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crisi energetica Medio Oriente 2026

Crisi in Medio Oriente: il Qatar avverte sul rischio di un blocco totale delle esportazioni energetiche

Il petrolio punta ai 150 dollari mentre l’Iran colpisce le infrastrutture del Golfo. Gli Stati Uniti annunciano azioni imminenti, ma Teheran intensifica i raid ed esclude ogni negoziato.

L’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente, giunto al suo settimo giorno, rischia di trascinare l’economia globale verso un punto di non ritorno. Il Ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha lanciato un monito drammatico: se le ostilità tra l’asse Israele-Stati Uniti e l’Iran dovessero proseguire, tutti i Paesi esportatori dell’area del Golfo potrebbero interrompere la produzione entro poche settimane, spingendo il prezzo del petrolio fino a 150 dollari al barile.

La notizia, riportata oggi dal Financial Times e supportata dai monitoraggi di Bloomberg, arriva mentre lo Stretto di Hormuz appare quasi completamente paralizzato e il Qatar stesso è stato costretto a dichiarare la “forza maggiore” sulle consegne di gas naturale liquefatto (GNL). Lo stop segue un attacco iraniano condotto con droni contro l’impianto strategico di Ras Laffan, e il Ministro al-Kaabi ha chiarito che, anche in caso di cessazione immediata del fuoco, occorrerebbero “settimane o mesi” per ripristinare il normale ciclo di forniture.

L’ALLARME DEL QATAR SUL COLLASSO ECONOMICO MONDIALE

Il Qatar, secondo produttore mondiale di GNL, si trova nell’impossibilità di onorare i propri obblighi contrattuali a causa dei danni subiti. Il Ministro al-Kaabi ha spiegato che il continente europeo sarà quello più esposto ai danni economici: sebbene Doha destini solo una frazione del suo gas all’Europa, gli acquirenti asiatici inizieranno a superare in offerta gli europei per accaparrarsi le poche risorse rimaste sul mercato spot.

“Tutti coloro che non hanno ancora invocato la forza maggiore, prevediamo che lo faranno nei prossimi giorni, finché la situazione non si risolverà. Tutti gli esportatori della regione del Golfo dovranno farlo”, ha avvertito Kaabi, sottolineando che non agire in tal senso significherebbe affrontare pesanti conseguenze legali. Il rischio, dunque, è quello di un crollo sistemico delle economie mondiali per mancanza di input energetici.

HORMUZ PARALIZZATO E LO STOP ALLA LOGISTICA GLOBALE

Le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz sono di fatto bloccate, portando il petrolio verso la maggiore impennata settimanale dal 2022. La marina iraniana ha assunto il controllo del passaggio e le conseguenze sulla logistica internazionale sono già tangibili. Il gigante danese delle spedizioni AP Moller-Maersk ha sospeso due servizi di collegamento tra l’Estremo Oriente e l’Europa citando gravi rischi per la sicurezza.

Sui mercati finanziari, il crollo dei titoli obbligazionari prosegue mentre gli operatori temono che l’inflazione energetica costringa le banche centrali a bloccare il taglio dei tassi di interesse. In questo scenario di incertezza, il dollaro sta registrando il rialzo settimanale più marcato dal 2024, mentre i mercati emergenti assistono a una vendita massiccia dei propri asset. La Turchia ha già dovuto attingere a 12 miliardi di dollari dalle sue riserve valutarie per cercare di sostenere la lira.

L’ESCALATION MILITARE E GLI ATTACCHI ALLE RAFFINERIE

Durante la notte, l’Iran ha lanciato una nuova ondata di missili e droni, raggiungendo obiettivi in Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. Dubai ha attivato gli allarmi missilistici per la seconda volta in poche ore. Il Bahrein ha confermato un incendio presso un’unità della raffineria di Sitra, la più antica della regione, colpita da un proiettile. In Kuwait, le autorità hanno intercettato un drone, mentre il Qatar ha sventato un attacco diretto contro la base aerea di Al Udeid, che ospita truppe statunitensi.

Anche l’Azerbaigian è finito nel mirino dei raid iraniani. Dal canto loro, Israele e Stati Uniti continuano i bombardamenti sulla Repubblica Islamica; il Capo di Stato Maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha dichiarato di aver già neutralizzato oltre il 60% dei lanciatori di missili balistici iraniani. In Libano, le incursioni israeliane contro Hezbollah hanno causato almeno 102 vittime dal 2 marzo.

LA STRATEGIA AMERICANA E IL NODO DEL PETROLIO RUSSO

Il Presidente Donald Trump ha promesso un’azione imminente per ridurre la pressione sui mercati petroliferi, preoccupato per i prezzi della benzina negli USA che hanno raggiunto i massimi da settembre 2024, un fattore critico in vista delle elezioni di novembre. Trump ha ribadito alla NBC l’intenzione di “demolire completamente” le forze iraniane e “ripulire” la leadership di Teheran.

In una mossa geopolitica sorprendente, il Tesoro degli Stati Uniti ha rilasciato all’India una licenza temporanea per aumentare gli acquisti di petrolio dalla Russia, nel tentativo di compensare la carenza globale. Nonostante gli USA affermino di avere una “fornitura illimitata di armi”, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ammesso che le operazioni potrebbero protrarsi ancora per diverse settimane.

 

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