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La Cina accelera le importazioni energetiche dagli Stati Uniti

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Le importazioni energetiche dagli Stati Uniti da parte della Cina sono cresciute da luglio. Ma ad ottobre risulta raggiunto solo il 26% dell’obiettivo previsto dall’accordo “fase uno”

Secondo una stima di Reuters, nei primi dieci mesi del 2020 le importazioni energetiche della Cina dagli Stati Uniti sono ammontate a 6,61 miliardi di dollari, appena il 26 per cento dell’obiettivo di 25,3 miliardi previsto dall’accordo commerciale “fase uno” firmato dai due paesi lo scorso gennaio.

ACCELERAZIONE NEGLI ACQUISTI DA LUGLIO

Reuters specifica che gli acquisti di prodotti energetici da parte di Pechino – come greggio, gas naturale liquefatto (GNL) e propano – sono aumentati significativamente a partire dal mese di luglio: alla fine di giugno, infatti, il valore delle importazioni si fermava appena ad 1,29 miliardi. Nonostante l’accelerazione, è improbabile che l’obiettivo di 25,3 miliardi venga raggiunto entro l’anno.

LE IMPORTAZIONI DI GPL

Da luglio ad ottobre, le importazioni cinesi dagli Stati Uniti che sono cresciute di più sono state quelle di propano, un idrocarburo che rappresenta il componente principale del gas di petrolio liquefatto (GPL). Il GPL si utilizza come carburante per le automobili, come combustibile per il riscaldamento o per la produzione di prodotti chimici: la domanda di questi ultimi, in particolare, è arrivata dal settore manifatturiero e dalle raffinerie indipendenti.

LE IMPORTAZIONI DI GNL

I dati di Refinitiv dicono che a novembre la Cina potrebbe importare volumi record di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, per 1,26 milioni di metri cubi.

La domanda di GNL dovrebbe restare su livelli buoni lungo tutto l’inverno perché Pechino sta portando avanti un processo di sostituzione della capacità a carbone con quella a gas.

LE IMPORTAZIONI DI PETROLIO

Le importazioni di greggio dagli Stati Uniti hanno raggiunto un record ad ottobre: 12,5 milioni di tonnellate, che equivalgono a 3,88 miliardi di dollari.

Si prevede però che nei restanti mesi dell’anno gli acquisti dall’America rallenteranno, visti i target fissati dall’Arabia Saudita e dalla Russia per l’aumento dei flussi verso la Cina, il maggiore importatore di petrolio al mondo.