Dopo il Venezuela tocca alla Groenlandia. L’accesso al suo sottosuolo ricco di minerali e il posizionamento strategico della grande isola fanno gola al tycoon. “Ne abbiamo bisogno per la Difesa”
Sull’onda del blitz in Venezuela che ha decapitato il regime di Caracas, Trump rivolge l’attenzione alla Groenlandia. Intanto a Caracas occorre lavorare alle mille incognite del dopo Maduro, che oggi farà la prima comparsa in un tribunale federale di Manhattan per rispondere di reati di narcoterrorismo.
GROENLANDIA: “NE ABBIAMO BISOGNO”
«Abbiamo bisogno della Groenlandia, assolutamente. Per la Difesa» ha detto Trump alla rivista The Atlantic sottolineandone l’importanza strategica e il fatto che sarebbe «circondata da navi cinesi e russe». Immediata la risposta della premier danese Mette Frederiksen: «Non ne hanno diritto. Chiedo che cessino le loro minacce contro un alleato». Da Bruxelles arriva una prima reazione: «L’Ue condivide la priorità di combattere la criminalità organizzata e il traffico di droga ma sottolinea che queste sfide devono essere affrontate attraverso la cooperazione nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi di integrità territoriale e sovranità».
LE MIRE DI TRUMP IN GROENLANDIA
Secondo quanto riporta La Stampa, sulla “terra dei ghiacci” Trump avrebbe accesso a un sottosuolo ricco di minerali e a un posizionamento strategico alle alte latitudini. Ovvero in quei luoghi dove la competizione con la Russia e la Cina è sempre più serrata, specie con il riscaldamento globale causa del progressivo scioglimento dei ghiacci nelle stagioni più miti, dando accesso a nuove rotte commerciali e militari. Inoltre qui si trova inoltre la base militare statunitense più settentrionale, a Pituffik. Secondo alcuni sondaggi, quasi l’80% degli oltre 56.800 abitanti vuole l’indipendenza dalla Danimarca ma quasi il 100% ha respinto l’idea di entrare a far parte degli Usa.
LE MINACCE A RODRIGUEZ
Anche sul Venezuela Trump ha sfoderato l’arma di nuove minacce per costringere gli eredi di Maduro alla cooperazione, a cominciare dalla neopresidente ad interim Delcy Rodriguez: «Se non farà ciò che è giusto, pagherà un prezzo molto alto». Rodriguez, nel clima di tensione, ha risposto definendo «barbara» l’azione Usa e il ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez ha denunciato «violazioni della sovranità» e proclamato mobilitazioni militari.
RUBIO E IL PIANO PER GOVERNARE IL VENEZUELA
È il segretario Stato Marco Rubio l’uomo chiave che ha cercato di chiarire come Washington intenda mettere in pratica la promessa di Trump di «governare il Venezuela» e sostenere una transizione. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore gli strumenti cardine, ha detto parlando alla rete Tv Cbs, sono: il mantenimento della flotta al largo della costa e la continua applicazione dell’embargo petrolifero che ha assimilato a una «quarantena» in grado di esercitare «enorme pressione» coercitiva. Almeno «finché non vedremo cambiamenti, a favore degli interessi degli Stati Uniti, la priorità assoluta, e di un miglior futuro per il Venezuela». Tra i capitoli cruciali da risolvere quello economico e in particolare del petrolio, dove il Venezuela vanta le maggiori riserve al mondo seppure degradate da crisi e sanzioni.
LE BIG PETROLIFERE
L’amministrazione da giorni prepara il terreno per spingere le compagnie petrolifere statunitensi a svolgere un ruolo di fiancheggiatori delle sue mosse. Se vogliono sperare di recuperare asset un tempo confiscati e nazionalizzati da Caracas, devono aprire i rubinetti di ingenti investimenti che rilancino il settore. Trump ha parlato apertamente di generare «miliardi di dollari» in oro nero capaci di rilanciare l’industria del Paese e arricchire sia venezuelani che americani.



