La Commissione europea conferma i progressi nel negoziato con il governo italiano per ridurre il costo dell’elettricità all’ingrosso: l’ipotesi è un meccanismo simile a quello adottato dalla Spagna nel 2022, con un tetto al prezzo del gas utilizzato dalle centrali. Resta aperta la trattativa sulla flessibilità fiscale, mentre Bruxelles insiste sulla necessità di aiuti temporanei e mirati
Italia e Commissione europea sono più vicine a un’intesa sul decreto Bollette, con l’obiettivo di contenere il prezzo all’ingrosso dell’elettricità attraverso un meccanismo che intervenga sui costi del gas utilizzato dalle centrali termoelettriche. La conferma è arrivata ieri, quando un portavoce della Commissione ha riferito che le parti sono «vicine a una soluzione compatibile con le regole dell’Ue».
Il negoziato, portato avanti dal viceministro del Mase Vanni Gava sul mandato di Palazzo Chigi, riguarda una delle misure centrali del provvedimento italiano, approvato per ridurre gli oneri energetici a carico di famiglie e imprese. L’orientamento è quello di introdurre un tetto al prezzo del gas pagato dalle centrali, prendendo a riferimento il modello adottato dal governo spagnolo di Pedro Sánchez nel 2022. Lo Stato compenserebbe ai produttori una parte dei costi eccedenti la soglia stabilita, evitando che l’intero rincaro si trasferisca sulle quotazioni dell’elettricità.
Il confronto tecnico non è ancora concluso. La soluzione discussa si differenzia dall’impostazione iniziale del decreto, che prevedeva di intervenire sui costi dei certificati europei per le emissioni di CO₂, gli Ets. L’ipotesi ora al centro del negoziato punta invece a contenere il costo della materia prima gas, senza trasferire gli oneri Ets fuori dal meccanismo previsto per il sistema europeo di scambio delle emissioni.
TETTO AL GAS, IL MODELLO SPAGNOLO E L’EFFETTO SULLE BOLLETTE
Il meccanismo allo studio interviene sul funzionamento del mercato elettrico. In Italia, il prezzo all’ingrosso è spesso determinato dagli impianti a gas chiamati a coprire la domanda. Di conseguenza, anche l’elettricità prodotta da fonti con costi marginali inferiori, come il solare e l’idroelettrico, può essere venduta al prezzo definito dall’impianto più costoso necessario a soddisfare i consumi.
Il modello spagnolo punta a limitare questo effetto, contenendo il costo del gas riconosciuto alle centrali termoelettriche e compensando la differenza rispetto ai prezzi di mercato. Fonti di governo indicano in circa 60 euro per megawattora una possibile soglia negoziale, a fronte di quotazioni del Ttf di Amsterdam superiori a 87 euro nella giornata precedente.
FLESSIBILITÀ FISCALE, ROMA CHIEDE PIÙ TEMPO PER GLI INVESTIMENTI
Accanto all’intesa sul prezzo dell’elettricità, resta il confronto sulla flessibilità fiscale per finanziare gli interventi contro il caro energia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha portato la questione al centro delle comunicazioni parlamentari in vista del Consiglio europeo di giovedì 15 ottobre. L’Italia chiede margini per sostenere famiglie e imprese senza mettere in discussione il quadro generale delle regole di bilancio europee.
La trattativa riguarda un insieme di misure per circa 14 miliardi di euro nel biennio 2027-2028, con 7 miliardi destinati alla manovra. Roma contesta soprattutto il vincolo temporale sull’utilizzo delle risorse e i limiti che restringono la spesa aggiuntiva agli investimenti, escludendo interventi di natura corrente come alcuni sussidi e tagli alle bollette. Tra le misure citate nel confronto figurano l’ecobonus al 65% e la possibilità di introdurre voucher per l’acquisto di pompe di calore.
La strada indicata nel confronto con Bruxelles passa anche da un utilizzo più ampio della clausola di salvaguardia energetica già esistente, senza modificarne l’impianto. Il principio è consentire maggiore spazio agli investimenti per la transizione pulita, liberando risorse nel bilancio ordinario. Il negoziato resta però legato alla verifica della compatibilità dei singoli progetti con i requisiti europei.
JØRGENSEN: «SUSSIDI TEMPORANEI E MIRATI»
Alla vigilia del Consiglio europeo, il commissario Ue all’Energia Dan Jorgensen ha riconosciuto le difficoltà che attendono imprese e cittadini durante l’inverno, ribadendo però che gli aiuti pubblici devono avere limiti precisi. In un’intervista pubblicata da La Stampa, il commissario ha dichiarato: «Dobbiamo essere molto realistici e schietti nel dire che questo sarà un inverno molto difficile per le nostre imprese e per i nostri cittadini a causa degli elevati prezzi dell’energia. Abbiamo detto ai governi che possono erogare sussidi. Se necessario, possono sussidiare anche l’energia da combustibili fossili, ma ogni misura deve essere temporanea e mirata».
Jorgensen ha collegato la pressione sui prezzi alla struttura dei sistemi energetici nazionali e alla dipendenza dalle fonti fossili: «Il livello dei prezzi dipende da due cose: la quantità di rinnovabili o di nucleare nel proprio mix energetico e il livello di interconnessione». Secondo il commissario, quasi 50 milioni di persone in Europa faticano ad arrivare a fine mese anche in condizioni normali, e il caro energia aggravia le difficoltà delle famiglie vulnerabili.
Sul sistema Ets, il commissario ha mantenuto una posizione distinta da quella sostenuta dal governo italiano. «L’Ets è parte della soluzione al nostro problema, è una delle forze trainanti del Green Deal perché fornisce gli incentivi economici necessari per realizzare la transizione», ha affermato, aggiungendo: «Non c’è dubbio: dobbiamo mantenere la rotta».
La posizione della Commissione combina quindi la disponibilità a discutere strumenti di sostegno nel breve periodo con la richiesta di non compromettere gli obiettivi di lungo termine della transizione energetica. Per l’Italia, la partita si sviluppa su due fronti: chiudere l’intesa tecnica sul meccanismo che dovrebbe ridurre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità e ottenere margini più ampi per finanziare gli interventi energetici nel bilancio dei prossimi anni.

