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Gas sì, Regolamento no? Berlino divisa mentre tratta con l’Algeria

Berlino guarda a Sud per riempire i vuoti lasciati dall’esaurimento delle proprie riserve di gas, e lo fa proprio mentre l’esecutivo si spacca su come conciliare sicurezza energetica e ambizioni climatiche

Giovedì 16 luglio il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune sarà a Berlino per un incontro che, secondo quanto riporta il quotidiano Handelsblatt citando fonti governative, dovrebbe sfociare nella firma di alcune dichiarazioni d’intenti destinate a rilanciare la partnership energetica tra i due paesi. Al centro dell’intesa, l’ampliamento delle forniture algerine di gas naturale liquefatto verso la Germania, affiancato da un impegno tedesco ad aiutare Algeri a contenere le dispersioni di metano lungo l’intera filiera del petrolio e del gas.

Tebboune sarà ricevuto dal presidente Frank-Walter Steinmeier e dal cancelliere Friedrich Merz, mentre alla firma delle dichiarazioni parteciperanno il sottosegretario all’Ambiente Jochen Flasbarth e il sottosegretario all’Economia Frank Wetzel, esponenti di due dicasteri che da tempo incrociano le lame. Un appuntamento diplomatico che, dietro l’apparente linearità, cela tensioni non marginali all’interno della coalizione di governo.

IL PESO POLITICO DELL’ACCORDO CON ALGERI

L’intesa con l’Algeria assume un valore che va oltre la semplice diversificazione degli approvvigionamenti: per il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider (Spd) è la prova che si può rafforzare la cooperazione con i fornitori di Lng senza rinunciare agli obiettivi climatici, per la ministra dell’Economia Katherina Reiche (Cdu), al contrario, dimostra la necessità di fornire prima ai partner come Algeri gli strumenti per rispettare gli standard europei.

Il partenariato energetico tra i due paesi risale al 2015 e mira a sostenere lo sviluppo delle rinnovabili, della rete elettrica e di una filiera dell’idrogeno in territorio algerino, in un quadro più ampio che vede Berlino legata da accordi simili a decine di Paesi, dal Canada al Giappone, passando per gli Stati Uniti, tuttora primo fornitore di Lng per Germania e Unione europea.

MINISTRI CONTRO SUL REGOLAMENTO METANO

Sul fronte interno del governo tedesco, Schneider e Reiche sono da settimane ai ferri corti sull’inasprimento del regolamento dell’Unione europea sul metano, atteso per il 1° gennaio 2027. La norma imporrebbe ai produttori di gas e petrolio di dimostrare agli importatori europei procedure rigorose di misurazione, rendicontazione e verifica delle emissioni, non limitandosi più alla semplice registrazione ma puntando a una loro effettiva riduzione, pena sanzioni severe.

Schneider difende l’entrata in vigore del regolamento come previsto, mentre Reiche ne chiede il rinvio, sostenendo che un’Europa troppo rigida rischi di tagliarsi fuori da gran parte dell’offerta mondiale di greggio e gas, esponendosi a pericolosi rischi di approvvigionamento proprio mentre, dopo un inverno lungo e rigido, gli stoccaggi tedeschi si stanno riempiendo con lentezza. La frizione si è inasprita ulteriormente dopo che Reiche, secondo due note interne del governo rilanciate qualche giorno fa sempre dall’Handelsblatt, avrebbe promesso a Bruxelles il sostegno della Germania a una sospensione del regolamento. Negli stessi ambienti governativi si sottolinea che Reiche avrebbe agito con l’avallo del cancelliere.

UNA COALIZIONE ALLA PROVA

Il nodo del metano rischia di diventare un banco di prova per la tenuta della coalizione, e più in generale per la capacità della Spd di imporre un’impronta più marcata sulla politica climatica dell’esecutivo.

Schneider ha dichiarato lo scorso 8 luglio durante un interrogazione in materia al Bundestag, precisando di averlo “chiarito nel colloquio bilaterale” e ribadendo che la linea condivisa resta quella di “non rinviare l’attuazione del regolamento sul metano, ma di avvalersi dei margini di manovra necessari che sono disponibili”. Per il ministro, l’Europa resta un mercato troppo grande e ambito per presentarsi indebolita ai propri fornitori: “Abbiamo il potere di fissare gli standard”, ha detto di fronte ai parlamentari.

LA POSIZIONE DELLE AZIENDE

A rendere ancora più delicato il quadro si aggiunge la voce delle principali aziende del gas tedesche, che segnalano rischi concreti per la sicurezza energetica e per la tenuta del mercato nell’applicazione del regolamento. Interpellate dall’Handelsblatt, Uniper ed EnBW dichiarano di sostenere nella sostanza la normativa europea, escludendo la necessità di una sospensione integrale: “Una sospensione totale non è necessaria”, ha affermato una portavoce di Uniper. Le due società segnalano tuttavia difficoltà operative concrete per gli importatori, molti dei quali non sarebbero oggi in grado di dimostrare il rispetto degli obblighi previsti dalla norma. Per Uniper, un’applicazione della normativa senza correttivi rischierebbe di “introdurre incertezze rilevanti nella stipula dei contratti di lungo termine per gas e Lng, con possibili ripercussioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti, sulla stabilità dei prezzi e sulla diversificazione delle fonti”.

L’azienda chiede dunque “regole di conformità chiare e uniformi”, periodi di transizione “realistici” e “certezza giuridica per i contratti già in essere”, sostenendo una sospensione temporanea dell’obbligo di piena tracciabilità previsto a partire da gennaio 2027: un’istanza che, di fatto, avvicina le imprese energetiche alla linea prudente della ministra Reiche, e che promette di alimentare ulteriormente il confronto all’interno della coalizione nelle prossime settimane.

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