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Il Medio Oriente mette la freccia ed è pronta al sorpasso della Russia sul gas

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Il gigante russo Gazprom ha visto la più alta crescita della produzione negli ultimi cinque anni, seguita dai produttori di shale gas degli Stati Uniti e in Cina, mentre BP domina tra le major

Il Medio Oriente sta viaggiando nella seconda metà del 2019 con una spettacolare produzione di gas, e si prevede che possa superare la Russia entro la fine dell’anno. Secondo Rystad Energy, la regione mediorientale produrrà oltre 730 miliardi di metri cubi di gas entro il 2020, per arrivare a circa 920 miliardi di metri cubi entro il 2030.

RAPIDA CRESCITA DELLA DOMANDA INTERNA POTREBBE ASSORBIRE PRODUZIONE

Tuttavia, avverte Rystad Energy, “i mercati internazionali potrebbero non risentirne appieno gli effetti, poiché si prevede anche una rapida crescita della domanda nella regione. L’Iran e l’Arabia Saudita da sole potrebbero assorbire oltre il 50% della produzione della regione entro il 2030”. Il Qatar, inoltre, “rimarrà il più grande esportatore di gas della regione e vedrà un aumento delle esportazioni di Gnl man mano che il progetto North Field si realizzerà. Anche le esportazioni da Israele dovrebbero crescere rapidamente, il che potrebbe andare principalmente a beneficio del mercato europeo”.

gazpromL’ANALISI DELL’OXFORD INSTITUTE OF ENERGY STUDIES

La crescita della produzione di gas della regione dipenderà anche da una serie di fattori incerti, per lo più politici, secondo un nuovo libro pubblicato dall‘Oxford Institute of Energy Studies, a cura di Jonathan Stern. Questi includono la volontà dei governi di premiare la produzione da giacimenti tight o sour e la misura con cui il gas può sostituire il petrolio per liberare il greggio per l’esportazione. Parlando del futuro degli otto paesi dell’area – Qatar, Iran, Oman, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e Bahrain – il rapporto evidenzia che tre di essi si affideranno al gas per raggiungere i loro contributi determinati a livello nazionale nell’ambito dell’accordo di Parigi COP 21. Nel complesso, però, “questi otto paesi hanno prodotto 795,18 miliardi di m³ nel 2017, secondo Cedigaz, di cui 67,28 miliardi di m³ sono stati reiniettati e circa 100 miliardi di m³ sono stati bruciati o persi nei gasdotti, lasciando la produzione commercializzata a 624,4 miliardi di m³”.

GAZPROM SEMPRE PRIMA PER CRESCITA DELLA PRODUZIONE DI GAS NEGLI ULTIMI 5 ANNI

Malgrado ciò, ha evidenziato ancora Rystad Energy, “il gigante russo Gazprom ha visto la più alta crescita della produzione negli ultimi cinque anni, seguita dai produttori di shale gas degli Stati Uniti e della Cina, mentre BP domina tra le major”. E in questo senso “le risorse onshore, siano esse convenzionali o non convenzionali, sono un importante motore di crescita”. Rystad Energy ha infatti analizzato anche la produzione di tutte le aziende globali di E&P e le ha classificate in base alla loro crescita produttiva dal 2014 al 2018. “Gazprom, chiaramente leader nella crescita della produzione, è l’unica azienda con un incremento totale di oltre 1 milione di barili di petrolio equivalente al giorno (boepd) negli ultimi cinque anni. La crescita proviene principalmente da attività convenzionali, e il gas è il fattore chiave di questo spettacolare sviluppo”, afferma Espen Erlingsen, responsabile della ricerca upstream di Rystad Energy.

SEGUONO PETROCHINA ED EQT

Seconda classificata è PetroChina, con una crescita totale di circa 730.000 boepd, trainata anche dalla produzione convenzionale di gas onshore e da sprazzi di shale gas. La terza azienda a salire sul podio è EQT, il più grande produttore di gas naturale negli Stati Uniti, con una crescita di quasi 600.000 boepd, pari al +340% negli ultimi cinque anni. “Dietro i colossi di stato russi e cinesi, le major e le società di shale sono alcune delle società in più rapida crescita negli ultimi cinque anni. Rystad Energy si aspetta che questo aumento della produzione tra le major e le aziende di shale continui”, ha detto Erlingsen.

BP PRIMA TRA LE MAJOR

Fra le major occidentali private, BP ha registrato “il più grande aumento di produzione dal 2014, con una produzione totale che si è sviluppata per quasi 500.000 boepd durante gli ultimi cinque anni. Gran parte dell’aumento della produzione – ha spiegato Rystad Energy – può essere accreditato alle operazioni dell’azienda in Medio Oriente, con significative aggiunte di produzione dal campo di Rumaila in Iraq, e in Nord America, dove lo shale e le acque profonde degli Stati Uniti stanno guidando la maggior parte dei cambiamenti. Cinque delle maggiori società – BP, Shell, Shell, Total, Chevron ed Eni – sono entrate nella lista di Rystad Energy tra le 15 società di E&P in più rapida crescita. Assenti dalla lista sono ExxonMobil e ConocoPhillips. “La produzione è forte non solo tra le major, ma anche tra le cinque società che si concentrano principalmente sugli scisti bituminosi americani e sul tight oil: EQT, Antero, EOG, Ascent Resources e Range Resources”, ha concluso Rystad energy.