Fact checking e fake news

Focus su gas, biogas ed efficienza nelle audizioni sul Pniec

Biogas

In audizione Consorzio italiano biogas, Amici della Terra Italia, Italia Nostra e Assocarta nel corso dell’Indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Sen al Piano Nazionale Energia e Clima per il 2030.

Biogas, mobilità elettrica e a gas, efficienza energetica e carbon tax. Sono stati gli argomenti principali dibattuti da Consorzio italiano biogas, Amici della Terra Italia, Italia Nostra e Assocarta nel corso dell’Indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Sen al Piano Nazionale Energia e Clima per il 2030.

CIB: PNIEC INADEGUATO SE NON SI VALORIZZA IL RUOLO DELL’AGRICOLTURA NEL CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

“Il Pniec è un po’ timido nel considerare l’agricoltura nel contrasto ai cambiamenti climatici – ha detto il presidente di CIB Piero Gattoni -. Mentre produciamo un’energia pregiata che può essere stoccata e utilizzare le infrastrutture esistenti., come il biogas. Tutti i principali paesi Ue prevedono un incremento delle bioenergie. La nota dolente è che il Pniec attuale prevede una riduzione di oltre il 15%”. Non solo, si chiede Gattoni: “Come faremo a programmare tutte le fonti non programmabili? Dobbiamo cercare quindi di sfruttare il patrimonio del biogas, aumentando del solo 10% il potenziale installato potremo soddisfare al 2030 il fabbisogno di modulazione che ci piace chiamare ‘greening’ che premia tra l’altro l’industria italiana. Chiediamo che nel Pniec almeno il 10% del gas al 2030 del sia bio andando a migliorare l’attuale sistema, nei trasporti, anche nell’uso industriale”.

“Promuovere il pieno utilizzo del biogas esistente, stimolare lo sviluppo del biometano e favorire tecnologie e pratiche agronomiche che consentano la ricarbonizzazione dei suoli” sono le linee direttrici per favorire la transizione verso un modello circolare di produzione agricola, tracciate dal Cib. In questo senso l’’agricoltura può partecipare attivamente alla soluzione della crisi climatica “grazie alle forti potenzialità di contenimento delle emissioni, di supporto al greening delle reti di distribuzione del gas e di bilanciamento rinnovabile del sistema elettrico italiano”.

Il presidente Gattoni, ha disegnato una strategia per il settore. “Va valorizzato appieno il potenziale di produzione di biogas esistente ponendo un obiettivo di utilizzo di gas rinnovabile pari al 10% del consumo attuale di gas naturale. E’ urgente favorire la riconversione a biometano degli impianti esistenti per ottenere un biocarburante avanzato 100% made in Italy e promuovere l’utilizzo di metano rinnovabile negli usi industriali – ha dichiarato Gattoni – senza trascurare l’attuale patrimonio di produzione elettrica programmabile, che può essere usato per integrare la penetrazione delle rinnovabili non programmabili, come solare ed eolico. Infine vanno promosse tecnologie e pratiche agronomiche di ricarbonizzazione dei terreni agrari italiani attraverso la concimazione organica con il digestato, la fertirrigazione e la diffusione dell’agricoltura conservativa e di precisione”.

Oggi il biogas agricolo con il 77% degli impianti e il 68% della potenza istallata genera ben l’82% dell’energia elettrica complessiva da biogas.

“Grazie a oltre 4 miliardi di investimenti e oltre 12 mila posti di lavori stabili generati, il Green New Deal per il settore agricolo è già iniziato” conclude Gattoni. “L’attuale bozza del PNIEC, tuttavia, sottostima notevolmente il potenziale del settore al 2030. Chiediamo che nel PNIEC sia mantenuta la traiettoria di crescita delle bioenergie in linea con gli scenari della SEN a tutela di un patrimonio acquisito, che, oltre a rafforzare le produzioni agricole di eccellenza e a favorire gli investimenti in innovazione, ha creato un polmone verde che potrà contribuire attivamente a incrementare la fertilità dei suoli e a decarbonizzare la nostra agricoltura.”

