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EX ILVA, MANIFESTAZIONE DI PROTESTA A TARANTO PER IL RISCHIO DI CHIUSURA

Intesa Ilva-Flacks Group appesa a un filo. Debito e ambiente le criticità sul rilancio

Ennesimo incidente mortale all’ex Ilva. Un declino irreversibile che riguarda gli impianti. Il fondo Usa potrebbe abbandonare la trattativa

Che Flacks rimanga o meno anche la decisione del Tribunale di Milano affossa il rilancio dello stabilimento. Le criticità che incombono sono i dieci miliardi di debiti e il nodo ambiente. Giovedì l’incontro tra sindacati e governo.

INCIDENTE MORTALE

L’incidente mortale di ieri dell’operaio 36enne Loris Costantino, dipendente della ditta Gea power caduto da un’altezza di 18 metri mentre effettuava operazioni di pulizia di un nastro trasportatore è  l’ultimo di una lunga serie. Lo scorso gennaio un altro operaio 46enne, Claudio Salamida perse la vita in un incidente dalla dinamica uguale. Dal 2003, negli ultimi 23 anni, il bilancio di operai morti sul lavoro all’Ilva di Taranto è pesante: 24. Questo dimostra l’ulteriore certificazione di un declino irreversibile: gli impianti dell’ex Ilva sono a fine ciclo.

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI MILANO

Come riporta Repubblica il decreto con cui il tribunale di Milano, la settimana scorsa, ha imposto prescrizioni per la tutela della salute e dell’ambiente, (pena lo spegnimento dell’area a caldo dal 24 agosto) mette a rischio la prosecuzione dell’attività e la trattativa per la cessione. Il provvedimento dei giudici, che hanno accolto le istanze presentate da undici componenti dell’associazione “Genitori tarantini”, sarà impugnato e prevede di adottare in sei mesi misure che nell’Aia del 2025 erano state spalmate in 12 anni. Alcuni esperti del settore azzardano costi superiori al miliardo: 4,59 miliardi di euro.  Si tratterebbe di interventi che consentirebbero di adeguare l’Aia alle norme in materia ambientale e sanitaria previste per la produzione di acciaio con il ciclo integrale a carbone, destinato a uscire di scena in tre-quattro anni, al termine del processo di decarbonizzazione.

C’è la consapevolezza che incideranno sulla continuità operativa, sulla sostenibilità dell’attività, sulle assunzioni previste nel piano industriale aggiornato e sulla struttura, la tempistica e l’allocazione dei rischi dell’operazione. Esiste il rischio che Flacks Group, che aveva anche chiesto uno scudo penale, possa rinunciare all’acquisto. Lo stesso ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha chiarito che se dovesse saltare la trattativa verrebbe meno anche il prestito ponte di 390 milioni autorizzato dalla Commissione europea.

FLACKS TENTENNA

Per ora la decisione del tribunale di Milano ha fatto chiedere a Flacks uno scudo penale ulteriore rispetto a quello cancellato dal governo Cinque Stelle-Lega guidato da Giuseppe Conte e ripristinato dal governo di Giorgia Meloni, contribuendo a chiarire la gracilità dell’investitore Flacks. Il gruppo ha fatto sapere che intende proseguire il confronto anche se le prescrizioni dei giudici sull’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) avranno comunque un peso determinante.

La società con sede a Miami vuole valutare i costi delle singole misure ma c’è la consapevolezza che incideranno sulla continuità operativa, sulla sostenibilità dell’attività, sulle assunzioni. Esiste il rischio che Flacks Group possa rinunciare all’acquisto. Lo stesso ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha chiarito che se dovesse saltare la trattativa verrebbe meno anche il prestito ponte di 390 milioni autorizzato dalla Commissione europea.

INCONTRO CON I SINDACATI

Il governo, cui spetterà l’ultima parola, potrebbe trovarsi a un bivio. Qualche elemento in più si potrà ricavare giovedì, quando il governo ha convocato i sindacati a Palazzo Chigi. Potrebbe provare comunque a non far cessare in anticipo il ciclo a carbone, pur con tutte le criticità legate a impianti ormai decotti. Dall’altro, potrebbe procedere allo spegnimento degli altiforni – soluzione che a Taranto invocano in tanti – concentrandosi sulla costruzione dei forni elettrici.

Quest’ultima ipotesi prevederebbe la cig a zero ore per tutti gli addetti e per tre-quattro anni. Il tempo necessario alla ripartenza. Uno scenario che i sindacati respingono con decisione, ma che allo stato non può essere escluso. Nel giorno della seconda morte di un lavoratore in poco tempo, il governo Meloni deve scegliere. Che cosa, con chi, con quale veicolo, in che tempi. Spetta alla politica definire se insistere sull’attuale mix produttivo altoforno-forni elettrici, se fare ripartire tutto da zero o se pensare a una soluzione minima soltanto fondata sui forni elettrici.

DIECI MILIARDI DI DEBITI: CHI LI PAGA?

Che Flacks rimanga o abbandoni il campo, ci sono nodi strutturali che – nella tempesta perfetta delle sentenze dei tribunali e delle morti sul lavoro – rimangono. Ilva in amministrazione straordinaria ha in pancia debiti per sei miliardi di euro, che in parte attengono al Mef e al ministero dell’Ambiente: prestiti erogati dal Mef e sanzioni e i risarcimenti in capo al ministero dell’Ambiente per i danni ambientali pregressi. Se Flacks si chiama fuori o se prosegue e poi non si dimostra in grado di gestire l’ex Ilva, questo buco andrà direttamente sul debito pubblico italiano. Sei miliardi di euro più quattro miliardi e mezzo di euro: oltre dieci miliardi di euro di debiti complessivi.

IL NODO AMBIENTALE

Il secondo problema è ambientale. Senza un’impresa, chi eseguirà e chi pagherà i lavori di bonifica nel perimetro interno all’impresa stessa? Se Flacks ora scompare o se Flacks rimane ma non si dimostra in grado di gestire una operazione tanto complessa, si profilano due bombe. La prima esplode subito. La seconda lo farà in futuro. La prima è la cancellazione della ambientalizzazione fatta negli ultimi sette anni da chi si è succeduto a Taranto.  La seconda bomba ambientale esplode in futuro. Ci sono le falde e le cave interne al perimetro dell’impresa che vanno sondate e bonificate. Ilva in amministrazione straordinaria nel 2025 ha eseguito il monitoraggio ambientale della falda su nove aree (Due Mari, Cementir, Nuove Vasche, Ex Discarica Nord Ovest, Leucaspide, Land A, Land D1, Collinette Ecologiche, Pozzo 25). Quest’anno dovrebbe proseguire la messa in sicurezza della falda dell’area ex Cava Cementir.

 

 

 

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