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Germania

Germania, l’eolico offshore rischia un rinvio di 16 anni: il pressing di BP e TotalEnergies

I colossi dell’energia chiedono di spostare il traguardo dei 70 GW al 2057 per ottimizzare le rese dei parchi, ma uno studio avverte: la produzione complessiva nel Mare del Nord subirebbe un duro crollo.

C’è qualcosa che non torna nella corsa all’eolico offshore tedesco: dopo aver sborsato cifre senza precedenti per conquistare porzioni strategiche del Mare del Nord, BP e TotalEnergies stanno cercando di rimettere mano alle regole del gioco. Non si tratta di dettagli tecnici, ma di tempi e obiettivi. E, stando a quanto emerge dall’inchiesta della Norddeutscher Rundfunk (NDR), la televisione pubblica tedesca dei Länder del Nord, le conseguenze potrebbero essere tutt’altro che marginali: meno energia prodotta e traguardi rinviati di molti anni.

INVESTIMENTI RECORD, POI IL CAMBIO DI PASSO

Bisogna tornare alle aste del 2023 per capire la portata della vicenda. In quell’occasione, BP e Total Energies avevano sorpreso il settore mettendo sul piatto circa 12,6 miliardi di euro ciascuna per assicurarsi due aree offshore, per un potenziale di circa 7 gigawatt. Dodici mesi dopo, altre acquisizioni per 3 miliardi hanno consolidato ulteriormente la loro presenza. Già allora, più di un osservatore si chiedeva se conti così ambiziosi potessero reggere nel tempo.

Nel frattempo, il contesto è cambiato. BP ha riorganizzato le attività nel mare aperto creando la joint venture Jera Nex BP, mentre altri attori hanno fatto un passo indietro: RWE, ad esempio, ha abbandonato una precedente collaborazione con Total. È in questa fase che, secondo il reportage di NDR, le due compagnie iniziano a prendere le distanze dal percorso di sviluppo fin qui tracciato. La scorsa settimana, due testate giornalistiche tedesche hanno confermato che Total Energies sta valutando di uscire da diversi progetti di eolico offshore in Germania e restituire le aree già assegnate, motivando la scelta con i ritardi nello sviluppo delle infrastrutture di rete e con il mutamento delle condizioni economiche e chiedendo allo Stato tedesco la restituzione delle garanzie versate.

UN NUOVO CALENDARIO PER L’OFFSHORE

Ora la proposta sul tavolo che può rimettere il piano in corsa si chiama “Re-Order”. È stata sviluppata con il supporto dell’Istituto Fraunhofer per i sistemi eolici (IWES) e ridisegna completamente la tempistica dell’espansione: l’obiettivo dei 70 gigawatt verrebbe spostato al 2057. Un salto in avanti notevole se si considera che il piano ufficiale (FEP) indica il 2041 e la legge fissa il traguardo al 2045. In altre parole, si parla di un ritardo potenziale fino a 16 anni.

Lea Haefke, che si occupa di pianificazione spaziale marittima all’Ufficio federale per la navigazione e l’idrografia (Bundesamt für Seeschifffahrt und Hydrographie, Bsh), ha spiegato a NDR che un’impostazione del genere può avere una sua logica economica, ma entra in collisione con l’impianto normativo vigente.

Le aziende, dal canto loro, insistono su un punto preciso: l’effetto “ombra” tra parchi eolici. Quando gli impianti si accumulano lungo la stessa direttrice del vento, quelli più arretrati producono meno. È una preoccupazione che emerge sempre più frequentemente da diversi studi. Distribuire nel tempo e nello spazio le installazioni, sostengono, aiuterebbe a sfruttare meglio ogni singolo progetto.

EFFICIENZA CONTRO VOLUMI

I calcoli del Fraunhofer IWES danno in parte ragione a questa impostazione: in alcune zone, le rese potrebbero crescere anche del 10%. Ma la fotografia complessiva cambia segno. La produzione totale, infatti, diminuirebbe, con flessioni che in certi momenti arriverebbero fino a un terzo. “Il piano di riorganizzazione porta naturalmente a un netto crollo dei rendimenti dell’energia eolica offshore nel Mare del Nord tedesco nel suo complesso”, osserva nello studio uno degli autori, Bernhard Stoevesandt, capo del dipartimento di aerodinamica, carichi e controllo dell’IWES.
Secondo quanto ricostruisce NDR, BP e TotalEnergies hanno già sottoposto queste analisi alle autorità e chiesto un incontro al ministero dell’Economia, che però non sarebbe stato ancora fissato. La loro linea è chiara: meno dispersioni, più efficienza e, nel lungo periodo, energia potenzialmente più economica. Eventuali cali di produzione, aggiungono, potrebbero essere compensati da sviluppi oltreconfine.

Intanto il tema è entrato nel dibattito politico. C’è chi teme che rallentare l’offshore significhi aprire varchi ad altre fonti, gas incluso, per coprire eventuali deficit. E il momento non è un fattore neutro: il piano di sviluppo è in ritardo e la legge di settore deve essere aggiornata proprio quest’anno. È in questo spazio ancora fluido, conclude l’inchiesta dell’emittente pubblica tedesca, che le proposte delle aziende potrebbero trovare ascolto sul versante politico.

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