Scenari

I prezzi del gas naturale toccano il fondo in Usa (e non solo)

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La US Energy Information Administration ha previsto che le forniture di gas naturale di produzione nazionale non cominceranno a diminuire fino al 2021

Venerdì scorso i prezzi del gas naturale Usa sono scesi sotto i 2 dollari MMBtu per la prima volta in quasi quattro anni. Solo per fare un esempio con l’Europa, i prezzi del TTF (Title Transfer Facility) il principali mercato di riferimento per lo scambio del gas naturale in Europa con sede nei Paesi Bassi, si aggira sui 10 euro.

IN USA ECCESSO DI OFFERTA

Negli Usa, invece, il mercato del gas soffre di un eccesso di offerta per effetto della produzione shale: tant’è vero che proprio venerdì, i prezzi delle azioni dei principali attori del gas sono entrati in territorio rosso con Range Resources (uno dei principali operatori di shale gas Usa), solo per fare un esempio, in caduta di oltre l’8 percento.

TEMPERATURE TROPPO MITI

“La US Energy Information Administration ha previsto che le forniture di gas naturale di produzione nazionale non cominceranno a diminuire fino al 2021 – ha sottolineato il Financial Times -. Secondo la Eia la produzione dovrebbe aumentare del 3% quest’anno, raggiungendo il nuovo record di 94,7 miliardi di metri cubi al giorno. I trader hanno ammesso, invece, che lo scivolo sotto i 2 dollari per MMBtu al un minimo di 1,83 dollari di lunedì è avvenuto per il fatto che gli Usa stanno sperimentando temperature fuori stagione troppo miti, il che ha ridotto la domanda di gas naturale”.

Insomma, è sempre la stessa storia: la produzione di gas naturale aumenta, come accade da più o meno un decennio a questa parte. Ma mentre finora gran parte della produzione era stata assorbita da nuove centrali elettriche a gas, nuovi impianti petrolchimici o esportata tramite Gnl, attualmente – sempre con una produzione in salita – si registra anche un inverno non particolarmente freddo, con i prezzi che finiscono, inevitabilmente, per scendere in picchiata.

AUMENTA LA PRODUZIONE NEL BACINO PERMIANO

Parte del problema è dato dagli aumenti di produzione nel Permiano che avvengono in totale disprezzo rispetto a qualsiasi segnale di prezzo. Non solo. I produttori della zona sono alla ricerca di petrolio, e ciò sta portando a continui aumenti della produzione di gas associato, nonostante i prezzi siano spesso scambiati a zero o addirittura al di sotto dello zero.

L’IMPATTO SULLE AZIENDE

In questo contesto ne risentono, chiaramente, anche le aziende petrolifere: Chevron ha subito una svalutazione di 11 miliardi di dollari nel quarto trimestre, in gran parte dovuta al risultato delle sue attività shale negli Appalachi. Solo pochi giorni fa, EQT, il più grande produttore di gas nel paese, ha annunciato una svalutazione di 1,8 miliardi di dollari, mentre Moody’s ha declassato il suo rating creditizio a spazzatura. Lo stesso numero uno di EQT Toby Rice aveva dichiarato a dicembre che parte dello sviluppo del settore shale non avrebbe funzionato altrettanto bene con un prezzo del gas a 2,5 dollari. Barriera, ora, superata di gran lunga.

ANCHE IL MERCATO DEL GNL È IN DEPRESSIONE

Il problema dell’eccesso di offerta non è comunque un fenomeno isolato dagli Stati Uniti. Anche il mercato globale del Gnl è sempre più depresso, a causa della domanda più debole del previsto e dell’ondata di nuove capacità di esportazione diventate operative nel corso del 2019.

I prezzi spot per il Gnl in Asia – il JKM – sono scesi sotto i 5 dollari MMBtu, un livello incredibilmente basso per i mesi invernali. E peggio ancora, dal punto di vista degli esportatori, i prezzi potrebbero diminuire ancora. “Si prevede che JKM scenderà vicino ai 3 dollari a MMBtu nei prossimi mesi, il che lascerebbe il potenziale per valutazioni inferiori a 3 dollari MMBtu in determinati giorni questa estate”, secondo S&P Global Platts Analytics.

PESA ANCHE IL RALLENTAMENTO DELLA CINA

Tutto gira attorno alla capacità globale di Gnl in continua ascesa e nell’idea che la Cina continuerà a divorare fino all’ultimo carico. In realtà Pechino ha rallentato il suo tasso di crescita economica e al tempo stesso dovrebbe aumentare i volumi di import dal gasdotto Power of Siberia appena avviato dalla Russia.

IL CICLO DI MERCATO DEL GNL È PIU’ LENTO NELL’ADATTARSI

A ciò bisogna aggiungere la lentezza con cui si aggiornano i cicli per il mercato del gas liquefatto: l’attuale ondata di terminal per l’export entrati in funzione nel 2019 è il risultato degli investimenti effettuati all’inizio del decennio, che a sua volta sono stati innescati da una crescita di prezzi molto elevata. Il che fa capire come l’offerta di Gnl non possa reagire a oscillazioni nel breve termine. Lo stesso si può dire anche della domanda: molte spedizioni sono isolate dalle oscillazioni del mercato perché sono basate su contratti a lungo termine con prezzi fissi, spesso legati al prezzo del greggio. Ciò significa che i prezzi spot bassi potrebbero non portare a una correzione del mercato. S&P afferma che il mercato spot rappresenta solo un quarto circa del mercato totale. In altre parole, per gli acquirenti non è altrettanto facile ottenere Gnl a buon mercato perché sono bloccati in impegni contrattuali già sottoscritti. E questo potrebbe prolungare la recessione del settore per tempi ancora più lunghi.

PREZZI TROPPO BASSI, SI RISCHIA UNA FORTE PRESSIONE FINANZIARIA

S&P ha affermato che i prezzi JKM al di sotto di 3 dollari per MMBtu eserciteranno una forte pressione finanziaria sugli esportatori esposti ai prezzi spot. La liquefazione del gas e la spedizione in tutto il mondo non funzionano a un livello così basso. “Ciò significa anche che i perforatori di shale gas statunitensi, che già si affidano a un modello di business discutibile, potrebbero non essere in grado di dipendere dal dumping delle forniture in eccesso sul mercato globale. Sono già stati circa 200 i fallimenti nel settore petrolifero e del gas nordamericano dal 2015. Tale cifra è destinata a salire quest’anno”, avverte Oilprice.com.