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Rinnovabili

Il governo fa marcia indietro sulla tassa sulle rinnovabili

Oltre allo stop al contributo per gli impianti rinnovabili, si è deciso di bloccare anche gli emendamenti, sostenuti da Italia Viva e dal Gruppo Misto, che spingevano per il rinnovo automatico delle concessioni idroelettriche

Niente tassa sulle rinnovabili. Spinto un po’ da tutti i gruppi politici, il governo ha deciso di annullare il previsto contributo annuo per i titolari di impianti rinnovabili di potenza superiore ai 20 kilowatt studiato per finanziare il fondo, da dividere tra le Regioni, per adottare misure di decarbonizzazione. La tassa sulle rinnovabili sin da subito aveva scatenato le proteste degli operatori.

COSA PREVEDEVA LA TASSA SULLE RINNOVABILI

I titolari di impianti green sopra i 20 kW, che abbiano acquisito il titolo per la costruzione degli stessi tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2030, avrebbero dovuto versare il contributo al GSE per i primi tre anni dalla data di entrata in esercizio.

Sulla marcia indietro dell’esecutivo sono sorte polemiche tra i partiti politici su chi dovesse prendersi il merito, dalla Lega al M5S e al PD.

IL COMMENTO DEL PD: “MODIFICA È STATA OTTENUTA GRAZIE AL NOSTRO IMPEGNO”

“Sull’abolizione della tassa ambientale da maggioranza solo lacrime di coccodrillo: la norma è stata presentata dal governo ed è uscita all’unanimità da Palazzo Chigi su proposta del ministro Pichetto Fratin. Ridicola la corsa di Fratelli d’Italia, Lega e tutta la maggioranza a piantare bandierine su una modifica sacrosanta ottenuta grazie all’impegno del Partito Democratico”. Così una nota del gruppo parlamentare del Pd alla Camera, che critica il dietrofront sul Decreto Energia e la cancellazione della tassa di 10 euro per kilowattora per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di potenza superiore a 20 kw.

Oltre allo stop al contributo per gli impianti green, si è deciso di bloccare anche gli emendamenti, sostenuti da Italia Viva e dal Gruppo Misto, che spingevano per il rinnovo automatico delle concessioni idroelettriche. Un passaggio quasi obbligato, scrive il Sole 24 Ore, dopo che la maggioranza aveva ritirato i suoi correttivi, allineandosi alla linea del governo per tutelare la quinta rata del PNRR.

ALLEANZA PER IL FOTOVOLTAICO: “INVERSIONE DI ROTTA FONDAMENTALE”

Alleanza per il Fotovoltaico esprime “soddisfazione per la modifica al Dl Energia, che ha consentito di cancellare la tassa pari a 10 euro a kw che sarebbe andata a gravare sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di potenza superiore a 20kw. Si tratta di un’inversione di rotta fondamentale, coerente con gli impegni assunti dal governo di triplicare la quantità di energia proveniente da rinnovabili entro il 2030. La nuova tassa avrebbe, invece, generato l’effetto opposto, allontanando l’Italia dal raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica del PNIEC e del PNRR, e fatto lievitare il costo dell’energia. Allo stesso tempo si sarebbe configurato un arretramento nella creazione di nuovi posti di lavoro e un indebolimento del Paese sotto il profilo dell’attrattività di investimenti. Quello di oggi è un ottimo segnale per l’Italia, in linea con il necessario e progressivo processo di decarbonizzazione che occorre garantire senza esitazioni”.

ANIE  CONFINDUSTRIA: “ONERE AVREBBE AVUTO IMPATTO NEGATIVO SU INDUSTRIA NAZIONALE”

