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Chi e come rifornisce Israele di petrolio “fantasma” per la guerra in Medio Oriente

Ecco come i colossi del trading aggirano i satelliti per alimentare le raffinerie di Tel Aviv con petrolio “fantasma”

Per mesi una flotta ombra di navi fantasma ha solcato il Mediterraneo trasportando segretamente milioni di barili di petrolio verso Israele. Greggio che finisce direttamente nelle raffinerie di Ashdod e di Haifa, per poi alimentare i caccia e i mezzi militari impegnati nella guerra in Medio Oriente. È quanto ha svelato da un’inchiesta investigativa firmata da IrpiMedia e dalla testata ticinese Area, basata sui dati esclusivi di Data Desk, il network di ricercatori britannici specializzato nel monitoraggio del settore Oil&Gas. Da dove partono le navi della flotta ombra? Come solcano indisturbate i mari?

CHI C’E’ NELLA FLOTTA OMBRA AL SERVIZIO DI ISRAELE

Esiste una “flotta ombra” che assicura milioni di barili di petrolio a Tel Aviv. È quanto emerge dall’inchiesta di IrpiMedia e della testata ticinese area, basata sui dati esclusivi di Data Desk che chiama in causa diversi armatori e Big del trading petrolifero internazionale: la svizzera Petraco Oil Company (e la controllata Pet Oil & Chemicals mai inserita negli organigrammi ufficiali del gruppo), la kazaka KazMunayGas (Kmg), la maltese Pemont Ltd e le greche Kyklades Maritime, Minerva Marine e Thenamaris.

Dall’inchiesta giornalistica emerge che tra il 31 marzo 2020 e il 29 ottobre 2025, la sola Petraco ha movimentato verso Israele ben 89 carichi di petrolio, per un totale di 43,9 milioni di barili. Poi, improvvisamente, a inizio 2026 i flussi legati al trader svizzero si sono fermati di colpo. A maggio 2026, l’agenzia ucraina Rbc ha acceso i fari su Petraco, ipotizzando l’aggiramento delle sanzioni sul greggio di Mosca tramite triangolazioni finanziarie a Dubai, sfruttando lo status neutrale della Svizzera per guadagnare mesi preziosi sui mercati internazionali. Il secondo grande fornitore noto del Paese è la società di Stato del Kazakistan, che nello stesso arco temporale ha piazzato 37 spedizioni per 26,2 milioni di barili, continuando a scaricare greggio anche quest’anno.

COME LA FLOTTA OMBRA SPARISCE DAI RADAR

Ma come si fa a muovere una mole simile di oro nero senza dare nell’occhio? Grazie alla tattica del buio marittimo. Queste navi, infatti, si avvicinano alle coste, spengono i radar e svaniscono nel nulla, violando le norme internazionali che impongono il tracciamento satellitare obbligatorio. Una strategia adottata da 72 delle 89 petroliere targate Petraco e 33 delle 37 navi di Kmg, che hanno spento l’Ais (il transponder di posizione) a una media di 84 chilometri dalla costa israeliana.

Il secondo stratagemma portato alla luce dall’inchiesta è l’uso dello spoofing. In parole povere, le imbarcazioni nei registri indicano porti di destinazione totalmente fittizi. È il caso della petroliera Valpiave – battente bandiera di comodo maltese, di proprietà di Pemont Ltd (di cui Petraco è manager commerciale). Ad esempio, a maggio 2025 la nave dichiarava come rotta l’egiziana Port Said, salvo poi essere tracciata dai satelliti mentre scaricava al terminal israeliano della Eapc.

DOVE FINISCE IL PETROLIO SCARICATO NELLE RAFFINERIE ISRAELIANE?

Le spedizioni della flotta fantasma si sono intensificate ad ottobre, in concomitanza con l’avvio dell’offensiva di terra di Benjamin Netanyahu contro la Striscia di Gaza. Da quel momento, Petraco ha coordinato altre 19 spedizioni “nascoste” di oro nero. Petrolio che finisce direttamente nelle raffinerie di Ashdod e di Haifa, fornitrice ufficiale del ministero della Difesa israeliano. Tradotto: il greggio ha alimentato (e in parte alimenta ancora) i caccia e i mezzi militari impegnati sul campo.

Un legame commerciale che rischia di esporre i privati a profili di co-responsabilità per violazioni dei diritti umani, come denunciato a luglio 2025 dalla Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese nel rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”.

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