Scenari

Ecco cosa sta succedendo su domanda petrolifera e prezzi, tra Opec, Usa, Iran e Russia

petrolio usa

Intanto i ministri chiave dell’Opec+ durante l’incontro di Abu Dabhi hanno promesso di fare meglio sul loro accordo riguardante i tagli alla produzione, con il nuovo ministro dell’energia dell’Arabia Saudita il principe Abdulaziz bin Salman che ha rimandato al prossimo incontro di fine ottobre le discussioni su un eventuale prolungamento dell’intesa.

Tempi duri per la domanda petrolifera e conseguentemente per i prezzi del greggio: tutta colpa dei primi accenni di recessione ma anche di diverse questioni aperte legate, ad esempio, alla guerra commerciale tra Usa e Cina o a un eccesso di offerta di greggio. Per il momento i membri dell’Opec+ non hanno deciso nuovi tagli ma solo un maggior grado di conformità alle riduzioni già decise. Anche se qualche spiraglio potrebbe aprirsi con l’allentamento delle sanzioni statunitensi nei confronti dell’Iran.

PER LA EIA PREVISIONI AL RIBASSO PER LA DOMANDA PETROLIFERA

La Energy information administration (Eia) statunitense nel suo outlook a breve termine, stima una crescita di domanda petrolifera contenuta per quest’anno, pari a 0,9 milioni di barili al giorno, in riduzione rispetto alle stime di inizio anno (+1,5 mln b/g) e di luglio (+1,1 mln b/g). Se le previsioni venissero confermate si tratterebbe di una crescita inferiore al milione di barili giornalieri per la prima volta dal 2011.

ANCHE L’OPEC CERTIFICA UN CALO DELLE PREVISIONI

Anche l’Opec ha anche ridotto le sue previsioni a circa 1 milione di barili giornalieri nel suo ultimo rapporto, in calo di 80 mila b/g rispetto al mese scorso a causa di un rallentamento dell’economia globale: “Ciò evidenzia la responsabilità condivisa di tutti i paesi produttori nel sostenere la stabilità del mercato petrolifero per evitare una volatilità indesiderata e una potenziale ricaduta nello squilibrio del mercato”, ha affermato l’Opec nel suo rapporto. Allo stesso tempo, la produzione del cartello è aumentata di 136 mila barili nel mese di agosto rispetto a un mese prima, trainata da un significativo aumento dall’Arabia Saudita.

GOLDMAN SACHS CONFERMA UN RISCHIO AL RIBASSO NELLE PREVISIONI DELLA DOMANDA A CAUSA DELLE PROBABILITÀ DI UN ULTERIORE RALLENTAMENTO ECONOMICO

Tra i fattori in grado di incidere sulla frenata complessiva della crescita economica c’è da registrare anche la guerra commerciale Usa-Cina: le vendite di auto cinesi sono diminuite del 13% circa nella prima metà dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2018. Anche le vendite di auto in India sono crollate di recente, scendendo del 41 per cento ad agosto rispetto all’anno precedente. Per Goldman Sachs si conferma quindi un rischio al ribasso nelle previsioni della domanda a causa delle probabilità di un ulteriore rallentamento economico. La banca d’investimento prevede che il Brent raggiungerà in media i 60 dollari al barile nel 2020. Mentre a suo giudizio i tagli dell’Opec+ dovranno proseguire nel 2020 anche se questo porterà problemi l’anno successivo a causa “del decadimento dei progetti” di nuovi giacimenti che dovrebbero portare “a un calo dell’offerta”.

POSSIBILE ALLENTAMENTO DELLE SANZIONI USA ALL’IRAN?

All’interno di questo quadro potrebbero però aprirsi spiragli positivi: il presidente Usa Donald Trump, ad esempio, sta pensando di allentare le sanzioni contro l’Iran e di incontrare il presidente Hassan Rouhani nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite a New York alla fine di questo mese. Dopo questa notizia i prezzi del petrolio sono rimbalzati con un calo al momento dell’annuncio dell’allontanamento del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, e una risalita dopo i dati dell’Eia sul calo delle scorte petrolifere. Tuttavia, i prezzi sono poi scesi di nuovo dopo che Bloomberg ha riferito che parte della motivazione dietro la cacciata di Bolton sarebbe legata proprio all’allentamento delle sanzioni petrolifere sull’Iran. Algeria

NELLA RIUNIONE OPEC+ DI ABU DABHI DECISA UNA MAGGIORE CONFORMITA’ AI TAGLI, NESSUN NUOVO PROVVEDIMENTO PER ORA

Intanto i ministri chiave dell’Opec+ durante l’incontro di Abu Dabhi, riferisce Platts, hanno promesso di fare meglio sul loro accordo riguardante i tagli alla produzione, con il nuovo ministro dell’energia dell’Arabia Saudita il principe Abdulaziz bin Salman che ha rimandato al prossimo incontro di fine ottobre le discussioni su un eventuale prolungamento dell’intesa. “Una cosa che posso dire è che c’è una visione chiara di responsabilità e reattività”, ha detto Abdulaziz parlando dei tagli futuri e aggiungendo che l’Arabia Saudita, per ora, manterrà la sua produzione al di sotto dei 10 milioni di barili da ottobre, a 9,89 milioni di barili al giorno. Il Regno ha già rispettato il proprio impegno di riduzione ai sensi dell’accordo che prevedeva tagli per 1,2 milioni barili giornalieri tra paesi Opec e non Opec fino a marzo 2020. “L’accordo di oggi prevede che coloro che non hanno rispettato l’intesa si conformeranno pienamente, quindi avremo un taglio più profondo”, ha detto il ministro del petrolio e del gas dell’Oman, Mohammed al-Rumhy dopo l’incontro. La conformità sui tagli è stata del 136% ad agosto, ha affermato il JMMC, l’organo di controllo degli impegni sulla riduzione. I ministri di Nigeria e Iraq hanno dichiarato che la loro produzione diminuirà a settembre e ottobre rispetto ai livelli di agosto. “Ribadisco il nostro impegno nei confronti dei livelli volontari a cui ci siamo impegnati a dicembre”, ha dichiarato anche il ministro russo dell’energia, Alexander Novak.