L’industria avverte sui rischi di sabotaggio e sui ritardi miliardari, mentre Länder e Verdi bocciano il piano del governo federale che abbandona la priorità dei cavi interrati.
Il cambio di passo è dietro l’angolo: il governo tedesco si prepara a dare il via libera a una modifica che rimetterà al centro le linee aeree nello sviluppo della rete elettrica. L’obiettivo è alleggerire il peso economico della transizione energetica. Ma attorno alla proposta si sta rapidamente formando un fronte critico che attraversa industria, territori e parte della politica.
RETE ELETTRICA, LA SVOLTA CHE DIVIDE
Al ministero federale dell’Economia si è lavorato a lungo per mettere mano alla “legge sul piano dei fabbisogni”, cioè lo strumento che stabilisce in modo vincolante come e dove la rete deve crescere. E questa settimana il progetto arriva al consiglio dei ministri.
La direzione è quella indicata dall’accordo di maggioranza con cui Cdu, Csu e Spd diedero vita al governo di Grande Coalizione: laddove possibile, privilegiare le linee aeree nella realizzazione delle nuove tratte ad alta tensione in corrente continua, le cosiddette Hvdc (High Voltage Direct Current), destinate a diventare le grandi arterie del sistema elettrico.
Fino ad oggi il principio guida è stato un altro. Dal 2015, infatti, la priorità è andata ai cavi interrati, una scelta pensata soprattutto per ridurre le resistenze locali e facilitare i processi di autorizzazione. Le linee Hvdc, che servono a trasportare elettricità su lunghe distanze collegando aree di produzione e poli di consumo, restano comunque il fulcro dell’espansione della rete.
Dietro la revisione normativa c’è in realtà un tema ben preciso e divenuto estremamente sensibile in periodo di prolungata stagnazione economica, quale quella che la Germania sta vivendo da ormai tre anni: i costi. Secondo le stime dei gestori, l’ammodernamento della rete di trasmissione potrebbe arrivare a richiedere fino a 392 miliardi di euro entro il 2045. Di fronte a questi numeri, tre dei quattro operatori tedeschi vedono con favore un ritorno alle linee aeree.
TRA SICUREZZA E ACCETTAZIONE
Non tutti, però, condividono questa impostazione. Diverse associazioni di categoria – sette in tutto, tra edilizia e industria dei materiali – mettono in guardia da una scelta che, a loro avviso, espone di più le infrastrutture. Le linee aeree, sostengono, sarebbero più vulnerabili, anche rispetto a possibili atti di sabotaggio. Tema anche questo divenuto sensibile in tempi di tensioni geopolitiche, almeno quanto quello dei costi.
I cavi interrati, al contrario, vengono descritti come soluzioni più protette: inseriti in sistemi schermati e accompagnati da tecnologie di controllo digitale, offrirebbero una maggiore resistenza sia agli attacchi sia agli eventi meteorologici estremi.
Ma non è solo una questione tecnica. Secondo queste organizzazioni, la posa sotterranea riduce i conflitti con le comunità locali e accelera i tempi di realizzazione. Alla fine – sostengono – si risparmia. Da qui la critica più netta: tornare a puntare sulle linee aeree rischierebbe di rallentare proprio quell’espansione della rete che si vuole rendere più efficiente.
Sullo sfondo resta il confronto sui numeri. I sostenitori della nuova linea parlano di risparmi consistenti, nell’ordine di decine di miliardi, ma queste valutazioni non sono condivise da tutti, soprattutto perché non terrebbero conto dei benefici indiretti delle soluzioni interrate.
LE CRITICHE DEGLI INDUSTRIALI
La questione si allarga poi al piano industriale. Chi difende il cablaggio sotterraneo sottolinea che gran parte della filiera è radicata in Germania e in Europa, con effetti positivi sulla sicurezza economica e sull’autonomia produttiva. Negli ultimi dieci anni, anche su impulso politico, le aziende del settore hanno investito somme ingenti per aumentare la capacità produttiva. Un cambio di rotta, in questo senso, rischia di pesare su investimenti già avviati e di incrinare la fiducia nella stabilità delle scelte politiche.
Proprio uno studio di Frontier Economics, società di consulenza specializzata in analisi dei mercati energetici, transizione ecologica e politiche per la sostenibilità, sostiene che limitarsi al confronto dei soli costi di investimento sia riduttivo e non riflette l’impatto economico complessivo dei progetti.
L’analisi considera i costi lungo l’intero ciclo di vita delle infrastrutture, evidenziando che i benefici finanziari stimati dalla politica risulterebbero inferiori alle attese. Il passaggio da progetti già approvati con cavi interrati a linee aeree comporterebbe un ritardo significativo nell’espansione della rete di trasmissione, sostengono gli esperti di Frontier Economics e, dal punto di vista autorizzativo, la modifica equivale a una nuova pianificazione, con slittamenti stimati tra quattro e sette anni. Ogni anno di ritardo genererebbe circa 200 milioni di euro di costi di congestione, fino a 1,4 miliardi in sette anni.
LA RESISTENZA DELLE REGIONI
Intanto emergono anche resistenze a livello regionale: tre Länder di peso – Bassa Sassonia, Renania Settentrionale-Vestfalia e Schleswig-Holstein – hanno espresso riserve. Sul piano istituzionale, il Bundesrat – la Camera dei Länder – potrà intervenire con obiezioni, ma l’ultima parola spetterà al Bundestag. E il confronto resta aperto anche tra i partiti. I Verdi, ad esempio, insistono sulla necessità di affiancare alle infrastrutture tradizionali uno sviluppo più deciso delle reti digitali, dei sistemi di accumulo e delle tecnologie di gestione intelligente.
HANDELSBLATT: INDUSTRIA VITTIMA DEL CONSENSO FACILE
A sostegno della scelta del governo interviene però l’Handelsblatt, con un editoriale dal titolo inequivocabile: “I cavi interrati non hanno futuro nell’espansione della rete elettrica”. Il punto, per il quotidiano, è semplice: se davvero si vuole contenere la spesa della transizione energetica, bisogna intervenire dove i costi pesano di più, e le linee aeree tornano inevitabilmente al centro.
Da qui un’interpretazione che vede nella mossa del governo meno un cambio improvviso e più un adeguamento alla realtà dei conti. Anche alcune infrastrutture considerate finora intoccabili, come i collegamenti verso i parchi eolici offshore, finiscono sotto osservazione proprio per il loro impatto economico, giudicato difficile da sostenere senza una revisione.
Diverso il discorso per l’industria coinvolta. I produttori di cavi si trovano davanti a uno scenario che si è ribaltato nel giro di pochi anni: avevano investito miliardi puntando su una linea politica che privilegiava l’interramento, e ora devono fare i conti con una direzione opposta. Nella lettura dell’Handelsblatt, è il segno di una politica che ha cercato di ottenere il consenso puntando su soluzioni più “accettabili”, invece di difendere apertamente, fin dall’inizio, la scelta delle linee aeree.


