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Iran Russia

Perché Russia e Iran stanno cercando di creare una “OPEC del gas”

Nel luglio 2022 la Russia lanciò una cooperazione rafforzata con l’Iran sul gas con un accordo da 40 miliardi di dollari tra Gazprom e la compagnia petrolifera iraniana NIOC

Negli ultimi giorni, Iran e Russia hanno firmato 19 nuovi accordi di cooperazione nei settori del gasolio, delle infrastrutture e della finanza. Lo ha riferito ad Oilprice una fonte senior che lavora a stretto contatto con il Ministero del Petrolio iraniano. Gli accordi – scrive Simon Watkins su Oilprice – si basano sui temi chiave della cooperazione rafforzata stabiliti nel nuovo accordo ventennale di cooperazione globale tra i due Paesi a cui il leader supremo dell’Iran, Ali Khamenei, ha dato la sua approvazione ufficiale il 18 gennaio scorso. Quell’accordo – e i nuovi che ne derivano – per molti versi continuano a funzionare parallelamente agli elementi chiave dell’onnicomprensivo “Accordo di cooperazione globale di 25 anni Iran-Cina”.

LA COOPERAZIONE SUL GAS TRA IRAN E RUSSIA

C’è soprattutto un’area su cui Iran e Russia stanno aumentando la cooperazione: il settore del gas. Dal momento che i due Paesi sono rispettivamente al primo e secondo posto nella classifica delle riserve di gas più grandi del mondo (la Russia ha circa 37 trilioni di metri cubi e l’Iran circa 32 tcm), si trovano nella posizione ideale per farlo.

Nel luglio 2022 la Russia gettò le basi per questa cooperazione rafforzata con l’Iran nel settore del gas, con un memorandum d’intesa da 40 miliardi di dollari firmato tra Gazprom e la compagnia petrolifera nazionale iraniana, NIOC. Ciò è stato visto dal Cremlino come un passo significativo per consentire a Russia e Iran di attuare il loro piano a lungo termine per diventare i partecipanti principali in un cartello globale per i fornitori di gas, ispirandosi a quanto avviene nell’OPEC per la fornitura di petrolio.

IL RUOLO DEL FORUM DEI PAESI ESPORTATORI DEL GOLFO (GECF) SUL MERCATO DEL GAS

Inserita nel contesto del Forum dei Paesi esportatori del Golfo (GECF), questa “OPEC del gas”, nei prossimi anni, consentirebbe il coordinamento di un’alta percentuale delle riserve mondiali di gas e il controllo sui prezzi. Insieme, Russia, Iran e Qatar rappresentano poco meno del 60% delle riserve mondiali di gas, e sono stati i tre Paesi determinanti nella fondazione del GECF. La missione a lungo termine, concordata a Mosca, è “potenziare il ruolo del GECF nella scena energetica globale, al fine di sostenere i diritti sovrani dei Paesi membri sulle loro risorse di gas naturale, massimizzare il valore a beneficio delle persone e promuovere il coordinamento sugli sviluppi energetici globali, per contribuire allo sviluppo sostenibile globale e alla sicurezza energetica”.

I PIANI DELLA RUSSIA IN IRAN ATTRAVERSO GAZPROM

Il piano di Gazprom prevede di fornire la sua piena assistenza al NIOC per sviluppare 10 miliardi di dollari dei giacimenti di gas di Kish e North Pars, per far sì che i due giacimenti producano oltre 10 milioni di metri cubi di gas al giorno. Gazprom darà inoltre piena assistenza anche ad un progetto da 15 miliardi di dollari per aumentare la pressione nel gigantesco giacimento di gas South Pars, al confine marittimo tra Iran e Qatar. Un terzo elemento dell’accordo prevede che Gazprom fornirà piena assistenza nel completamento di alcuni progetti GNL e nella costruzione di gasdotti per l’esportazione. L’elemento finale – ha detto la fonte iraniana la scorsa settimana – è che la Russia valuterà tutte le opportunità per incoraggiare altre grandi potenze del gas in Medio Oriente ad unirsi al graduale lancio del cartello “OPEC Gas”.

Secondo la fonte iraniana, “la Russia vuole rafforzare nuovamente la dipendenza di altri Paesi dalle sue forniture di gas, e sta anche cercando di aiutare l’Iran a sviluppare le sue capacità di GNL, in modo che queste possano essere utilizzate dal Medio Oriente per aumentare le forniture di GNL della Russia, che sono incentrate sulla regione artica. Mosca vede il gas come il prodotto ottimale nella transizione dai combustibili fossili all’energia rinnovabile, quindi controllarne gran parte del flusso globale sarà la chiave per esercitare potere attraverso l’energia nei prossimi 10-20 anni. “Del resto – ha aggiunto la fonte – in seguito all’invasione dell’Ucraina, il GNL è diventato la fornitura di gas di emergenza più importante del mondo”.

I PROGETTI DELL’IRAN PER DIVENTARE UN GRANDE ESPORTATORE DI GNL

A fine gennaio il Ministero del Petrolio iraniano ha annunciato che nel 2026 inizierà la produzione di 1,5 milioni di tonnellate di GNL all’anno in un impianto di medie dimensioni ad Asaluyeh. Ciò fa parte di piani molto più grandi dell’Iran per monetizzare ulteriormente le enormi risorse di gas ed assicurarsi un maggiore potere geopolitico, diventando uno dei principali esportatori globali di GNL. Anche se il progetto Asaluyeh LNG inizierà con solo un impianto da 1,5 milioni di tonnellate annue, sarà costruito sul sito dell’originale – e molto più grande – “Iran LNG Project” intorno al porto di Tombak, a circa 30 miglia a nord della stessa Asaluyeh, che si concentra sul gas proveniente dal giacimento di gas North Pars.

Situato a 120 chilometri a sud-est della provincia meridionale di Bushehr, il giacimento di North Pars contiene circa 59 trilioni di piedi cubi di gas, con un volume di gas recuperabile stimato in circa 47 trilioni di piedi cubi. Infine, sin dall’inizio era stato stabilito che almeno 100 milioni di metri cubi al giorno di produzione avrebbero potuto essere raggiunti in meno di 12 mesi di un adeguato sviluppo, e che tutto il gas recuperato sarebbe stato incanalato nella produzione di GNL di almeno 20 milioni di tonnellate annue.

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