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Ecco quanto incassa lo Stato dalle accise su bollette e carburanti

Carburanti e bollette alimentano ogni anno le casse pubbliche per decine di miliardi di euro. Ecco quanto incassa lo stato dalle accise, da dove arrivano e dove finiscono

I carburanti e le bollette sono diventati il bancomat dei conti pubblici italiani. Ogni rifornimento di benzina e diesel, ogni kW di elettricità consumata porta con sé una quota destinata alle casse dello Stato. E, sommando accise e altre imposte sui consumi energetici, il conto annuale supera le diverse decine di miliardi di euro. Una cifra enorme, che rende carburanti ed energia una delle fonti strutturali di gettito della fiscalità italiana. Ecco quanto incassa lo Stato dalle accise di bollette e carburanti.

QUALI ACCISE PAGHIAMO SU DIESEL E BENZINA

Si tramanda ancora il mito che narra che le accise sulla benzina siano ancora la somma di addizionali nate per finanziare singole emergenze storiche del secolo scorso: la guerra d’Etiopia del 1935, il disastro del Vajont del 1963, l’alluvione di Firenze del 1966 o il terremoto dell’Irpinia del 1980. Un racconto ormai superato dai fatti. Infatti, il Decreto Legislativo 504 del 1995 (il Testo Unico delle Accise) ha unificato le vecchie imposte di scopo in un’unica aliquota indistinta che affluisce direttamente al Bilancio Generale dello Stato.

L’impatto sul prezzo dei carburanti alla pompa è immediato. Infatti, sul costo di ogni litro di benzina gravano circa 0,728 euro di accisa fissa, mentre sul gasolio da autotrazione il prelievo si attesta a circa 0,617 euro al litro.

IVA E ACCISE SU LUCE E GAS

A questo si aggiunge la struttura d’imposta per l’energia elettrica domestica, dove per le abitazioni di residenza anagrafica (con potenza fino a 3 kW) resiste una franchigia con esenzione totale sui primi 150 kWh al mese (pari a 1.800 kWh all’anno), superati i quali l’aliquota si applica in modo uniforme (mentre per le seconde case il prelievo scatta fin dal primo kilowattora). Sul gas naturale, invece, il prelievo cresce in modo progressivo all’aumentare dei volumi annui consumati, affiancato dall’addizionale regionale.

A moltiplicare la pressione fiscale interviene poi il meccanismo dell’IVA — applicata al 22% sui carburanti e al 10% sui consumi elettrici e sul gas per usi domestici standard. L’imposta sul valore aggiunto non si calcola soltanto sul costo della materia prima o sul servizio di trasporto, ma viene applicata sul totale lordo della bolletta o del prezzo al litro, inclusa l’accisa stessa. Una vera e propria “tassa sulla tassa” che ad ogni fiammata dei mercati internazionali amplifica l’effetto rincaro per il consumatore finale.

QUANTO INCASSA COMPLESSIVAMENTE LO STATO DALLE ACCISE

Un gettito imponente che ogni anno garantisce alle casse erariali tra i 25 e i 27 miliardi di euro drenati dai soli carburanti per la trazione, a cui si aggiungono oltre 4-5 miliardi di euro provenienti dalle fatture di gas ed elettricità. In totale, si tratta di una massa finanziaria che supera regolarmente i 30 miliardi di euro all’anno: una garanzia di liquidità immediata a cui nessun governo, al di là dei proclami da campagna elettorale, ha mai potuto rinunciare.

DOVE FINISCONO I FONDI DELLE ACCISE?

Svanito ogni vincolo di destinazione per le vecchie emergenze storiche, dove vanno a finire questi oltre 30 miliardi di euro? Le risorse confluiscono nella fiscalità generale e servono a coprire i capitoli essenziali della spesa pubblica: dal finanziamento della sanità pubblica e dell’istruzione, fino alla previdenza sociale e alla copertura degli interessi sul debito nazionale, passando per la difesa.

Ciclicamente negli anni è tornata, inascoltata, la domanda: è possibile riordinare le accise senza mandare in corto circuito i saldi di bilancio? Finché non si individuerà una fonte di entrata strutturale che assicuri 30 miliardi di euro, no.

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