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Fine tutela verso il rinvio. Ecco come sarà

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A meno di sorprese non dovrebbe essere in manovra il rinvio della fine tutela che potrebbe, dunque, trovare posto nel milleproroghe.

I correttivi del Governo alla manovra sono attesi per oggi in commissione Bilancio al Senato, dove già sono stati depositati dai relatori Rossella Accoto (M5S) e Dario Stefano (Pd), una trentina di modifiche. Ma a meno di sorprese – non vi sono per ora tracce di modifiche nei testi né del “mini-maxi” del governo né nelle proposte di modifica dei relatori visionati da Energiaoltre.it – non ci dovrebbe essere il rinvio della fine del mercato tutelato che potrebbe, dunque, trovare posto nel milleproroghe.

EMENDAMENTO MISE

L’emendamento verrà formulato dal ministero dello Sviluppo economico e “sposterà in avanti di 6 mesi la fine del mercato della maggior tutela – riferisce il Sole 24 Ore -. Il correttivo, che riguarda le utenze elettriche e del gas con tariffe tutelate dalla regolazione, non si limiterà a spostare dal primo luglio 2020 al primo gennaio 2021 la scadenza di quel mercato. Ma andrà a definire i vari scaglioni di clienti che progressivamente saranno spinti ad andare sul libero mercato: dapprima le grandi partite Iva, piccole e medie imprese, come del resto anche indicato nel documento di consultazione pubblicato dall’Arera in ottobre; poi le partire Iva più piccole (l’alternativa è tra luglio 2021 e gennaio 2022) e solo alla fine le famiglie. Tra imprese e famiglie sono circa 9 milioni i clienti interessanti”.

COSA DICEVA PATUANELLI

In sostanza dovrebbe essere utilizzato come iter quello del “doppio binario” consumatori domestici e Pmi, la soluzione del resto suggerita da Arera per gestire la fine del mercato tutelato per l’energia elettrica e il gas e che il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, intervenendo nei giorni scorsi in Parlamento, ha mostrato di gradire. Nel corso dell’audizione in commissione Industria del Senato, il ministro aveva anche ammesso la necessità non solo di spostare in avanti la data, ma anche di fare qualcosa per evitare che alla prossima scadenza ci si potesse trovare nelle condizioni attuali. Tanto che aveva annunciato come il Mise stesse lavorando proprio con l’Authority per avere da un lato dei passi che consentano “la maggiore consapevolezza dei clienti”, e dall’altro “una maggiore offerta”.

SI PENSA ALLE ASTE PER TRAGHETTARE I CLIENTI

“La vera discriminante sarà come i clienti verranno traghettati verso il mercato libero. È probabile che si ricorra alle aste – ha proseguito il Sole 24 Ore -. Un modello che verrebbe preso a prestito dal cosiddetto mercato di salvaguardia: quel mercato nel quale finiscono gli utenti che hanno perso un fornitore, magari perché è fallito, e che per garantire una continuità dell’approvvigionamento vengono messi all’asta tra i vari operatori (oggi i venditori sul mercato elettrico italiano sono 623) con sistema di prezzo penalizzante, e cioè più elevato”.

QUALI SONO LE ALTERNATIVE

In effetti, il metodo con il quale gestire la transizione ancora non è noto. Dovrà proporlo Arera mentre a decidere sarà il Mise, ma sempre secondo quanto riporta il quotidiano di Confindustria, le alternative non sono molte: “Per superare la maggior tutela nel caso delle partite Iva del mercato del gas, ad esempio, nel 2013 è stato scelto il ricorso al silenzio-assenso, per cui il cliente viene tempestivamente informato della scadenza e, in caso di mancata scelta, resta con il fornitore ma passando ai prezzi di mercato. ti° stesso meccanismo che in questo periodo sta adottando la Francia per superare la maggior tutela nel mercato elettrico per le grandi partite Iva. Le famiglie, invece,resteranno nel mercato tutelato. Anche questa è un’opzione che in teoria l’Italia potrebbe adottare, anche perché non vi è alcuna direttiva europea che impone strade diverse. L’indirizzo politico nazionale, però, sembra muovere in altra direzione. Ci sono poi le aste: un sistema non ideale, come del resto rilevato dall’Arera nella consultazione, tanto che non ci sono precedenti né in Italia né all’estero. Anche perché hanno una controindicazione non secondaria: non garantiscono la volontarietà di una scelta consapevole tra una pluralità di offerte, come indicato dalla legge sulla concorrenza del 2017 che detta prescrizioni per il superamento della maggior tutela”.

PERCHÈ LE ASTE

Il perché delle aste lo spiega sempre il Sole 24 Ore evidenziando che la scelta “è legata al fatto che il mercato elettrico è meno frammentato di quello del gas: di circa 19 milioni della maggior tutela, il 70% è gestito dall’Enel. Un bel tesoretto di clienti che fa gola a molti. Mettere all’asta è il modo più rapido ed efficace per ridistribuire quella dote”. Ma ci sono dei ma. “La prima cosa da fare se il governo vorrà adottare le aste è mettere ordine nel mercato dei 623 venditori, molti dei quali non hanno grande solidità e affidabilità, come più volte ricordato anche dall’Arera. Tra le ragioni del rinvio di 6 mesi della fine della maggior tutela c’è la proprio la predisposizione di un albo dei venditori al quale Mise e Arera stanno lavorando. Anche qui va capito quali saranno i fattori discriminanti: qualche tempo fa era circolata l’indiscrezione che potevano essere esclusi soggetti che avevano avuto indagini e multe antitrust passate in giudicato. Se così fosse, sarebbero fuori gruppi come Enel, Eni, ma anche le grandi utility come A2A o Acea”.

COME FUNZIONERANNO EVENTUALMENTE LE ASTE

Probabilmente toccherà ad Arera stabilire come si formano i prezzi delle aste e in questo caso, evidenzia sempre il quotidiano confindustriale potrebbero svolgersi sulla base dei ribassi con il rischio però che i venditori “per accaparrarsi i clienti facciano il passo più lungo della gamba” e dei rilanci in cui “il prezzo finale potrebbe essere svantaggioso rispetto al libero mercato”. “Se imboccheranno la strada delle aste, ministero e Arera dovranno anche disciplinare le sorti dei lavoratori che sono dedicati alla gestione della clientela in maggior tutela: solo in Enel si tratta di circa 1.600 persone. Una specie di servizio universale che viene remunerato con tariffe dedicate. Il venditore che partecipa all’asta vuole i clienti, non i costi di gestione annessi!.

I NUMERI

Stando ai numeri contenuti nella Memoria di Arera depositata alla Camera nel 2018, il 56% dei clienti domestici nel settore elettrico (circa 16,5 milioni di famiglie) è ancora sotto il servizio di maggior tutela, mentre i non domestici si fermano al 43% (3 milioni di aziende). Con una scarsa propensione a cambiare fornitore tra le famiglie (il 14%) a fronte di una maggiore dinamicità delle imprese (circa il 20%). Quanto al gas, il servizio di tutela è ancora la modalità prevalente per i clienti finali: nel 2018, il 50% dei clienti domestici e il 43% dei condomini uso domestico, per un totale di 10,2 milioni. Con un tasso di passaggio da una modalità di fornitura all’altra del 9,9 per cento.