Efficienza energetica e innovazione

È l’idrogeno l’asso nella manica delle Big oil

Idrogeno

Diverse grandi compagnie petrolifere hanno incluso l’idrogeno e le relative ricerche e applicazioni nei loro portafogli di energie alternative, tra queste Equinor, Shell e Total. Ma anche in Italia le cose si muovono

Ridurre le emissioni globali di carbonio a zero “è l’unico modo per andare avanti”. Sono le parole non di un ambientalista ma di Ben van Beurden, amministratore delegato della Shell all’inizio di questo mese, segno che le Big Oil sono sempre più dell’idea di produrre e vendere più energia a bassa intensità di carbonio. O comunque stanno investendo in soluzioni energetiche alternative in risposta alla crescente pressione degli investitori. Ma come si stanno muovendo?

COME INVESTONO LE GRANDI COMPAGNIE PETROLIFERE

idrogenoAlcune grandi aziende stanno investendo in reti di ricarica per veicoli elettrici, altre nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie avanzate a basse emissioni, mentre altre stanno studiando l’idrogeno e i suoi vari utilizzi come carburante pulito, non solo per le automobili, ma anche per industrie pesanti e riscaldamento domestico.

L’IDROGENO SEMPRE PIU’ NEI PORTAFOGLI DELLE ENERGIE ALTERNATIVE DELLE BIG OIL

Diverse grandi compagnie petrolifere hanno incluso, infatti, l’idrogeno e le relative ricerche e applicazioni nei loro portafogli di energie alternative, ma un uso significativo dell’idrogeno su larga scala con emissioni basse o nulle nelle industrie pesanti – dove le emissioni sono le più importanti e le più difficili da ridurre – è lontano anni, se non decenni dal realizzarsi. Questo, tuttavia, non sta scoraggiando Equinor, Shell e Total, ad esempio, dal considerare l’idrogeno come fonte di energia più pulita. Ma anche Eni che ha stretto poche settimane fa un’alleanza con Toyota.

L’IDROGENO È GIÀ UTILIZZATO SU LARGA SCALA, MA È QUASI INTERAMENTE PRODOTTO DA GAS E CARBONE

Produrre idrogeno da qualcosa di diverso dai combustibili fossili – come il fotovoltaico e l’eolico – attualmente è però proibitivo, e le major stanno facendo ricerche e mettendo a punto progetti pilota un passo alla volta. L’idrogeno è già utilizzato su larga scala, ma è quasi interamente prodotto da gas e carbone, e la sua produzione è responsabile di emissioni annuali di anidride carbonica equivalenti a quelle dell’Indonesia e del Regno Unito messi insieme, ha detto l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) in un rapporto del mese scorso. “Sfruttare questa tecnologia su scala più ampia per avere un futuro energetico pulito richiede sia la cattura di CO2 dalla produzione di idrogeno da combustibili fossili che maggiori forniture di idrogeno da elettricità pulita”, ha detto l’Agenzia internazionale per l’energia.

I PROGETTI DI EQUINOR

Commentando il potenziale dell’idrogeno, Steinar Eikaas, Vice Presidente Low Carbon Solutions di Equinor, ha dichiarato a James Osborne dello Houston Chronicle: “Non abbiamo bisogno di auto a idrogeno perché le auto elettriche sono superiori. Dove ne abbiamo bisogno sono i settori pesanti. Con piccole regolazioni le centrali a gas possono bruciare idrogeno”, ha detto Eikaas. Equinor ha ammesso, quindi, che l’idrogeno può essere parte di un futuro di transizione energetica, ma ci vorrebbero tecnologie supplementari per rendere la produzione di idrogeno a zero emissioni. Nel report sulle prospettive energetiche 2019 dell’azienda si legge chiaramente che “la competitività dell’idrogeno come combustibile dipende dai costi di produzione e trasporto sicuro per i consumatori, e dai costi di modifica di caldaie, motori, ecc. per adattare il nuovo combustibile”. E ancora: “Se l’idrogeno deve far parte di una transizione energetica, la produzione basata sui combustibili fossili deve essere equipaggiata con tecnologie carbon capture use and storage o sostituita da una produzione basata sull’elettrolisi che utilizza elettricità a zero emissioni di carbonio”, ha sottolineato la major norvegese che sta valutando la possibilità, insieme ad altri partner, di convertire un impianto a gas naturale nei Paesi Bassi in un impianto a idrogeno, riducendo potenzialmente le emissioni equivalenti di oltre 2 milioni di automobili all’anno. idrogeno

Equinor sta anche studiando il modo di convertire a idrogeno 3,7 milioni di case e 40.000 imprese nel nord dell’Inghilterra, attualmente riscaldate a gas naturale, rendendole libere da emissioni entro il 2034. Tuttavia, le decisioni di investimento sui progetti sono distanti almeno qualche anno, ha detto Eikaas sempre allo Houston Chronicle. Equinor sta inoltre collaborando allo sviluppo di un progetto per un bunker di idrogeno liquefatto (LH2). “Equinor ritiene che l’idrogeno possa rappresentare una soluzione energetica interessante per i settori difficili da decarbonizzare e che attualmente non rientrano nell’ambito delle soluzioni rinnovabili come le batterie”, ha dichiarato Eikaas lo scorso gennaio, commentando il progetto del bunker vessel LH2.

