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Eni

In arrivo nuove nomine delle partecipate. Chi va verso la conferma e chi no

Tornata di nomine in primavera per i vertici di Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna, Snam e altre società partecipate. In ballo una quarantina di posti tra ad, presidenti e consiglieri. La linea è per riconfermare tutti gli Ad dei colossi scelti tre anni fa

La prossima primavera porterà una nuova tornata di nomine ai vertici delle principali società partecipate. Le conferme sarebbero molte, secondo il Fatto Quotidiano. Descalzi rimarrebbe in Eni fino al 2029 per un quinto mandato. Sono previste riconferme anche per Flavio Cattaneo in Enel, Roberto Cingolani in Leonardo e Matteo Del Fante in Poste. La poltrona più a rischio sarebbe quella di Giuseppina Di Foggia in Terna.

DESCALZI AD PIÙ LONGEVO DI ENI

Milanese, classe 1955, Claudio Descalzi si laurea in Fisica nel 1979 ed entra in azienda 45 anni fa, nel 1981. A maggio 2014 sostituì Paolo Scaroni, che era Ad di Eni dal 2005. Fu Matteo Renzi, l’allora premier del Pd a nominarlo amministratore delegato 12 anni fa. Da allora non c’è stato un governo che non lo abbia confermato: Gentiloni, Conte-2 e Meloni.

IL PESO GEOPOLITICO DI ENI

Come riporta Il Fatto Quotidiano, il peso geopolitico di Eni è il vero asset di Descalzi. Ha portato prima Eni e poi l’Italia dalla Russia all’Africa, transizione accelerata dall’invasione russa dell’Ucraina e dagli interessi americani nel Gnl. È stato lui a trattare poi per conto di Draghi e Meloni gli accordi che hanno consentito all’Italia di ridurre la dipendenza dal metano di Mosca ed è lui a detenere le chiavi del “Piano Mattei”. Il suo peso politico è al pari di un ministro degli Esteri: basti citare il suo ultimo invito al tavolo dei petrolieri che discutevano del Venezuela alla Casa Bianca. Anche se l’idea di fare dell’Italia l’hub del gas africano, anche se è piaciuta molto a Meloni, è priva di contenuti. Temi che  interessano poco ai governi che hanno fatto di Descalzi l’Ad più longevo dell’Eni. Anche perché pur bravo che sia, un manager di così lunga durata può arrecare più danni che benefici a un’organizzazione così complessa in termini di capacità di innovazione.

ENI: MALE LE RINNOVABILI

Eni è profittevole nonostante sia l’unico grande gruppo del settore ad aver perso valore in Borsa dal 2012. La produzione rimane sui livelli degli ultimi anni (1,71 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno la stima 2025) e si moltiplicano gli accordi per investimenti in giro per il mondo, ma il gruppo resta posizionato male nel settore rinnovabili.  Interessante è la partecipazione di Eni nella società col Massachusetts Institute of Technology che punta a costruire un prototipo industriale di centrale a fusione nucleare nel prossimo decennio: per la portata tecnologica della possibile innovazione e perché testimonia gli ottimi rapporti a Washington di Eni e del suo management.

LE ALTRE PARTECIPATE

La linea del governo è per riconfermare tutti gli Ad dei colossi scelti tre anni fa: Flavio Cattaneo in Enel, Claudio Descalzi in Eni, Roberto Cingolani in Leonardo, l’ex Finmeccanica e Matteo Del Fante in Poste. A rischiare è solo Giuseppina Di Foggia in Terna, la società della rete elettrica. Scelta nel 2023 pare su indicazione del braccio destro di Meloni, Giovanbattista Fazzolari. Se saltasse, un possibile pretendente è Giuseppe Lasco, ammesso che la premier accetti di rinunciare al principio di nominare almeno una donna manager. L’unica possibilità di scombinare questo schema, la cacciata di Philippe Donnet da Generali che avrebbe lasciato vacante una poltrona di grandissimo rilievo, è rinviata al 2027 a causa dell’inchiesta milanese sulla scalata del Montepaschi a Mediobanca che per ora blocca le mani agli scalatori, Francesco Milleri di Delfin e Franco Caltagirone.

DILEMMA SCARONI

La battaglia si sposterà sui presidenti delle partecipate. Quasi tutti verranno cambiati, da Giuseppe Zafarana in Eni a Stefano Pontecorvo in Leonardo. E poi c’è il dilemma Enel. Tre anni fa Silvio Berlusconi voleva Scaroni in Leonardo ma la premier cedette solo per il colosso elettrico. La conseguenza fu che Forza Italia ottenne di fatto solo quella casella. Oggi tocca a Tajani decidere se fare il bis o sacrificarlo per ottenere più caselle.

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