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Rete Elettrica Mercati Elettrici

I Paesi europei hanno un problema con la capacità della rete elettrica

Un’analisi condotta dal think tank Ember ha svelato che, se gli attuali piani di rete venissero realizzati, 11 Paesi europei su 26 non avrebbero una rete elettrica sufficiente per la prevista espansione di energia eolica e solare

Recentemente le reti elettriche sono salite in cima all’agenda politica. Con l’avanzare della diffusione delle tecnologie pulite, queste si scontrano sempre più con il collo di bottiglia rappresentato da un’insufficiente capacità della rete, che porta a ritardi di connessione, riduzioni e aumento dei costi per i consumatori. Sebbene la sfida generale sia chiara, le cause sottostanti non sono sempre evidenti, in particolare per le reti di trasmissione nazionali, in cui le informazioni accessibili sono scarse.

L’ANALISI DI EMBER SULLE RETI ELETTRICHE EUROPEE

Da una nuova analisi del think tank energetico Ember è emerso che diversi Paesi europei presto potrebbero dover affrontare dei colli di bottiglia nella loro rete elettrica nazionale, poiché verrà generata più energia solare ed eolica di quanto le reti riescano a gestire.

Spagna, Francia e Polonia sono solo alcuni dei Paesi che avranno una rete elettrica che non raggiunge i rispettivi obiettivi politici del 2030 per la capacità eolica e solare. Dei 26 Paesi studiati da Ember nella sua analisi, 11 non avranno capacità sufficiente per la prevista espansione di energia eolica e solare, se gli attuali piani di rete verranno realizzati.

GLI AMBIZIOSI PIANI SULLA RETE ELETTRICA DI CROAZIA, DANIMARCA, FINLANDIA E OLANDA

Questo modello, però, non è valido a livello europeo: diversi piani di rete sono risultati strettamente allineati agli obiettivi di energia rinnovabile, e in quattro Paesi erano ancora più ambiziosi (Croazia, Danimarca, Finlandia e Olanda). Secondo gli autori del rapporto, questi 4 Paesi hanno adottato un “approccio sensato che prepara meglio le reti di trasmissione ad accogliere potenziali futuri miglioramenti nei livelli di ambizione nazionale”.

Secondo gli analisti di Ember, il disallineamento tra i piani di rete e gli obiettivi politici probabilmente è dovuto ad un intervallo di tempo tra la creazione della politica nazionale e lo sviluppo dei piani di rete, e l’attuale mancanza di capacità del piano di rete è dovuta a precedenti obiettivi politici. Per gli autori del rapporto, il deficit di capacità è problematico: “poiché serve molto più tempo per aumentare la capacità della rete rispetto alla realizzazione di progetti eolici e solari, le reti potrebbero non essere pronte a gestire la portata dei futuri aumenti”, e ciò renderà più difficile il raggiungimento degli obiettivi di politica energetica.

RETE ELETTRICA E TRANSIZIONE ENERGETICA

L’analisi di Ember, basata su 35 piani di sviluppo della rete nazionale dei gestori europei dei sistemi di trasmissione (TSO) di elettricità, mostra che gli sviluppi di rete pianificati in un certo numero di Paesi non sono al passo con la realtà della transizione energetica. Ciò comporta il rischio che gli investimenti nella rete siano insufficienti per realizzare gli obiettivi climatici e di sicurezza energetica fissati per il 2030. Secondo il think tank, questo problema dev’essere affrontato con urgenza, soprattutto perché gli sviluppi della rete hanno tempi molto più lunghi rispetto alle tecnologie pulite. Inoltre, non affrontare tempestivamente i problemi relativi alla capacità della rete sarà dispendioso, e costituisce già un costo sostanziale per molti Paesi.

I PIANI DEI TSO

Sono già stati compiuti alcuni passi positivi per affrontare le sfide della rete. I piani dei TSO rivelano una tendenza verso una crescente espansione della rete nel prossimo decennio, insieme a lavori di ristrutturazione e potenziamento. I TSO stanno inoltre dando priorità alle soluzioni non cablate per alleviare urgentemente la congestione della rete. Diversi TSO hanno piani ambiziosi di espansione della rete, dimostrando la fattibilità di un suo rapido sviluppo, se verrà stabilita una priorità politica. Tuttavia, per sfruttare i vantaggi di una rapida transizione dai combustibili fossili, nei prossimi anni in tutta Europa servirà un’azione più coraggiosa sulle reti elettriche.

GLI INVESTIMENTI DI TERNA PER LO SVILUPPO DELLA RETE ITALIANA

Per quanto riguarda la rete elettrica italiana, Terna ha pianificato il più alto investimento di sempre: 15,5 miliardi di euro complessivi, di cui circa 1,1 finanziati tramite contributi pubblici a fondo perduto. Gli investimenti contribuiranno a rafforzare ed espandere la rete di trasmissione, oltre che sviluppare la capacità di interconnessione con l’estero, per garantire sicurezza, resilienza ed efficienza del sistema. Gli investimenti in attività regolate in Italia garantiranno l’aumento di oltre il 30% della capacità interzonale, abiliteranno la connessione delle fonti rinnovabili sulla rete in alta tensione e favoriranno un notevole incremento della capacità reattiva del sistema.

Nel suo Piano Industriale 2024-2028, Terna ha previsto un incremento degli investimenti per lo sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale, che ammontano complessivamente a 10,8 miliardi di euro. Gli interventi prevedono la realizzazione di linee in corrente continua e la costruzione di collegamenti in cavo sottomarino, la risoluzione delle congestioni di rete, l’integrazione delle fonti rinnovabili e il miglioramento della qualità del servizio.

I PRINCIPALI PROGETTI INFRASTRUTTURALI

I progetti infrastrutturali più rilevanti del Piano Industriale 2024-2028 di Terna includono il Tyrrhenian Link, l’elettrodotto sottomarino che collegherà la Sicilia alla Sardegna e alla Campania, contribuendo al migliore utilizzo delle rinnovabili e al phase-out delle centrali a carbone; l’Adriatic Link, il collegamento sottomarino che unirà l’Abruzzo e le Marche, il Sa.Co.I.3 tra Sardegna, Corsica e Penisola italiana, e l’elettrodotto a 380 kV Chiaramonte-Gulfi-Ciminna, in Sicilia. Un ruolo cruciale lo avranno anche le interconnessioni con l’estero: su tutte, l’elettrodotto sottomarino Elmed, che collegherà Italia e Tunisia, favorendo l’ottimizzazione delle risorse tra Europa e Nord Africa.

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