Scenari

Cosa ha detto Descalzi su decarbonizzazione, energia, clima, Covid ed elezioni Usa

Eni

“La collaborazione con il Governo è intensa e proficua”

“Siamo in 66 paesi e naturalmente abbiamo una presenza maggiore in Italia. Dopo l’Italia e l’Europa la nostra presenza più importante è in Medio Oriente, Africa e Stati Uniti. In misura minore in Sudamerica. Abbiamo una forte presenza nella ricerca della materia prima, poi siamo in tutto il ciclo di trasformazione per arrivare a prodotti che stanno cambiando e avranno sempre più una caratteristica decarbonizzata”. Come Eni “in Europa abbiamo 9 milioni di clienti, e l’obiettivo è di arrivare a 20 milioni. I clienti sono quelli “‘contrattualizzati’, a cui vendiamo gas ed elettricità. Vogliamo decarbonizzare per non dare la preoccupazione ai nostri utenti di utilizzare prodotti con un contenuto, anche se basso, a livello carbonico”. Lo ha detto Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni spa, ascoltato dalla commissione Esteri della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dinamiche del commercio internazionale e l’interesse nazionale.

RAFFINERIE E BIORAFFINERIE

“In Italia abbiamo 6 raffinerie, 4 ancora tradizionali, 2 le abbiamo trasformate in bioraffinerie a Venezia e a Gela – ha sottolineato il manager Eni -. Le bioraffinerie sono tecnologie nostre, e siamo gli unici nel settore oil & gas ad aver trasformato raffinerie a idrocarburi in raffinerie a biomasse. Nella ricerca, negli ultimi 5 anni, sono stati investiti circa 4 miliardi, e siamo passati ad una collaborazione con centri di ricerca universitari a livello mondiale che riguarda circa 70 tra atenei e centri di ricerca, con il 50% in Italia e il 50% all’estero. Siamo passati da 250 a 1.500 ricercatori. Quindi, un grandissimo sforzo nella ricerca scientifica”.

IL BIOALCOL

“C’è un settore che abbiamo sviluppato durante la pandemia per fare bioetilene, quindi bioalcol, che è un prodotto che importavamo. Velocemente, a febbraio e marzo, in collaborazione con le istituzioni, abbiamo attivato una catena ‘bio’ a fermentazione di zuccheri per coprire quelle rotture di stock che ci sono stati, e ci saranno ancora, nel caso di una pandemia, perché la catena di approvvigionamento diventa estremamente difficile in questi casi”, ha spiegato il numero uno di Eni.

I SITI DI BONIFICA

“Abbiamo poi i siti di bonifica con Eni Rewind che lavora su oltre 80 siti italiani e dal 2018 vedremo costruiti i primi impianti in Sicilia per trasformare i rifiuti urbani raccolti in modo differenziato in oli ‘bio’ per il trasporto navale, acqua bio e benzina bio. L’80% delle bonifiche in cui è impegnata Eni non riguardano stabilimenti Eni e sono relative agli anni ’80 e ’90”. Infatti “ci è stata attribuita la bonifica di stabilimenti che non erano i nostri”, tuttavia si tratta di “un impegno finanziario importante, ci vale 300-350 milioni l’anno, per un investimento da circa 7 miliardi nei prossimi 20 anni”, ha evidenziato Descalzi sottolineando che in questo modo si “costruiranno anche delle competenze importanti”.

OGGI PETROLIO E GAS COPRONO IL 55% DEL FABBISOGNO MONDIALE

“Oggi il petrolio e il gas naturale coprono il 55% del fabbisogno mondiale, con una distribuzione geografica molto diversificata. Diverse agenzie dicono che tra vent’anni il 55% si ridurrà al 53 e al 45% in funzione degli scenari, con l’oil che scende e il gas che sale, soprattutto nella parte mediorientale ed estremo Oriente. I vari obiettivi e scenari sono in funzione del grado di decarbonizzazione, quindi delle regole che vengono scelte – ha aggiunto Descalzi -. Le dinamiche energetiche sono però difficilmente prevedibili. Secondo alcune agenzie e società, la massima produzione di petrolio a livello mondiale dovrebbe essere nel 2030. In Eni l’abbiamo posta in modo volontario al 2025. La produzione massima di Eni sarà al 2025, e dopo inizierà una stabilizzazione con una decrescita della produzione del petrolio dal 2030 molto più marcata, per poi diventare praticamente dei produttori solo di gas, che utilizzeremo per accompagnare la decarbonizzazione”.

ETS È VIRTUOSO, MA SENZA CONTENIMENTO AZIENDE VANNO VIA

Riguardo alle emissioni “a livello mondiale l’Europa è la più virtuosa, ha l’Ets, il prezzo delle emissioni, e lo sta applicando, anche se il costo delle emissioni è abbastanza basso. E’ un meccanismo virtuoso, ma viene applicato sostanzialmente solo dai Paesi Ue. Questo ovviamente è un problema perché se un sistema, in modo virtuoso, applica un carbon pricing, e non ci sono delle azioni di contenimento, molte industrie si spostano dove non c’è questa tassa da pagare. Oppure, chi è al di fuori, produce in molto più competitivo. E’ un argomento importante da trattare a livello europeo e mondiale con accordi nel Wto. Si pone insomma il problema del carbon leakeage per il quale le azionede producono quello che devono produrre in modo molto più competitivo”.