L’attuale bozza del Pniec, tuttavia, sottostima notevolmente il potenziale del settore al 2030. Chiediamo che nel Pniec sia mantenuta la traiettoria di crescita delle bioenergie in linea con gli scenari della Sen a tutela di un patrimonio acquisito, che, oltre a rafforzare le produzioni agricole di eccellenza e a favorire gli investimenti in innovazione, ha creato un polmone verde che potrà contribuire attivamente a incrementare la fertilità dei suoli e a decarbonizzare la nostra agricoltura, ha concluso.
(QUI LA MEMORIA DEPOSITATA)

AMICI DELLA TERRA: PUNTARE TUTTO SULL’EFFICIENZA ENERGETICA

“Noi siamo ambientalisti dell’efficienza energetica e siamo contenti che l’Ue ci abbia ascoltato e abbia adottato lo slogan ‘efficiency first’. Ma vogliamo che anche nel Pniec diventi prevalente – ha sottolineato Monica Tommasi di Amici della Terra -. Gli obiettivi del Piano sono condivisibili ma la verità è che non contiene misure sufficienti per arrivare a questi obiettivi. L’ecobonus è una buona misura ma va rinnovato ogni anno. Naturalmente serve un analisi costi-benefici ex ante al 2030 sulle incentivazioni. Ma non si risolve tutto con le rinnovabili elettriche intermittenti che finora hanno ottenuto una gran fetta di incentivi o con una carbon tax: sono politiche inefficaci e costose che rischiano di spostare il problema e accelerare l’impoverimento del paese”.

“L’obiettivo 2030 globale in termine di riduzione dell’intensità energetica del 20% è condivisibile ma nello schema di Pniec sono assenti gli indispensabili obiettivi settoriali di efficienza da collegare alla competitività e alla crescita del paese – ha evidenziato la Tommasi -. La riduzione dei consumi finali del 39% è ambiziosa ma le politiche non appaiono adeguate al principio ‘prima l’efficienza’ e l’indicatore Ue è fuorviante visto che la riduzione dei consumi può avvenire anche per crisi economica o carbon leckeage. Inoltre, l’obiettivo minimo di 0,93 Mtep di incremento annuo di risparmio energetico nel Pniec, pari a 9,4 Mtep in dieci anni, non è supportato da strumenti come certificati bianchi e detrazioni fiscali. Il meccanismo dei certificati bianchi, tra l’altro, è bloccato da anni e necessita di una revisione e noi stessi ce ne stiamo occupando da anni. E anche le detrazioni fiscali rinnovate annualmente non possono essere considerate uno strumento adeguato per raggiungere gli obiettivi al 2030”.

Per quanto riguarda le rinnovabili, “l’obiettivo del 30% pari a una crescita di 33,4 Mtep e un incremento del +52% prevede una riduzione dei consumi in 15 anni a cui è condizionato. Per questo è fondamentale raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica – ha ricordato la Tommasi -. Il Pniec fissa inoltre obiettivi settoriali al 2030 per il termico +31%, elettrico +66% e per i trasporti +250% rispetto ad oggi. Secondo noi l’obiettivo per le rinnovabili elettriche è eccessivo mentre dovrebbe essere più ambizioso per le termiche. E per i trasporti. Questi due settori rappresentano, infatti- ha osservato la rappresentante di Amici della Terra – i quattro quinti del consumo e su di esso siamo indietro rispetto al settore elettrico: dobbiamo puntare su servizi e residenziale che costituiscono più del 50% delle emissioni di gas serra e negli ultimi anni sono diminuiti meno dell’industria. Inoltre, se dobbiamo raddoppiare eolico e fotovoltaico dobbiamo dire addio a territorio di pregio e sono argomenti che vanno discussi”.

“Qualche giorno fa abbiamo inviato una lettera al commissario Gentiloni e al governo per chiedere l’introduzione di strumenti come l’Imea, l’imposta sulle emissioni, che crediamo sia il modo migliore per dare attuazione a una carbon border tax e per combattere delocalizzazioni e carbon leackege senza introdurre forme di carbon tax indiscriminate. Il concetto base di Imea è quello di applicare l’imposta sulla base dell’intensità energetica dei prodotti Ue e non Ue senza discriminazioni”, ha detto la Tommasi. Infine, ha concluso, occorre introdurre una “diagnosi energetica e sistemi di gestioni dell’energia per l’industria sulla base dei diversi processi produttivi mentre per quanto riguarda i trasporti occorre sviluppare una mobilità elettrica individuale e collettiva ma anche utilizzare Gnl per trasporto pesante e marittimo”. (QUI LA MEMORIA DEPOSITATA)

