Scenari

Cosa significano per Big Oil le svalutazioni degli asset per 145 mld di dollari

petrolio

Dalla fine di settembre sono state annunciate ulteriori svalutazioni, portando il conteggio totale del 2020 ben oltre i 150 miliardi di dollari.

Il crollo del prezzo del petrolio del 2020 ha fornito un banco di prova per l’industria globale del petrolio e del gas, che ha rivalutato le ipotesi sui prezzi per gli anni a venire e ha riadattato il valore delle attività. Le aspettative che la domanda di petrolio non vedrà una ripresa a forma di V nel 2020 e le sfide del settore a lungo termine, tra cui l’aumento delle energie rinnovabili e dei veicoli elettrici, hanno fatto sì che quasi tutte le compagnie petrolifere e del gas del mondo ne annullassero il valore quest’anno.

IL LIVELLO PIU’ ALTO DA ALMENO UN DECENNIO

Le svalutazioni del 2020 di Big Oil e dei produttori indipendenti negli Stati Uniti e in Canada hanno raggiunto il livello più alto in almeno un decennio, secondo quanto mostrano varie analisi. E gli ultimi dati finanziari disponibili per il terzo trimestre mostrano che la tendenza prosegue anche nel quarto trimestre, come si legge su Oilprice.

LA SITUAZIONE DI EXXON MOBIL

La rivalutazione delle attività petrolifere e del gas era così diffusa che persino la major statunitense ExxonMobil – che fino a un mese fa non aveva aggiustato il valore dei suoi asset – ha avvertito di massicce svalutazioni comprese tra 17 e 20 miliardi di dollari nei suoi asset gas in Stati Uniti, Canada e Argentina, a causa della pandemia e dei suoi effetti sul settore.

Anche senza la massiccia svalutazione di Exxon annunciata nel quarto trimestre, l’industria petrolifera negli Stati Uniti, in Canada e in Europa ha registrato un totale di 145 miliardi di dollari di svalutazioni in petrolio e gas nei soli primi nove mesi del 2020, il dato più alto almeno dal 2010 circa il 10% delle capitalizzazioni di mercato combinate delle società, secondo quanto ha mostrato un’analisi del Wall Street Journal.

NEL QUARTO TRIMESTRE ALTRE SVALUTAZIONI DI ASSET

L’analisi delle società petrolifere con oltre 1 miliardo di dollari di capitalizzazione di mercato in Nord America ed Europa ha rilevato che le svalutazioni durante i primi tre trimestri del 2020 sono state molto superiori a quelle che le società hanno subito durante la precedente recessione nel 2015-2016.

Dalla fine di settembre sono state annunciate ulteriori svalutazioni, portando il conteggio totale del 2020 ben oltre i 150 miliardi di dollari. Il deterioramento delle attività di Exxon fino a 20 miliardi per il quarto trimestre e l’ultimo avvertimento di Shell di un’altra svalutazione fino a 4,5 miliardi per il quarto trimestre si dovrebbero aggiungere ai costi stimati di 145 miliardi di dollari del Wsj che l’industria petrolifera avrà realizzato per il 2020.

Tra le major BP , Shell , Eni e Total hanno subito importanti svalutazioni, con i francesi che hanno persino qualificato i progetti canadesi di sabbie bituminose Fort Hills e Surmont come asset “bloccati”, ovvero con riserve da sfruttare oltre i 20 anni e costi di produzione elevati, le cui riserve potrebbero non vedere la luce entro il 2050.