IN CASO DI VITTORIA BIDEN DIFFICILE CAMBIO SOSTANZIALE POLITICA ENERGETICA

In caso di vittoria di Biden alle elezioni Usa, “le dinamiche di mercato, le dinamiche legate all’occupazione, e le dinamiche legate al Covid, che ha ridotto la capacità di ripresa, difficilmente faranno cambiare la politica energetica”, ha affermato Descalzi rispondendo a una domanda da parte dei deputati. “Per quello che ha detto” se dovesse vincere Biden, “ci sarà un rientro nella Cop per la riduzione dell’impatto sul clima”. Qualche giorno fa Biden “ha detto che non ci saranno divieti sullo shale gas. Penso che le dinamiche di mercato e dell’occupazione difficilmente faranno cambiare politica energetica sostanzialmente. Formalmente cambierà qualcosa perché l’America giocherà un ruolo proattivo nell’ambiente ma ricordiamoci che dal 2015 solo l’Europa ha preso impegni migliorativi” sul clima mentre “tutti gli altri Paesi hanno solo detto ‘siamo d’accordo’. Tante parole ma poi i fatti vengono compiuti dai piu’ piccoli, ovvero l’Europa in termini di emissioni”.

COLLABORAZIONE CON IL GOVERNO È INTENSA E PROFICUA

“La collaborazione con il Governo è intensa e proficua – ha detto Descalzi -. Ci sono scambi con il ministero degli Esteri, con il premier, con il ministero dello Sviluppo economico. Il nostro ruolo in termini di posizionamento in più di 60 paesi ci dà la possibilità di avere uno spettro e un’informativa generalizzata che permettere di aiutarci a vicenda. La situazione funziona nel limite delle proprie responsabilità e delle proprie competenze. Noi siamo un’azienda quotata e abbiamo dei shareholder”.

SUL COVID APPLICATE PROCEDURE IN ENI

“Abbiamo avuto un numero limitatissimo di casi Covid perchè abbiamo applicato le procedure, forti anche dell’esperienza internazionale. L’impatto del Covid è stato poco importante, proprio per questa protezione a livello individuale e societario che ha permesso di dare continuità su tutti i nostri ambiti operativi”.

ENI PRIMA PER INVESTIMENTI IN SVILUPPO SOSTENIBILE

“Viene citata Eni come un ‘predatore’, ma siamo la prima società, in termini di investimenti, per lo sviluppo sostenibile. Quindi, educazione, sanità, sviluppo di attività diversificate rispetto all’energia, scambi con le università, agricoltura e creazione di centri di ricerca per sviluppare le risorse locali”, ha chiarito il manager Eni.

SU REGENI DIALOGO CON L’EGITTO. MA SE CI CACCIANO ARRIVANO I COMPETITOR

“In Egitto abbiamo scoperto il più grosso giacimento di gas del Mediterraneo, e 5 minuti dopo è successo il caso Regeni. Siamo riusciti a far passare l’Egitto dalla dipendenza all’indipendenza energetica; è chiaro che in questi anni io personalmente ho parlato costantemente con le autorità egiziane, non sono andato a sbandierarlo, ma le nostre autorità lo sapevano, per arrivare ad una situazione di trasparenza e chiarezza. Probabilmente, non sono riuscito nell’intento, perché le mie leve non sono certo fortissime. Voi pensate che si possano avere delle leve dicendo ‘O facciamo una cosa, o chiudo i pozzi’. No, i pozzi non sono miei, vengo pagato per svilupparli, e se non lo faccio mi cacciano via, cacciano via l’Eni dal paese e viene qualcun altro, sicuramente un competitor. Il gioco è molto chiaro non siamo soli al mondo. Bisogna cercare di essere lì per migliorare la situazione ma se te ne vai viene qualcun altro”.

SUL PROCESSO NIGERIA SONO TRANQUILLO. NESSUN IMPATTO SU ENI

Riguardo al processo legato al giacimento in Nigeria, “sta finendo, Eni e il sottoscritto è sotto processo mediatico da sette anni. Purtroppo non è ancora finito perché solo due anni fa è iniziato il dibattimento, che è finito, e adesso non so quando, gennaio, febbraio o marzo, ci saranno i risultati. Aspettiamo. I fatti sulla ‘245’ sono stati riconosciuti negli Usa, Regno Unito e Olanda, e non è stato trovato nulla. Non ha avuto impatti né personali, né come reputazione della società. Questo sia assolutamente chiaro, altrimenti non avrei potuto trasformare l’Eni, nel 2018 fare il migliore risultato degli ultimi 12 anni e chiudere molti contratti. Sono tranquillo, siamo in democrazia, può succedere, non è una cosa piacevolissima”, ha concluso Descalzi.