ITALIA NOSTRA: BENE STOP AL CARBONE MA ELIMINARE ANCHE FONTI EQUIVALENTI DI EMISSIONI DI CO2

“Italia Nostra condivide gli obiettivi del Pniec e i traguardi ma servono approfondimenti: se eliminiamo il carbone dobbiamo anche eliminare fonti equivalenti come le biomasse solide che contengono tanta Co2 quanta ne hanno assorbita”, ha detto il Consigliere Giovanni Damiani che ha sottolineato come il bilancio non sia neutro se si considera l’attività di disboscamento, realizzazione di strade, trasporti, pellettizzazione e così via. “Infine non si considera la via dell’acqua che prende il carbonio e il fattore tempo. Mentre quando bruciamo si ha un’emissione improvvisa di Co2 quando piantiamo un albero ci mette decenni per assorbire anidride carbonica”. Inoltre, “siamo contrari all’eolico terrestre ma possiamo discutere di quello offshore, al mini-idro e al fotovoltaico che consuma terreno e sì a quello che riutilizza aree dismesse. E stop agli incentivi alle biomasse”. (QUI LA MEMORIA DEPOSITATA)

ASSOCARTA: PUNTARE SU GAS E RIDURRE GAP DI PREZZO. NON È SOSTITUIBILE IN ALCUNI SETTORI INDUSTRIALI

“Diventa fondamentale per l’Italia recuperare il gap sul gas andando ad attuare le agevolazioni agli energivori gas, migliorando l’infrastruttura, per dare più liquidità e maggiore concorrenza. Nel settore cartario l’elettrificazione non è la risposta”, ha detto il Consigliere di Assocarta Carlo De Iulis che ha chiesto di andare “verso una cogenerazione carbon neutral”.

“Gli obiettivi europei e nazionali sono sempre più sfidanti e prevedono quindi l’impiego di enormi risorse economiche per sostenere il percorso verso la decarbonizzazione e profonde trasformazioni dei processi industriali e di tutta l’economia. Questo percorso deve essere attuato mantenendo competitiva l’industria nazionale in modo che la stessa industria possa fare da volano alla transizione energetica senza dislocare produzioni che sarebbero una perdita per l’ambiente e il Paese – si legge nella memoria depositata da Assocarta -. Concordiamo con la necessità imprescindibile di conciliare la sostenibilità ambientale con la sostenibilità economica. Ciò significa attuare in Italia tutte le politiche europee compatibili con le discipline sugli aiuti di stato che vengono già attuate negli altri paesi europei: carbon leakage, com-pensazioni ETS, norme sugli energivori”.

Il gas in particolare è il combustibile fossile più green e in molti settori industriali, per ragioni tecnologiche e produttive, non è sostituibile. Per questo occorre puntare su questa fonte energetica, favorendone la crescita della disponibilità e riducendo per l’industria italiana il gap di prezzo. “Il settore cartario italiano continua a scontare uno svantaggio competitivo rispetto ai concorrenti europei a causa del maggior prezzo del gas in Italia rispetto ai Paesi del Nord Europa. Il mercato italiano sconta un differenziale di prezzo rispetto al Nord Eu-ropa di circa 1,5 euro/MWh che si sta allargando negli ultimi anni (2,5 €/MWh) a causa dello scarso collegamento con i mercati più liquidi e per via della chiusura prolungata del gasdotto TENP che sta peg-giorando la situazione. Nel 2019 la situazione è in ulteriore peggioramento con picchi del differenziale fino a 5 €/MWh”, si legge nella memoria di Assocarta.

“Per recuperare il gap sul prezzo della commodity occorre quindi agire lungo 3 linee di intervento: migliorare le regolazione dei transiti all’interno dell’Europa con opportune misure di ridisegno delle tariffe di trasporto eliminando l’attuale penalizzazione dell’Italia derivante dalla stratificazione delle tariffe entry/exit (effetto pancaking); Allineare il costo finale del gas per i consumatori industriali italiani e nord europei, rivedendo l’allocazione delle componenti tariffarie in modo da riflettere le prestazioni richieste e fornite al sistema, e introducendo le agevolazioni per gli energivori gas, in attuazione dell’Art. 21 della Legge n. 167 del 2017 (Legge Europea); Favorire la crescita della liquidità e della concorrenza fra operatori, riducendo la concentrazione upstream, sfruttando la posizione geopolitica del Paese nel mediterraneo e integrando l’Italia con gli hub competitivi del Nord Europa”, si legge nel testo. (QUI LA MEMORIA DEPOSITATA)