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Cos’è e come funzionerà il vuoto a rendere degli imballaggi

Il decreto Semplificazioni annuncia il ritorno del vuoto a rendere: al ministro per la Transizione ecologica il compito di emanare il regolamento applicativo. Fatti, numeri e perplessità

Ritorno al passato, in nome della sostenibilità. Con il decreto Semplificazioni, convertito in legge a fine luglio , in Italia torna il vuoto a rendere per recuperare gli imballi che, nell’epoca del packaging rappresentano una quota importante di rifiuti da gestire, riciclare e smaltire.

Tutti i dettagli.

IL DECRETO

Partiamo dai contenuti. Il decreto Semplificazioni parla di incentivi economici e premialità per “gli operatori economici, in forma individuale o in forma collettiva” che adotteranno “sistemi di restituzione con cauzione, nonché sistemi per il riutilizzo degli imballaggi”.

COME FUNZIONA

Se è certo che il vuoto a rendere ha l’obiettivo di recuperare gli imballaggi, le norme e le regole della reintroduzione della virtuosa abitudine devono essere ancora tutte decise. Entro i prossimi quattro mesi il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ex responsabile dell’Istituto Italiano di Tecnologia, in accordo con il ministero per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, dovrà emanare il regolamento applicativo in cui il Governo fissa i tempi, i modi, le cauzioni, i premi e gli incentivi economici da assegnare alle aziende.

UN’ALTERNATIVA AL RICICLO

La nuova normativa spingerà realmente il riuso? Ad oggi, secondo i dati del Sole 24 Ore, al riuso prevale il riciclo. Dopo l’uso si ricicla (dati Conai) il 48,7% della plastica con obiettivo del 50% entro il 2025 e in totale si ricicla il 73% degli imballaggi, scrive il Quotidiano economico-finanziario.

LE SFIDE

Non mancano le sfide con il ritorno del vuoto a rendere. “Riutilizzare grandi quantità di bottiglie di vetro, solo per fare un esempio, impone la soluzione di problemi logistici non banali: dalla raccolta al trasporto, al peso, dai rischi di frantumazione alle procedure di igienizzazione”, scrive il Corriere della Sera.

E poi c’è anche il nodo plastica. “Se il pet con cui si producono le bottiglie oggi in commercio è una fonte importante per la produzione di nuovi prodotti, dall’arredo all’abbigliamento, vi sono plastiche meno duttili e redditizie, che non attraggono l’attenzione dei grandi operatori del settore, soprattutto le ex municipalizzate che hanno saputo negli anni costruire circuiti di recupero di grandi quantità di materiali”.

 

 

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