In merito alle modifiche al DL Energia, Anie Confindustria accoglie con favore lo stop al contributo annuo da 10 euro/kW posto a carico dei titolari di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di potenza superiore a 20 kW. La federazione aveva già evidenziato dallo scorso novembre gli impatti negativi che un tale provvedimento avrebbe avuto sulla sostenibilità finanziaria degli investimenti in nuovi impianti e quindi su cittadini ed imprese.
L’emendamento, fortemente voluto da Anie – che ha lavorato in sinergia con i relatori del provvedimento, i deputati della Commissione Ambiente e delle Attività Produttive della Camera ed il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – è finalizzato a mitigare l’impatto sul mercato di tale disposizione.
Positivo anche il parere sulla riformulazione dell’art. 9, che permette una simmetria informativa a tutti gli stakeholder tramite il nuovo portale di Terna sulla programmazione efficiente delle infrastrutture della rete elettrica di trasmissione nazionale, in coordinamento con lo sviluppo degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e dei sistemi di accumulo di energia.
“Esprimiamo soddisfazione – ha dichiarato Filippo Girardi, presidente di ANIE Confindustria – per la riformulazione dell’art.4 del decreto, che elimina un onere che avrebbe avuto un impatto negativo sull’intera industria nazionale, oltre che sulle imprese del settore energetico. Il testo integrale del provvedimento – prosegue Girardi – dovrebbe aiutare l’Italia nel lungo percorso di avvicinamento ai target di decarbonizzazione contenuti nella nuova bozza del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Sullo sviluppo delle fonti rinnovabili nel nostro Paese permangono tuttavia difficoltà nello sblocco degli iter autorizzativi e nell’attuazione dei provvedimenti attuativi per la finalizzazione degli investimenti”.

ITALIA SOLARE: “RISULTATO IMPORTANTE PER OPERATORI DEL SETTORE”

“Un risultato molto importante per tutti gli operatori del settore. Il provvedimento era evidentemente un controsenso: tassare le rinnovabili per incentivare i territori a ospitare le rinnovabili è chiaramente un assurdo concettuale che avrebbe anche minato in modo importante lo sviluppo di nuove realizzazioni, minacciando così il raggiungimento degli obiettivi del PNIEC. Italia Solare si è opposta con decisione al provvedimento negli incontri personali con i vari parlamentari, in occasione dell’audizione sulla legge che includeva l’assurda norma, promuovendo emendamenti, tramite segnalazioni dirette al Mase, in occasione di incontri pubblici”. Questo il commento di Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare, che ha aggiunto: “tale tassa – perché di tassa si trattava – avrebbe dovuto alimentare un fondo di compensazione e di riequilibrio ambientale e territoriale le cui risorse avrebbero dovuto incentivare le regioni e le province a ospitare gli impianti rinnovabili e si andava a sovrapporre con quella già presente a livello comunale. Associazioni e imprese si sono mosse in modo compatto per contrastare il provvedimento”.

LE ALTRE MODIFICHE AL DL ENERGIA

Tra le principali modifiche approvate ieri durante il voto del Dl Energia delle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera si registrano novità sul funzionamento delle gare per l’affidamento del servizio di distribuzione gas, sul Fondo per il servizio di rigassificazione e sulla possibilità di produrre energia elettrica nelle aree termali sfruttando l’energia geotermica.

Per oggi è previsto l’esame finale del provvedimento, che poi passerà prima in Commissione Bilancio e poi in Aula, con l’obiettivo di chiudere in Senato entro il 7 febbraio (ultimo giorno utile per la conversione in legge). L’esame del testo era iniziato la scorsa settimana, con alcune correzioni di carattere tecnico ai primi due articoli, quelli dedicati alla produzione di energia e gas a prezzi calmierati per le imprese energivore (electricity e gas release)”.

LE NOVITA’ PER GLI IMPIANTI TERMOELETTRICI

Tra le riformulazioni depositate ieri e approvate dalle Commissioni, figurano poi la proroga al 31 dicembre 2027 (e non più dal 2028) del limite per l’entrata in esercizio degli impianti termoelettrici ammessi a beneficiare degli incentivi previsti dal decreto del 2016, firmato dall’allora ministero dello Sviluppo Economico, e anche l’intervento sul nodo della domiciliazione bancaria delle bollette in vista della fine della maggior tutela nell’elettrico e del passaggio, per chi non è migrato sul mercato libero, al servizio a tutele graduali. Per assicurare il rinnovo dell’autorizzazione all’addebito, gli esercenti il servizio a maggior tutela dovranno fornire qualsiasi informazione necessaria per procedere al pagamento diretto sul conto o sullo strumento di pagamento individuato dal cliente.

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