La Commissione europea approva la riforma francese per l’idroelettrico: addio alle concessioni e alle gare, nasce un nuovo sistema di autorizzazioni
Dopo oltre dieci anni di scontro, Bruxelles e Parigi hanno trovato un compromesso che potrebbe cambiare le regole del gioco sull’idroelettrico. La Commissione europea ha dato il via libera alla riforma che porrà fine al sistema delle concessioni, che lascerà il posto al regime di autorizzazione per lo sfruttamento dell’energia idroelettrica. Una rivoluzione che limiterà lo strapotere di EDF, che controlla circa il 90% della capacità idroelettrica in concessione nel Paese.
L’ACCORDO SULL’IDROELETTRICO TRA UE E FRANCIA
Dopo più di un decennio la Commissione Ue e la Francia hanno sotterrato l’ascia di guerra sull’idroelettrico. Infatti, Bruxelles e Parigi hanno trovato un accordo che si fonda su tre pilastri. Il primo è la fine del sistema delle concessioni. Questo significa che lo Stato francese non bandirà nuove gare alla scadenza delle concessioni. Al contrario, gli impianti potranno continuare a essere gestiti dagli operatori esistenti secondo un nuovo quadro autorizzativo.
L’accordo tra Bruxelles e Parigi prevede alcune eccezioni (ad esempio per la Compagnie Nationale du Rhône), che saranno disciplinate separatamente. Per compensare la perdita dei diritti concessori, lo Stato francese prevedrà un meccanismo di compensazione economica nei confronti dei concessionari. L’obiettivo è evitare contenziosi e garantire continuità gestionale.
IDROELETTRICO, IL COMPROMESSO DI EDF
Il detentore del 90% delle autorizzazioni idroelettriche francesi, EDF, continuerà a gestire gli impianti. Tuttavia, dovrà mettere sul mercato 6 GW di capacità virtuale per aumentare la concorrenza. Una soluzione assimilabile ai “virtual power plants” che evita al gestore di dover vendere dighe o impianti.
L’assegnazione della capacità virtuale idroelettrica avverrà tramite aste competitive organizzate dalla Commission de Régulation de l’Énergie (CRE).
PERCHE’ LE CONCESSIONI FRANCESI ERANO FERME
Il braccio di ferro tra la Commissione Ue e la Francia sulle concessioni idroelettriche è nato più di dieci anni fa. Bruxelles contestava a Parigi il mancato rinnovo tramite gare pubbliche delle concessioni idroelettriche scadute e la posizione di dominanza di Edf, detentore di circa il 90% dei lotti.
Lo stallo sull’oro blu francese ha congelato molti investimenti negli impianti. Secondo il governo francese e Edf, l’accordo dovrebbe sbloccare un importante piano industriale, che sulla carta prevede circa 4,5 miliardi di euro di investimenti iniziali, un incremento di circa 4 GW della capacità installata e lo sviluppo soprattutto degli impianti di pompaggio (pumped storage), fondamentali per integrare le energie rinnovabili.
L’ITALIA E’ ALLA FINESTRA
L’Italia è alla finestra. Infatti, anche per il nostro Paese il tema delle gare per le concessioni è oggetto di un lungo confronto con Bruxelles. Diversi operatori italiani (come utility e associazioni di settore) hanno indicato il modello francese come un possibile riferimento perché consentirebbe di evitare gare generalizzate e mantenere la continuità gestionale. Gli operatori propongono di subordinare il rinnovo a nuovi investimenti e strumenti come la cessione di capacità virtuale. Un compromesso che soddisferebbe le richieste europee in materia di concorrenza.
Tuttavia, alcuni analisti sottolineano che la soluzione francese non sarebbe automaticamente replicabile in Italia, perché il contesto normativo è diverso: in Italia le gare per le concessioni sono strettamente collegate agli impegni assunti con il PNRR e alla disciplina nazionale sulla concorrenza.