LE COLLABORAZIONI DI SHELL

Un altro importante produttore di petrolio, Shell, sta collaborando con ITM Power in un progetto per la costruzione di un impianto di elettrolisi a idrogeno presso la raffineria Shell Rheinland di Wesseling, in Germania, che produrrà idrogeno dall’elettricità generata da fonti rinnovabili, riducendo così le emissioni della raffineria.

FINO A QUANDO NON NON PRODURRÀ IDROGENO SU LARGA SCALA A EMISSIONI ZERO, IL MONDO AVRÀ BISOGNO DI TUTTE LE FONTI DI ENERGIA PER SODDISFARE LA CRESCENTE DOMANDA

Le grandi compagnie petrolifere considerano dunque che la riduzione delle emissioni è la via da seguire in un mondo minacciato dal riscaldamento globale. Ma fino a quando non troveranno una produzione di idrogeno su larga scala a emissioni zero, il mondo avrà bisogno di tutte le fonti di energia per soddisfare la crescente domanda. “Il petrolio, sì, il mondo ne ha bisogno, e ne avrà bisogno per i decenni a venire. Ma anche, e sempre di più, gas naturale, energia rinnovabile, idrogeno, biocarburanti”, ha detto van Beurden nel suo discorso di inizio mese.

Equinor, da parte sua, include l’idrogeno a zero emissioni in un possibile futuro insieme ad altre fonti di energia a bassa emissione di carbonio, affermando nelle Prospettive energetiche di quest’anno: “L’idrogeno da elettrolisi o da combustibili fossili con CCUS può diventare indispensabile”.

L’ACCORDO ENI-TOYOTA

eniPer quanto riguarda l’Italia, a margine dell’ultima tappa del giro d’Italia, che ha visto la partecipazione di 8 Toyota Mirai alimentate a idrogeno come vetture di supporto all’organizzazione dell’evento, Toyota Motor Italia ed Eni hanno annunciato l’avvio di una collaborazione per accelerare la diffusione della mobilità ad idrogeno in Italia. La prima fase del progetto prevede l’apertura di un punto di rifornimento di idrogeno presso la nuova stazione di servizio Eni a San Donato Milanese. La nuova stazione, per la quale Eni è in attesa delle autorizzazioni per l’avvio dei lavori, sarà una struttura polifunzionale e di design perfettamente integrata architettonicamente con il nuovo Centro Direzionale Eni che è in costruzione. Inoltre, l’idrogeno disponibile nella stazione sarà a “emissioni zero”, in quanto autoprodotto nella stessa stazione per elettrolisi dell’acqua utilizzando energia rinnovabile.

PARTITO IL TAVOLO SULL’IDROGENO AL MISE

A livello istituzionale è stato avviato anche un percorso al ministero dello Sviluppo economico che permetterà la definizione di priorità, indirizzi e valutazioni di competitività nel settore delle tecnologie dell’idrogeno, con l’obiettivo di contribuire efficacemente alle future scelte che verranno assunte per adempiere agli impegni presi in ambito internazionale, come il Protocollo sottoscritto dal Sottosegretario Davide Crippa lo scorso ottobre all’Hydrogen Energy Meeting di Tokyo. Il primo tavolo sull’idrogeno, presieduto dal Sottosegretario Davide Crippa, ha visto la partecipazione anche di Alstom Italia, ENEA, ENI, Environment Park, Fincantieri, Fondazione Bruno Kessler, Gruppo ESSECO, Hydrogen Park, l’Istituto per l’innovazione tecnologica di Bolzano, Industrie De Nora, Sapio, Snam, Solid Power ed RSE. Un secondo si terrà questo mese. Il piano fa parte del l’adesione del nostro Paese all’iniziativa “Mission Innovation” del 30 novembre 2015 in occasione della COP 21 di Parigi, che impegna l’Italia e gli altri Paesi aderenti a raddoppiare i propri investimenti pubblici per le attività di ricerca e sviluppo di tecnologie “pulite” entro il 2021. Proprio nell’ambito delle sfide tecnologiche previste ce n’è una proprio sull’idrogeno da fonti rinnovabili. Anche la Commissione europea, con il lancio dell’iniziativa per l’idrogeno dello scorso 18 settembre, ha ribadito che l’idrogeno è in grado di offrire un ampio spettro di applicazioni per l’integrazione nel sistema delle energie rinnovabili.