nell’Oceano Pacifico, potrebbe rivelarsi uno dei più intensi mai registrati, con il potenziale di causare inondazioni, siccità, caldo estremo e perdite nei raccolti in tutto il mondo.

Secondo il Climate Impact Lab dell’Università di Chicago, il fenomeno – che l’Organizzazione Meteorologica Mondiale prevede raggiungerà il picco di intensità entro l’inizio del 2027 – entro il mese di febbraio potrebbe provocare 451.000 decessi in eccesso.

COS’È IL FENOMENO CLIMATICO EL NIÑO?

Come spiega l’agenzia Reuters, El Niño rappresenta la fase calda del ciclo naturale noto come ENSO (El Niño-Southern Oscillation), un modello climatico che influenza le condizioni meteorologiche a livello globale.

Tende a causare un aumento delle temperature globali e ad alterare i regimi delle precipitazioni in vaste aree, provocando siccità in alcune zone e forti piogge in altre. El Niño si manifesta tipicamente con una frequenza compresa tra i 2 e i 7 anni, quando l’indebolimento degli alisei porta a un riscaldamento delle acque nel Pacifico orientale.

COSA RENDE UN EL NIÑO “SUPER”

Le temperature elevate nell’Oceano Pacifico costituiscono il segnale rivelatore della formazione di El Niño. Questo mese le temperature superficiali del mare nel Pacifico equatoriale hanno superato di 3,05°C i livelli normali.

Secondo i dati della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) statunitense, si tratta dell’anomalia termica più elevata mai registrata per un evento El Niño, ben al di sopra della soglia di 0,5°C utilizzata per definire il fenomeno. L’agenzia governativa aveva ufficialmente dichiarato l’inizio delle condizioni di El Niño nel mese di giugno.

Secondo la NOAA, temperature nel Pacifico equatoriale superiori di 0,5°C rispetto alla norma indicano un El Niño debole; si passa poi a un evento moderato (1,0°C), forte (1,5°C) e molto forte (2,0°C).

Sebbene l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) non utilizzi ufficialmente il termine “super”, questo mese ha previsto che l’El Niño in fase di sviluppo si intensificherà fino a diventare “un evento molto forte”, con impatti significativi su precipitazioni e temperature.

Il precedente forte El Niño (2023-2024), combinato con il cambiamento climatico, ha reso il 2024 l’anno più caldo mai registrato sul pianeta. In quell’anno, Bolivia e Venezuela hanno subito incendi disastrosi, inondazioni torrenziali hanno colpito Nepal, Sudan e Spagna, mentre ondate di calore in Messico e Arabia Saudita hanno causato migliaia di vittime.

EL NIÑO E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

El Niño è un fenomeno climatico naturale e non è causato dal cambiamento climatico. Tuttavia, il riscaldamento globale può rendere gli episodi di El Niño più intensi. Le emissioni di gas serra hanno fatto aumentare la temperatura media del pianeta di circa 1,4°C rispetto all’epoca preindustriale.

Questa temperatura di base più elevata amplifica gli effetti di El Niño, favorendo picchi di temperatura più alti e siccità o piogge più intense, con i conseguenti disastri quali incendi boschivi, inondazioni e fallimenti dei raccolti.

Secondo alcuni scienziati, la devastazione probabilmente causata dall’El Niño di quest’anno potrebbe offrire un’anticipazione di fenomeni estremi destinati a diventare la norma nei prossimi decenni – anche in assenza del fenomeno – a causa del riscaldamento globale di origine antropica.

COSA ASPETTARSI DA QUESTO EL NIÑO

La combinazione tra cambiamento climatico ed El Niño ha spinto l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) ad avvertire che il 2027 potrebbe essere l’anno più caldo mai registrato. Secondo il Climate Impact Lab, dei 451.000 decessi in eccesso legati al caldo che il prossimo El Niño potrebbe causare, si prevede che la Nigeria ne registrerà 31.400, seguita dall’Indonesia con 19.300 e dal Sudan con 17.600.

Secondo i ricercatori, interventi di emergenza, come sistemi di allerta precoce e misure di protezione per i lavoratori esposti all’aperto, potrebbero salvare decine di migliaia di queste vite. Tipicamente, regioni come il sud del Sudamerica e alcune aree dell’Asia centrale ricevono maggiori precipitazioni durante El Niño, il che può scatenare inondazioni disastrose. Nel 2024 le alluvioni nello stato brasiliano del Rio Grande do Sul causarono oltre 180 vittime e lo sfollamento di 600.000 persone.

ENTRO LA FINE DEL 2027 QUASI 50 MILIONI DI PERSONE RISCHIANO DI SOFFRIRE LA FAME ACUTA

L’Africa meridionale, l’America Centrale e l’Australia tendono invece a subire una riduzione delle precipitazioni, con conseguenze potenzialmente gravi per la resa dei raccolti e la produzione di energia idroelettrica.

Gli esportatori di riso prevedono che il raccolto in India – il principale produttore mondiale – quest’anno subirà il calo più marcato dal biennio 2009-2010, quando una siccità indotta da El Niño ridusse la produzione. Secondo le previsioni del Programma Alimentare Mondiale dell’ONU, quasi 50 milioni di persone rischiano di soffrire la fame acuta entro la fine del 2027 a causa del fenomeno El Niño in fase di sviluppo; tra le regioni più colpite figurano l’Africa meridionale e il Sudamerica.

El Niño intensifica inoltre le ondate di calore, anche in aree lontane dal Pacifico come l’Europa, e tende ad aumentare l’attività degli uragani nel Pacifico centro-orientale.

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