Dallo stop all’eolico alla difesa della lignite: la svolta della destra populista rischia di paralizzare le infrastrutture e far saltare i fondi per la transizione.
Non sarebbe soltanto la prima vittoria di Afd in un Land della Germania. Sarebbe il primo test per capire cosa accade quando un partito apertamente ostile alla transizione energetica si trova a governare uno dei nodi strategici del sistema elettrico tedesco.
L’eventuale ingresso di Afd alla guida del Sassonia-Anhalt nelle elezioni di domenica prossima 6 settembre aprirebbe una fase del tutto inedita per la Germania. La portata del cambiamento andrebbe ben oltre il valore simbolico di una vittoria dell’estrema destra. Se dalle intenzioni di programma si passasse alle decisioni di governo, il confronto con il governo centrale investirebbe direttamente lo sviluppo delle rinnovabili, il futuro delle regioni carbonifere e la pianificazione delle infrastrutture energetiche, con possibili ripercussioni che dalla Sassonia-Anhalt si estenderebbero all’intero sistema elettrico tedesco.
POSIZIONE CHIAVE NELLA RETE DI TRASMISSIONE TEDESCA
L’aspetto più immediato riguarda l’energia del vento. Afd intende fermare la realizzazione di nuovi impianti eolici a terra e modificare le regole che disciplinano le distanze delle turbine dalle aree abitate, una revisione che potrebbe coinvolgere anche installazioni già operative. Per la Sassonia-Anhalt significherebbe interrompere non solo i nuovi progetti, ma anche gli interventi di repowering con cui gli impianti più vecchi vengono sostituiti da tecnologie più performanti.
L’effetto, però, non resterebbe confinato al Land tedesco-orientale. La Sassonia-Anhalt occupa una posizione chiave nella rete di trasmissione tedesca perché attraverso il suo territorio passa una parte consistente dell’elettricità prodotta dagli impianti eolici del Nord e diretta verso i grandi poli industriali della Baviera e del Baden-Württemberg. Se quella crescita dovesse rallentare, anche i gestori della rete, a partire da 50Hertz Transmission GmbH, sarebbero costretti a ricalibrare la gestione dei flussi energetici.
Ciò comporterebbe un maggiore ricorso alle misure di bilanciamento della rete e, nei periodi di maggiore domanda, anche all’utilizzo di fonti convenzionali per garantire la continuità dell’approvvigionamento.
LIGNITE E RICONVERSIONE INDUSTRIALE
Un secondo fronte riguarda il futuro delle aree minerarie. Nel programma di Afd trova spazio la volontà di mantenere operative le centrali e le miniere di lignite della “Mitteldeutsches Revier” gestite dalla Mitteldeutsche Braunkohlengesellschaft mbH, in aperto contrasto con il percorso che punta ad anticipare al 2030 l’uscita dal carbone.
Una scelta di questo tipo rischierebbe di complicare anche i rapporti con il governo federale. Le risorse destinate alla trasformazione economica delle regioni carbonifere, pari a 4,8 miliardi di euro per la Sassonia-Anhalt nell’ambito dello Strukturstärkungsgesetz (la legge sulla strutturazione e il rafforzamento economico delle regioni dell’ex carbone), sono infatti subordinate al rispetto del percorso di riconversione. Un’eventuale marcia indietro sulla decarbonizzazione metterebbe quindi in discussione l’arrivo dei finanziamenti destinati alle nuove infrastrutture e ai progetti di sviluppo economico.
Le ricadute potrebbero interessare anche l’industria chimica. I poli di Leuna e Bitterfeld guardano infatti alla futura rete nazionale dell’idrogeno, la Wasserstoff-Kernnetz, come a uno degli strumenti decisivi per restare competitivi. Un rallentamento della transizione energetica rischierebbe invece di indebolire l’attrattività dell’area nei confronti degli investitori interessati alle nuove filiere industriali.
I LIMITI DEL QUADRO COSTITUZIONALE
Anche qualora Afd riuscisse a formare il governo regionale, ottenendo la maggioranza assoluta o contando sull’appoggio diretto o indiretto di esponenti della sinistra del Bündnis Sarah Wagenknecht (Bsw), una parte consistente del programma energetico si scontrerebbe con i limiti fissati dall’ordinamento tedesco. Le proposte di riaprire la stagione dell’energia nucleare o di eliminare la tassazione sulle emissioni di CO2 non rientrano infatti nelle competenze dei Länder.
La Legge fondamentale (Grundgesetz) assegna queste materie al Bund, ovvero lo Stato centrale, che mantiene la responsabilità sulla disciplina dell’energia nucleare, sul funzionamento del mercato elettrico e sugli obblighi connessi al sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets).
Qualsiasi iniziativa regionale in senso contrario finirebbe con ogni probabilità davanti ai tribunali amministrativi e, nei casi più rilevanti, al tribunale costituzionale federale di Karlsruhe. Un contenzioso prolungato produrrebbe inevitabilmente un clima di incertezza, inducendo molte imprese a rinviare decisioni strategiche proprio mentre la Germania è impegnata nella più profonda riorganizzazione del proprio sistema energetico degli ultimi decenni. (4. fine)

