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Sequestro petroliera Marinera

Gli Stati Uniti sequestrano la petroliera russa Marinera nell’Atlantico dopo due settimane di inseguimento

L’operazione militare, supportata dall’intelligence del Regno Unito, si inserisce nel blocco energetico contro il Venezuela e segue di pochi giorni la cattura di Nicolas Maduro.

Le tensioni geopolitiche nell’Atlantico hanno raggiunto un nuovo picco: le forze speciali e la Guardia Costiera degli Stati Uniti hanno abbordato e preso il controllo della petroliera Marinera, un’imbarcazione battente bandiera russa e strettamente legata al commercio di greggio venezuelano. La notizia, inizialmente diffusa dall’emittente statunitense NBC News e successivamente confermata da funzionari dell’amministrazione a Reuters, segna un precedente storico: si tratterebbe infatti della prima volta in epoca recente in cui l’esercito americano decide di sequestrare una nave sotto insegne di Mosca. L’operazione è avvenuta al termine di un estenuante inseguimento durato oltre quattordici giorni, durante i quali l’imbarcazione aveva ripetutamente respinto i tentativi di abbordaggio dopo essere riuscita a forzare il blocco marittimo imposto da Washington nei Caraibi.

L’OPERAZIONE MILITARE E IL SUPPORTO DELLA ROYAL AIR FORCE

Secondo quanto riferito da fonti governative alla NBC, l’azione è stata coordinata dal dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti (DHS), con il supporto tattico del Pentagono. A rendere possibile l’intercettazione definitiva nei pressi dell’Islanda è stato però un contributo decisivo proveniente da Londra. Come rivelato dal quotidiano The Times attraverso l’analisi dei tracciati di volo, un aereo spia Poseidon della Royal Air Force britannica avrebbe fornito supporto radar e di intelligence. Il velivolo è stato localizzato a sud delle Isole Faroe dopo aver operato a lungo con il transponder spento per evitare l’identificazione, dirigendosi verso la Scozia solo a missione compiuta. Attualmente, agenti federali statunitensi si trovano stabilmente a bordo della nave, che è stata posta sotto custodia ufficiale.

TENSIONI CON MOSCA E LA PRESENZA DI SOTTOMARINI RUSSI

Il sequestro della Marinera, precedentemente registrata con il nome di Bella-1, porta con sé il rischio di una pericolosa escalation diplomatica e militare con il Cremlino e un segnale forte da parte americana sul commercio petrolifero russo che ha ricevuto un forte giro di vite attraverso le sanzioni dopo l’attacco all’Ucraina di quattro anni fa. Fonti anonime citate da Reuters hanno indicato che durante le fasi del sequestro sono state avvistate diverse unità navali russe nelle vicinanze, incluso un sottomarino. Sebbene non vi siano state segnalazioni di scontri diretti tra le due marine, l’emittente statale russa RT ha alimentato il clima di sfida pubblicando immagini di un elicottero che sorvolava minacciosamente l’area delle operazioni. Mosca non ha ancora rilasciato dichiarazioni formali, ma la cattura di una nave battente propria bandiera in acque internazionali rappresenta un punto di rottura nei protocolli di gestione delle sanzioni energetiche finora osservati.

APPOGGIO REGNO UNITO IN OPERAZIONE USA. MOSCA ACCUSA GLI USA DI VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE ONU SUL MARE E CHIEDE TRATTAMENTO “UMANO” PER L’EQUIPAGGIO

Intanto, se da un lato il ministero della Difesa britannico ha confermato di aver fornito sostegno agli Usa nell’operazione che ha portato al sequestro della petroliera Marinera, Mosca ha replicato in modo piccato all’azione condotta dagli Stati Uniti. Secondo quanto riporta The Guardian, il ministero dei Trasporti russo ha accusato gli statunitensi di aver violato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, affermando che “nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro navi regolarmente registrate nella giurisdizione di altri Stati”. Mentre secondo quanto riferito da Tass il ministero degli Esteri russo ha chiesto oggi un “trattamento umano e dignitoso” per l’equipaggio della petroliera.

IL LEGAME CON LA CATTURA DI MADURO E IL NARCOTRAFFICO

L’abbordaggio della Marinera non è un evento isolato, ma si colloca in una cornice di pressione massima esercitata dall’amministrazione di Donald Trump contro Caracas. Pochi giorni prima del sequestro, sabato scorso, le forze speciali statunitensi avevano condotto un raid aereo su Caracas catturando il presidente Nicolas Maduro, trasferito negli Stati Uniti per affrontare un processo federale con l’accusa di presunto traffico di droga. Mentre gli alti vertici venezuelani definiscono l’arresto di Maduro un “sequestro di persona” volto a sottrarre al Paese le riserve petrolifere più grandi del mondo, la Casa Bianca risponde accusando il regime di aver “rubato” risorse energetiche americane attraverso le nazionalizzazioni degli ultimi decenni. In questo contesto, la Marinera era stata identificata da tempo come uno degli obiettivi prioritari della Guardia Costiera per il suo ruolo nel tentativo di aggirare l’embargo. “Il blocco del petrolio venezuelano, sanzionato e illegale, e’ pienamente in vigore, in qualsiasi parte del mondo” ha scritto su X il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, rilanciando la nota del Comando europeo Usa che ha confermato il “sequestro” della petroliera.

IL BLOCCO MARITTIMO E LA FLOTTA OSCURA VERSO LA CINA

La battaglia per il controllo del greggio si sta combattendo anche su altri fronti. Parallelamente al caso Marinera, Reuters riporta che la Guardia Costiera ha intercettato nelle acque dell’America Latina un’altra imbarcazione sospetta, la superpetroliera M Sophia. La nave, battente bandiera panamense e già sotto sanzioni, era salpata dal Venezuela all’inizio di gennaio. Secondo i dati di navigazione, la M Sophia faceva parte di una “flotta oscura” che trasportava petrolio verso la Cina operando in modalità protetta, ovvero con i transponder disattivati per occultare la rotta. Nonostante il blocco quasi totale delle esportazioni venezuelane imposto da metà dicembre abbia lasciato milioni di barili bloccati nei serbatoi di stoccaggio, trapelano notizie su un possibile accordo tra Washington e Caracas che potrebbe consentire spedizioni di greggio verso i porti statunitensi per un valore di circa due miliardi di dollari.

LA GUERRA DELLE RISERVE TRA TRUMP E CARACAS

La strategia degli Stati Uniti appare mirata a scardinare il sistema di potere economico che ha sostenuto il governo venezuelano negli ultimi anni. Il Venezuela possiede i giacimenti più vasti del pianeta, ma l’impossibilità di spedire il prodotto a causa della pressione militare americana sta portando il settore al collasso logistico. Donald Trump e i suoi funzionari giustificano queste azioni aggressive citando il recupero di asset che ritengono sottratti illegalmente agli interessi americani durante le ondate di nazionalizzazione del settore energetico avvenute nell’ultimo mezzo secolo. Al momento, il blocco delle esportazioni venezuelane rimane effettivo, trasformando l’Atlantico in un teatro di caccia dove ogni petroliera sanzionata rappresenta un potenziale fronte di scontro tra le grandi potenze mondiali.

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